Politica

Cronache dai Palazzi

Il punto critico è l’articolo 11 della Costituzione. Nello statuto di Board of Peace di Trump “ci sono elementi che non ci consentono sicuramente di firmare domani, ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto”, ha sottolineato la premier Giorgia Meloni. L’articolo 11 della Carta rappresenta un freno costituzionale prevedendo che il nostro Paese possa aderire a organismi internazionali cedendo “pezzi di sovranità” ma “a condizione di reciprocità” che sembrano non comparire nello statuto del Board per Gaza, sul quale anche la Germania appare orientata per il no. L’Italia sta lavorando per una posizione europea comune anche per quanto riguarda la Groenlandia escludendo un’eventuale intenzione di invasione da parte degli Usa e premendo sulla necessità di non mettere a rischio l’asse atlantico tra Europa e Stati Uniti, bensì “va rispristinata la comunicazione”. L’obiettivo finale è garantire “sicurezza” all’isola artica di fronte alla pressione delle diverse potenze straniere. I dazi non sarebbero la strada giusta da perseguire. Il governo italiano sostiene la strada del “dialogo”, metaforicamente Palazzo Chigi potrebbe configurarsi come “ponte” tra Ue e Usa.

Nello stesso tempo “l’azione dell’Italia è imprescindibile dall’Ue” che ha “un ruolo centrale”, come ha a sua volta ribadito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella mettendo in guardia dai rischi che si possono correre se non si rispettando le regole che il mondo ha instaurato, i principi del diritto internazionale. Un patrimonio che va tutelato e difeso. Occorre rispettare gli organismi internazionali e non permettere che la democrazia venga meno. Nonostante le “tante contraddizioni, lacune e difetti”, organismi come l’Onu e la Nato hanno segnato un “percorso” che “ha fatto avanzare la comunità internazionale sul piano della civiltà e sul piano positivo di regole condivise”. Tale patrimonio va tutelato e difeso altrimenti subentra il rischio che il mondo sprofondi nel baratro: “Si tratta di evitare che questo percorso subisca una repentina drammatica inversione verso la barbarie nella vita internazionale”, ammonisce il Capo dello Stato.

Senza citare l’articolo 11 della Carta costituzionale il presidente Mattarella, ricevendo un gruppo di giovani diplomatici al Quirinale, sottolinea che “essere in diplomazia significa essere al servizio della nostra Costituzione” e ovviamente dei valori che porta con sé: pace, cooperazione, tutela dei diritti e della dignità dell’uomo.

Il Capo dello Stato esorta i giovani diplomatici che iniziano il loro percorso in un’epoca di forti contrapposizioni, e avendo di fronte “un contesto internazionale particolarmente difficile”, ad avere “il coraggio di difendere posizioni di civiltà che il nostro Paese interpreta, anche contro ostinazioni o posizioni difformi”. Il dialogo con gli altri Paesi è uno “strumento indispensabile” e la diplomazia italiana ne è custode e portatrice, prestigiosa, rispettata e apprezzata in ambito internazionale, la nostra diplomazia fonda il proprio operato sulla “ostinata ricerca di soluzioni condivise”. Occorre inoltre ribadire il “ruolo centrale” che l’Unione europea ha per il nostro Paese: L’azione dell’Italia è inscindibile da quella dell’Unione e tutelarne coesione, prestigio, forza, efficacia di posizioni è, in realtà, un’altra forma di tutela del nostro protagonismo, del nostro interesse nazionale”. Difendere il dialogo in un’epoca di forti contrapposizioni politiche, economiche a livello globale vuol dire prima di tutto “affermare i principi del diritto internazionale quando vengono disattesi e violati”.

“La velocità del cambiamento richiede un nuovo approccio da parte dell’Europa. Dovremo abbandonare la tradizionale cautela europea”, ha sottolineato a sua volta la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen intervenendo davanti al Parlamento europeo riunito in plenaria a Strasburgo. In primo piano “la necessità e l’opportunità per noi di costruire un’Unione più forte”, ha chiarito von der Leyen.

“L’obiettivo è di concordare una cooperazione più stretta fra alleati sulla Groenlandia e accogliamo con favore le ultime dichiarazioni di Trump” ha chiarito Merz al World Economics Forum di Davos con particolare riferimento alla guerra dei dazi. Nello specifico “qualunque minaccia di acquisire il territorio con la forza sarebbe inaccettabile e anche nuove tariffe minerebbero la relazione transatlantica. L’Europa dovrebbe rispondere stando insieme con risolutezza e sovranamente, con calma e fermezza”. In definitiva “un mondo in cui conta solo la potenza è un posto pericoloso. Prima per i piccoli Stati, poi per le medie potenze e infine per le grandi”, ha aggiunto il cancelliere tedesco con un chiaro riferimento all’espansionismo americano. Dato che “la forza maggiore di noi occidentali è la nostra capacità di costruire alleanze fra uguali, basate su fiducia reciproca e rispetto” è doveroso “ricostruire la fiducia sulla quale è basata l’alleanza”.

