Cultura

La grazia (Film, 2025)

Paolo Sorrentino non lascia mai indifferenti, padrone di uno stile inconfondibile, si conferma uno dei nostri autori più ispirati e visionari anche nel suo ultimo lavoro, conteso in ogni sequenza tra bellezza e decadenza, solitudine e voglia di leggerezza. Un anno dopo il bellissimo Parthenope arriva l’altrettanto riuscito La grazia, che racconta la storia di Mariano De Santis – uno straordinario Toni Servillo – Presidente della Repubblica a fine mandato che deve decidere se firmare una legge sull’eutanasia e se concedere due grazie, in un certo modo legate al problema del fine vita.

Il film non racconta solo le vicende pubbliche di un Presidente – stimato e ben voluto da tutti – ma anche le vicissitudini private, attraverso il ricordo del passato, come voce fuori campo che esprime i pensieri di De Santis, mentre tira le somme della sua vita. Ricordo ricorrente la moglie morta, un grande amore perduto, condito dal tormento di un vecchio tradimento del quale non ha mai saputo l’autore. Il Presidente viene soprannominato “cemento armato”, perché irremovibile, pesante come un vecchio giurista (autore di un manuale di Diritto penale di duemilacinquecento pagine), duro e inflessibile, dopo aver ponderato a lungo le sue decisioni. Mariano De Santis, poco a poco, conquista la tanto bramata leggerezza e – come lui stesso dice – pur avendo perso la passione per la vita (per via dell’età) ha ottenuto quella che chiama “la grazia”.

Il film di Sorrentino affronta il problema dell’eutanasia e approfondisce i rapporti umani, soprattutto la comunicazione tra genitori e figli, il fatto che per un certo periodo della vita siano i genitori ad accompagnare la prole, mentre in una fase successiva dovrà accadere l’esatto contrario. Anna Ferzetti è una credibile Dorotea, figlia di De Santis, che dedica la vita agli studi giuridici e al padre, consigliandolo sempre per il meglio. Francesco Martino è Riccardo (si vede in video nel finale), il figlio del Presidente che è andato a Montreal per essere libero di seguire la sua passione e comporre musica. Mariano De Santis si lascia guidare dalla figlia nel cambiamento, senza darlo a vedere prende decisioni imprevedibili grazie ai consigli, acquista la forza per compiere decisioni importanti, prima di lasciare il mandato.

Il personaggio principale è scritto benissimo, Servillo lo interpreta da gigante del teatro, recitando (una tantum) per sottrazione, a base di riflessivi silenzi e sguardi intensi, mentre poche frasi importanti restano dentro. Una grande prova come attore drammatico, condita dai risvolti tipici della commedia, senza esagerare negli opposti versanti. Bene anche Ferzetti nel ruolo della figlia, come è brava Milvia Marigliano nei panni dell’amica Coco Valori, eccessiva e ingombrante, diretta e sincera.

La scrittura è tutta di Sorrentino, sia il soggetto che la sceneggiatura, per finire con i poetici dialoghi e con gli struggenti monologhi recitati da Servillo come voce fuori campo. Fotografia soffusa e nebbiosa, a tratti persino plumbea (D’Antonio). Montaggio compassato (Travaglioli), quel che serve per un film di Sorrentino, contenuto in 133 minuti, tutti essenziali visto lo stile basato sulla cura barocca delle immagini.

Il regista non può fare a meno di qualche fellinata, come la visita del Presidente del Portogallo filmata in ralenti sotto una tempesta di pioggia e un vento inclemente, senza dimenticare una lunga sequenza di danza e il Papa (africano) che si sposta a bordo di una potente moto. Aggiungiamo il Presidente che si appassiona alla musica giovane, grazie al figlio, ascolta il rap di Guè con le cuffie, lo canticchia pure, infine riceve il cantante in Quirinale per una premiazione. Una sequenza vede una visita a una caserma di alpini con il Presidente che a tavola intona da solo un canto tradizionale, segno di una quasi raggiunta leggerezza, che sarà simboleggiata nel finale dal fluttuare in una navicella senza gravità, come aveva visto fare da un astronauta. Tutto questo fa parte dello stile, comunque, che alla fine si accetta, anzi, se mancassero certe sequenze forse ne sentiremmo il bisogno. La macchina da presa si muove con poesia tra primi piani e piani sequenza, segue teatrali campi e controcampi, scolpisce espressioni del volto e mimica facciale.

La grazia è un film profondo e intenso, ricco di metafore e di sottintesi, in fondo una commedia amara sul senso della vita, una riflessione sulla vecchiaia e sui conti da fare con il proprio passato. Imperdibile.

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Regia: Paolo Sorrentino. Soggetto e Sceneggiatura: Paolo Sorrentino. Fotografia: Daria D’Antonio. Mntaggio: Cristiano Travaglioli. Effetti Speciali: Rodolfo Migliari. Scenografia: Ludovica Ferrario. Costumi: Carlo Poggioli. Trucco: Paola Gattabrusi. Musiche: Autori Vari, canzone di Guè. Produttori: Paolo Sorrentino, Annamaria Morelli, Andrea Scrosati, Priscilla Pecetti, Cristina Tacchino. Case di Produzione: The Apartment, Numero 10, Piper Film. Distribuzione (Italia): Piper Film. Genere. Drammatico. Lingua Originale: Italiano. Paese di Produzione: Italia, 2025. Durata: 133’. Interpreti: Toni Servillo (Mariano De Santis, Presidente della Repubblica), Anna Ferzetti (Dorotea De Santis), Orlando Cinque (col. Massimo Labaro), Massimo Venturiello (Ugo Romani, ministro della giustizia), Milvia Marigliano (Coco Valori), Giuseppe Gaiani (gen. Lanfranco Mare), Simone Colombari (Giulio Malerba, Presidente del Consiglio), Giovanna Guida (Valeria Cafiero), Alessia Giuliani (Maria Gallo), Roberto Zibetti (Domenico Samaritano), Vasco Mirandola (Cristiano Arpa), Linda Messerklinger (Isa Rocca), Rufin Doh Zeyenouin (il Papa), Francesco Martino (Riccardo De Santis), Alexandra Gottschilich (ambasciatrice lituana), Guè (se stesso).

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