Politica

Cronache dai Palazzi

La Legge di Bilancio, già approvata a Palazzo Madama, attende ora il via libera definitivo di Montecitorio. Una Manovra di appena 22 miliardi di euro che mira comunque al potenziamento del potere d’acquisto eroso dall’inflazione e ad incrementare la produttività. “Il provvedimento interviene in un contesto macroeconomico e geopolitico ancora caratterizzato da elementi di incertezza ed è diretto a coniugare l’azione di sostegno del potere di acquisto e della riduzione del carico fiscale e degli interventi per il sociale con la sostenibilità delle finanze pubbliche”, si legge sul testo del Disegno di legge di approvazione del Bilancio dello Stato per il triennio 2026/2028. “I principali interventi previsti nell’ambito della manovra di finanza pubblica sono diretti a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e dei lavoratori, al rifinanziamento del servizio sanitario nazionale e al potenziamento degli investimenti pubblici e privati”, specifica il testo della Manovra depositato a Palazzo Madama.

Benefici per i salari del ceto medio, fondi per la sanità, incentivi per le imprese. Ma anche nuove imposte dai pacchi alla Tobin tax, fino all’aumento dei prelievi a carico di banche e assicurazioni che rischiano di avere ricadute sui consumatori. Ecco di seguito le misure portanti della Manovra per il 2026.

Tra i provvedimenti cardine il taglio dell’Irpef per il ceto medio: la seconda aliquota scende dal 35 al 33% per i redditi fino a 50mila euro. Arriva la tassazione agevolata al 5% sugli incrementi contrattuali: vale per i redditi fino a 33mila euro lordi e per i contratti rinnovati dal 2024 al 2026. Sui premi di risultato e forme di partecipazione agli utili d’impresa, fino a 5mila euro, l’imposta sostitutiva scende all’1%.

Dall’Irpef alla sanità, dalle banche alle imprese sono diversi i capitoli di spesa in rassegna all’interno della Manovra giunta quasi all’approvazione definitiva in Parlamento. Per quanto riguardo la sanità il Fondo sanitario nazionale viene rafforzato con nuovi stanziamenti per 7,7 miliardi nel triennio, ma il rapporto tra spesa sanitaria e Pil continua a scendere. Ne beneficeranno soprattutto i programmi di prevenzione con nuovi fondi per screening, testi diagnostici e diagnosi precoce di diverse patologie. Una quota di tali risorse sarà destinata alla predisposizione di nuovi dispositivi medici, all’aggiornamento delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni ospedaliere e per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, per le assunzioni e per l’incremento delle indennità del personale del servizio sanitario nazionale. Colpiti da un taglio netto i farmaci innovativi e le aziende farmaceutiche che dovranno affrontare nuovi sforamenti della spesa. Il livello di finanziamento del servizio sanitario nazionale, in aggiunta ai rifinanziamenti già disposti con la precedente Legge di Bilancio dello scorso anno, risulta in pratica ulteriormente incrementato per un importo di 2,4 miliardi di euro nel 2026, 2,65 miliardi annui a decorrere dal 2027. Stanziati fino a 450 milioni annui per assunzioni a tempo indeterminato di personale sanitario. Dal 2026 il tetto per la spesa farmaceutica per acquisti diretti viene incrementato dello 0,3%, mentre viene ridotto il Fondo per i farmaci innovativi.

A proposito di rottamazione fiscale i debitori avranno una seconda chance in quanto la nuova definizione agevolata delle cartelle esattoriali consente di diluire i debiti accumulati fino al 2023 in 54 rate bimestrali, con interessi ridotti. I debiti maturati dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 potranno in pratica essere estinti attraverso la nuova Rottamazione quinquies che prevede una rateizzazione diluita nell’arco di 9 anni. Contribuenti con pendenze fiscali “ordinarie” ottengono una tregua lunga e sostenibile e lo Stato incassa gettito certo nel tempo. Esclusi e quindi penalizzati i soggetti destinatari di accertamenti veri e propri, che non possono accedere alla sanatoria, così come chi non riesce a rispettare il piano di pagamenti, perdendo automaticamente i benefici.

La tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali e sui premi di produttività abbassa sensibilmente il carico fiscale sul lavoro dipendente. Busta paga più ricca, contratti e premi per i lavoratori con redditi fino a 33 mila euro che vedono gli incrementi salariali al 5% e i premi addirittura all’1%. Tra gli obiettivi incentivare la contrattazione integrativa, sostenere le dinamiche salariali e renderle direttamente proporzionali agli andamenti della produttività. Gli Autonomi sotto anticipo risultano invece penalizzati. La ritenuta dell’1% sulle fatture tra imprese e professionisti garantisce allo Stato un gettito immediato e rafforza la lotta all’evasione. Mentre il bilancio pubblico ne beneficia, autonomi e aziende risultano penalizzati subendo una riduzione della liquidità e un anticipo forzato delle imposte future.

Per il 2026 si confermano inoltre le condizioni di accesso al regime fiscale agevolato, la cosiddetta flat tax al 15 per cento per i redditi da lavoro dipendente e assimilati fino a 35 mila euro (circa 0,22 miliardi nel biennio 2026-2027).

