Cultura

Cinque secondi (Film, 2025)

Adriano Sereni (Mastandrea) ha lasciato il lavoro e si è ritirato a vivere nelle stalle ristrutturate di Villa Guelfi, un’antica dimora in rovina, dopo la morte della figlia causata da una distrazione imperdonabile. La sua vita scorre tra un sigaro toscano, il disordine casalingo e l’indifferenza verso il mondo, segnata da gesti sempre uguali. Un giorno, si rende conto che il vicino casolare è stato occupato da un gruppo di giovani che vogliono rimettere in sesto un vigneto abbandonato. Adriano è infastidito dalla novità, perché vorrebbe starsene da solo e metabolizzare il dolore di una perdita importante. Per merito di Matilde (Bellugi) – la contessina Guelfi, ribelle e ostinata – Adriano riprende a vivere, rivedendo nei suoi gesti la figlia perduta, occupandosi della sua gravidanza come se fosse il padre. In questo contesto scorrono le giornate giudiziarie, Adriano partecipa da imputato, sostenuto dall’amica e collega Giuliana (Bruni Tedeschi), rivivendo l’incidente che ha causato la morte della figlia paraplegica. Infine, quello che era un conflitto con i giovani si trasforma da convivenza obbligata ad alleanza intergenerazionale che potrebbe dare ad Adriano una seconda opportunità, portandolo a una nuova scelta di vita.

Non raccontiamo tutto il film di Paolo Virzì, che rappresenta un ritorno alle atmosfere da vera commedia che racconta l’esistenza – alternando parti drammatiche a momenti leggeri – che tanto abbiamo amato nell’arte cinematografica di Virzì e Bruni. Siamo distanti anni luce da lavori come Siccità o Un altro ferragosto – veri e propri momenti di crisi creativa – ma in Cinque secondi ci affezioniamo ai personaggi, soprattutto a un padre afflitto e consapevole delle sue colpe, ma anche a una Giuliana che ha amato per tutta la vita l’uomo sbagliato e decide di restare al suo fianco fino in fondo.

Ci sono due punti deboli (perdonabili) nella sceneggiatura: il modo troppo repentino in cui Adriano passa dalla ostilità verso i ragazzi a una sorta di protezione asfissiante nei confronti di Matilde e la terribile sequenza della morte della figlia, perché nessun padre lascerebbe mai una ragazzina disabile da sola a bordo di una canoa voltandole le spalle. Il regista giustifica tutto questo con quell’attimo di esitazione, quei cinque secondi decisivi, che persino il giudice (De Cataldo) non si spiega e che il padre attribuisce a un desiderio inconscio di assecondare il desiderio di morire da parte di una figlia che ha perso la voglia di vivere.

Il telaio narrativo è solido e robusto, Mastandrea è l’interprete ideale per il ruolo del padre burbero e solitario, distrutto dal dolore, così come Valeria Bruni Tedeschi si cala bene nella parte dell’amica che vorrebbe qualcosa che non può avere ma resta accanto al suo amore fino in fondo. Bellissima la sequenza sotto la pioggia fuori dal tribunale, dopo la sentenza, che termina con un bacio sulla guancia da parte di Adriano. Brava anche Galatea Berrugi nei panni della ragazzina terribile, una giovane attrice francese abbastanza rodata per simili ruoli. Il punto debole del cast è Ilaria Spada – ex moglie di Adriano – che per fortuna si vede poco e tutto sommato ci può stare perché deve solo risultare antipatica e scostante.

Cinque secondi è un film sulla paternità e sul senso di colpa, sulla metabolizzazione del dolore, vissuto come un macigno da portare e come pena da espiare per tutta la vita. Il senso paterno di Adriano si riversa sui ragazzi che hanno popolato la fattoria, soprattutto su Matilde, protetta e accudita (anche nel parto) come se fosse la figlia. Ottima fotografia delle campagne maremmane, di una Roma cupa e autunnale, di alcuni sprazzi di mare settembrini (Bigazzi); montaggio adeguato di Jacopo Quadri che non si lascia andare a eccessive lungaggini (105’ minuti essenziali); colonna sonora di Carlo Virzì arricchita da suggestivi brani canori.

La regia di Palo Virzì è compiuta, non potrebbe essere altrimenti, la sua bravura tecnica è riconoscibile anche nei film meno riusciti come sceneggiatura. Il piano sequenza iniziale che ci introduce nella vita di Adriano è davvero ben fatto, così come il finale in crescendo drammatico è realizzato con cura certosina. Bravo Virzì che sei tornato a volare, liberandoti di Giordano, Archibugi e Piccolo.  Da non perdere.

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Regia: Paolo Virzì. Soggetto e Sceneggiatura: Poalo Virzì, Francesco Bruni, Carlo Virzì. Fotografia: Luca Bigazzi. Montaggio: Jacopo Quadri. Musiche: Carlo Virzì. Produttori: Marco Belardi, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Marco Cohen, Daniel Campos Pavoncelli, Ester Ligori. Case di Produzione: GreenBoo Production, Indiana Production, Motorino Amaranto, Vision Distribution. Distribuzione: Vision Distribution. Paese di Produzione: Italia, 2025. Genere: Commedia, Drammatico. Durata: 105’. Interpreti: Valerio Mastandrea, Galatea Bellugi, Ilaria Spada, Anna Ferraioli Ravel, Giancarlo De Cataldo, Valeria Bruni Tedeschi.

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