Cronache dai Palazzi
La democrazia è “più forte di tutto” ed è “ripugnante il rifiuto della pace di chi si sente forte”. Il 2025 è stato “un anno non facile”, ha esordito il Presidente della Repubblica nel suo undicesimo discorso di fine anno. “Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore”, ha sottolineato il Capo dello Stato precisando che “la nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace”.
Più che il bilancio di un anno travagliato è una prospettiva lungimirante che cerca di individuare un orizzonte su vari fronti: lavoro, sicurezza, parità di genere, astensionismo e partecipazione. Due le bussole: la Carta Costituzionale e gli 80 anni della Repubblica nel 2026. Era il 2 giugno 1946 quando il referendum archiviò la monarchia proclamando la Repubblica. Una data “spartiacque nella nostra storia”. La Repubblica i cui pilastri sono dei punti fissi: il lavoro e il giusto salario, il rispetto dei diritti umani e della dignità di ogni persona, l’uguaglianza, l’accoglienza, la solidarietà, la tutela dei più fragili, la sanità pubblica “che garantisce universalità e gratuità delle cure”.
“Di fronte all’interrogativo: ‘cosa posso fare io?’ dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno”, afferma il presidente Mattarella sottolineando che “l’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo”. Un’impostazione che “raffigura la responsabilità di essere cittadini”. Al contrario “se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi” in ogni contesto della società, dai nuclei familiari agli ambienti istituzionali e politici. Richiamando le parole di Leone XIV, è chiara la “necessità di disarmare le parole” in vari contesti nazionali e internazionali.
Una Repubblica che nel 2026 compie per l’appunto ottant’anni. “Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato”, afferma il Capo dello Stato sfogliando “un album immaginario della storia della Repubblica”, come in una grande “famiglia” che potrebbe essere l’Italia e gli italiani.
La prima tappa del viaggio, il referendum costituzionale del 2 giugno 1946, ha per protagoniste le donne che per la prima volta si recarono alle urne: “Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne. Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità”.
Un periodo storico fondamentale per la nostra storia repubblicana in cui il dialogo prevaleva sui contrasti pur leciti e necessari per la crescita della democrazia. I costituenti, infatti, “discutevano” e “si contrapponevano” ma nel contempo “componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale”. Su queste solide fondamenta è stata eretta la Repubblica: “Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità. La democrazia italiana che muove i suoi primi passi nel dopoguerra è giovane, dinamica, mette radici, dialoga nel mondo”.
Da qui bisogna ripartire, dallo spirito originario del nostro Stato italiano come Stato repubblicano. Repubblica “una e indivisibile” come sancito dall’articolo 5 della nostra Costituzione, e “dobbiamo esserne orgogliosi”. Si tratta di una storia che è “frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani”. Una storia nazionale che è un grande “mosaico” in cui “ognuno ha messo la sua tessera” tanto che “in ogni casa, in ogni famiglia c’è una storia da raccontare” e “l’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo”.
L’Italia oggi è un “grande Paese” grazie alla “coesione sociale nella libertà e democrazia” che rappresenta “la nostra vera forza”. Nel corso del tempo “le legittime dialettiche tra le varie posizioni hanno contribuito a concrete realizzazioni che hanno cambiato in meglio la vita delle persone. Diritti e doveri sono diventati progressivamente fatti e non sono rimasti astratte affermazioni”.
La politica contemporanea deve prendere costantemente ispirazione da questo passato glorioso e florido non solo sul piano delle idee ma anche dei fatti, del dialogo. “Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo”.
Oggi come allora non mancano “vecchie e nuove povertà” da affrontare, ed ancora “diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali”. Si tratta di “crepe” che purtroppo possono deturpare nello specifico “quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo”. La coesione sociale, tuttavia, è un bene “mai acquisito definitivamente” e “per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi”.
In definitiva lo scenario attuale contraddistinto da “problemi vecchi e nuovi” è segnato dall’incertezza del contesto internazionale, “tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista. Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia”.
Una democrazia costruita con tanti sacrifici e fondata su dei pilastri fondamentali, contraddistinta dal valore del lavoro come “leva fondamentale dello sviluppo” che conferisce dignità alle persone, in particolare “lo statuto dei lavoratori è stato lo strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà sindacale. Valori che richiamano al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni”.
In pratica Statuto dei lavoratori, Servizio sanitario nazionale e Sistema previdenziale esteso a tutti sono elementi fondamentali della Repubblica, “condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo”. Un modello di Stato sociale connaturato al sistema liberaldemocratico connotato da giustizia e libertà, valori fondanti che i nemici dell’Europa non riconoscono perpetuando uno stato di guerra.
L’Europa, a sua volta, rappresenta un serbatoio di esperienze vissute e sofferte che hanno portato all’instaurazione di princìpi fondamentali sui quali costruire un sistema in cui pace, giustizia, democrazia e libertà sono i binari fondamentali di ogni Stato membro. Altri elementi fondamentali e arricchenti sono di certo l’arte, il cinema, la letteratura, la musica, la cultura in generale, lo sport e non per ultimo il pluralismo informativo “presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica” e garanzia di uno Stato libero e sovrano. Princìpi che occorre ribadire in un’epoca in cui diversi popoli devono ancora combattere per difendere la propria sovranità.
Ogni identità nazionale si sviluppa e cresce individualmente e insieme alle altre. L’Europa è un mosaico complesso intrecciato inoltre con l’Alleanza Atlantica nella costruzione della pace tanto sofferta dopo i sanguinosi conflitti mondiali del Novecento. “L’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica hanno coerentemente rappresentato – e costituiscono – le coordinate della nostra azione internazionale”.
Un’Europa di pace costruita idealmente e materialmente con il piano Marshall fondamento della ricostruzione. Un’immagine storica che riecheggia nel presente in cui permangono delle difficoltà pratiche a partire dalla carenza di soluzioni abitative, in particolare nelle grandi città, e le difficoltà nel lavoro, ostacolando la piena realizzazione soprattutto dei più giovani. Giovani nelle mani dei quali è l’Italia dei prossimi anni. “Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro”, afferma il Capo dello Stato sottolineando il senso di responsabilità necessario per costruire, “come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”. Il forte richiamo alla pace e la focalizzazione sui giovani sono i pilastri sui quali costruire per l’appunto il futuro, la nostra libertà, le nostre scelte, la nostra democrazia con l’impegno di tutti.
Mai rassegnarsi, ricordando che “nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia” nonostante le sue “crepe”: povertà, diseguaglianze, corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali. In questo contesto la democrazia non può non abbracciare lo “Stato sociale”, sistema “che pone al centro la dignità della persona e l’idea di una piena uguaglianza”.
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