Il segretario della Nato Mark Rutte ha riferito delle negoziazioni con il presidente statunitense: “Ci siamo seduti con lui e ci siamo chiesti: come possiamo difendere l’Artico collettivamente”. Il presidente francese Macron ha a sua volta sottolineato che l’Ue è entrata in una nuova modalità di azione che non prevede il “business as usual” con gli Stati Uniti. È palese che data la velocità degli eventi il cambiamento risulta necessario come ha chiarito l’Alto rappresentante Kaja Kallas interpretando l’attuale presente: “La parola d’ordine di quest’anno è stata imprevedibilità ed è ciò che stiamo vivendo”. Lo scenario risulta segnato da conflitti di vario genere e i fronti aperti sono sostanzialmente tre: la guerra in Ucraina, il Board of Peace di Trump per Gaza e la sicurezza nell’Artico.

L’asse Roma-Berlino, ha preso forma nel vertice intergovernativo tra Merz e Meloni a Villa Pamphili. Siamo di fronte ad una congiuntura storica particolarmente complessa – ha affermato la premier Meloni a ridosso dell’incontro con il cancelliere tedesco – che impone all’Europa di scegliere se intenda essere protagonista del suo destino o piuttosto se intenda subirlo”. Italia e Germania sono due Paesi fondatori dell’Unione e le due principali nazioni manifatturiere e, soprattutto, depositari di una “visione comune su alcuni dei dossier più strategici” – ha affermato Meloni – con l’obiettivo di “costruire un’Europa consapevole e autorevole; un’Europa consapevole del proprio ruolo nel mondo capace di essere competitiva sullo scenario globale, capace di rafforzare la propria autonomia strategica con pragmatismo”, anche per ciò che concerne la costruzione di una Difesa comune.

“Giorgia Meloni ed io – ha affermato il cancelliere tedesco – abbiamo formulato una serie di proposte che vorremmo vedere affrontate. Tra queste ci sono alcune nuove idee: proponiamo un freno di emergenza per la burocrazia, una discontinuità per il lavoro legislativo, un bilancio Ue modernizzato che metta la competitività al centro dell’attenzione”. In concreto si tratta di un vero e proprio piano per la competitività europea messo in campo da Farnesina e Auswaertigesamt, e che Italia e Germania renderanno noto al summit speciale dei leader europei convocato per iniziativa di Merz il 12 febbraio a Bruxelles e, successivamente, in un altro vertice nel mese di marzo dedicato nello specifico alla competività in cui i due Paesi esporranno un “non papier comune” a proposito di “alcune tematiche non rinviabili” quali “la semplificazione e il taglio della burocrazia europea, il rafforzamento del mercato unico, il rilancio dell’industria automobilistica nel segno della neutralità tecnologica, una politica commerciale ambiziosa basata su regole condivise e pari condizioni”. In sostanza il dialogo tra i due Paesi spiana la strada ad un’integrazione europea più ampia come in altri periodi storici, un rafforzamento della cooperazione politica ed economica che si estende all’intera Unione.

Il protocollo di collaborazione tra Italia e Germania definisce quindi “un’agenda chiara e impegni concreti per rafforzare la competitività dell’Europa, priorità che richiede un approccio integrato e coerente per assicurare crescita, autonomia strategica e minore vulnerabilità agli shock esterni”. Si tratta di un piano intergovernativo redatto sulla base del Rapporto sulla competitività di Mario Draghi e la cooperazione industriale cammina di pari passo con il dialogo interculturale. Eliminare barriere regolatorie e semplificare la burocrazia sono tra gli obiettivi principali. Italia e Germania propongono nello specifico un nuovo pacchetto Omnibus per le autorizzazioni, in grado di accelerare le procedure amministrative in tutti i settori, introducendo inoltre il criterio del silenzio-assenso, ossia se imprese e cittadini non ricevono un permesso entro un certo limite di tempo un eventuale procedura dovrà ritenersi approvata. Innovazioni anche sul fronte legislativo, per cui un cosiddetto “freno di emergenza” dovrebbe consentire di intervenire in corso d’opera per eventualmente correggere o bloccare azioni legislative che rischiano di caricare imprese o amministrazioni nazionali di eccessivi pesi amministrativi. Si prevede inoltre un quadro giuridico opzionale per quanto riguarda il diritto dei contratti da affiancare ai 27 sistemi giuridici nazionali esistenti, in modo da consentire a piccole e medie imprese, in particolare, di avere un set di regole unico al quale riferirsi per vendere in tutta l’Unione europea, invece di doversi uniformare di volta in volta ad ogni singolo Stato.

Il patto intergovernativo tra Italia e Germania prevede inoltre che la Commissione europea semplifichi le regole europee sugli aiuti di Stato assicurando alle imprese Ue un sostegno pubblico rapido e non burocratico”, qualora sia necessario. Nel contempo, in vista del negoziato sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, Roma e Berlino propongono di realizzare un Fondo europeo per la competitività per la promozione di progetti con forte impatto, una Borsa paneuropea e un mercato unico di capitali per quanto riguarda una maggiore apertura ai finanziamenti con capitali di rischio. Sul piano pratico, infine, Italia e Germania chiedono un’ambiziosa politica commerciale europea che tenga conto di tutti i settori economici compresa l’agricoltura”, e auspicano una rapida conclusione dei negoziati di libero scambio con India, Australia, Emirati Arabi e Asean.

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