Per alcune indennità legate all’organizzazione del lavoro (turnazioni, notti, festivi) il testo prevede per il solo 2026 un’imposta sostitutiva del 15% su una parte di questi compensi, con un tetto di imponibile pari a 1.500 euro e con vincoli reddituali: il lavoratore deve aver avuto nel 2025 un reddito da lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro. Nel meccanismo sono previste attestazioni al sostituto d’imposta e la possibilità di rinuncia. In aggiunta una misura “dedicata” – distinta da quella generale – per i dipendenti del settore turistico, ricettivo e termale: dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2026 è previsto un trattamento integrativo speciale pari al 15% della retribuzione lorda riferita al lavoro notturno e allo straordinario nei giorni festivi, che finisce in busta paga esentasse, per chi nel 2025 ha avuto reddito da lavoro dipendente fino a 40.000 euro.

Differita al 1° gennaio 2027 la decorrenza dell’efficacia delle disposizioni introduttive dell’imposta sul consumo dei manufatti con singolo impiego (c. d. plastic tax) e dell’imposta sul consumo delle bevande analcoliche edulcorate (c.d. sugar tax) per un importo complessivo pari a 0,38 miliardi nel triennio di riferimento. Sale da 8 a 10 euro la soglia esentasse dei buoni pasto elettronici mentre per i buoni pasto cartacei il tetto rimane fermo a 4 euro; sui piccoli pacchi extra Ue fino a 150 euro di valore viene invece applicata una tassa di due euro. Raddoppia inoltre la Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, mentre per le imprese scatta dal 2028 la ritenuta d’acconto.

Nel mirino istituti bancari e assicurazioni colpite da un aumento strutturale della pressione fiscale e da anticipi forzosi di imposta che riducono margini e liquidità. Per finanziare la Manovra il governo chiama in causa il settore finanziario per l’ennesima volta con l’Irap che sale di due punti per le banche.

Imprese incentivate, ma non tutte. Rifinanziata Transizione 4.0 e potenziata la Zes unica favorendo il rilancio degli investimenti produttivi, in particolare per quanto riguarda il settore manifatturiero ed agricolo. Gli iperammortamenti risultano prorogati fino al 2028 favorendo le imprese che puntano sull’innovazione tecnologica e digitale e l’acquisto di beni strumentali. Rifinanziati il credito d’imposta, Transizione 5.0 (1,3 miliardi) e Zes (532,64 milioni). Rifinanziata anche la Nuova Sabatini. Penalizzate invece le imprese orientate agli investimenti green a causa dello stop alla maggiorazione del 220%. L’aumento dell’Irap e il rinvio di deduzioni fiscali generano un contributo rilevante ai conti pubblici, da cui lo Stato esce rafforzato. Prevista per l’appunto una maxi-deduzione fiscale per gli investimenti in beni strumentali effettuati fino al 30 settembre 2028 su prodotti ‘made in Eu’.

Tagli infine alla spesa pubblica nei confronti di ministeri e grandi opere, fondi cancellati o rinviati oltre il triennio. Il bilancio beneficia di una riduzione immediata degli impegni, ma a perdere sono i territori e i progetti infrastrutturali, come il Ponte di Messina, che vedono slittare risorse già stanziate a causa dei ritardi operativi.

Confermato anche per il 2026 il bonus ristrutturazioni al 50% per la prima casa; resta al 36% per le altre. Prorogati il Sismabonus e il bonus mobili, con uno sconto del 50% fino a 5mila euro. La cedolare secca sugli affitti brevi resta al 21% per il primo immobile, sale al 26% sul secondo e dal terzo scatta l’attività di impresa. Inoltre anche gli immobili condonati potranno accedere agli incentivi edilizi. Vengono infine stanziate nuove risorse per il Piano casa e arriva un contributo per il sostegno abitativo destinato a genitori separati o divorziati. Sale infine il tetto di esclusione dell’abitazione dall’Isee: sarà di 91.500 euro, che sale a 200mila nelle città metropolitane.

Per quanto riguarda i nuclei familiari arriva il bonus libri scuola per le superiori con un contributo comunale per le famiglie con Isee non superiore ai 30mila euro. Per le famiglie che scelgono la scuola paritaria viene invece introdotto un bonus fino a 1.500 euro per studente con Isee fino a 30mila euro. Le paritarie potranno anche essere esentate dall’Imu. Arriva poi un Fondo con 60 milioni per le attività socio-educative a favore dei minori. I neo-diplomati potranno invece usufruire della nuova Carta Valore Cultura per l’acquisto di materiali e prodotti culturali. Viene anche rifinanziato con 3 milioni per il 2026 il Fondo per l’Erasmus italiano, per borse di studio agli studenti universitari che partecipano a programmi di mobilità.

Per quanto riguarda le pensioni nel 2026 si andrà in pensione ancora con 67 anni di età nel caso della pensione di vecchiaia e indipendentemente dall’età con 42 anni e 10 mesi di contributi (uno in meno per le donne) oltre a tre mesi di attesa per la finestra mobile, in attesa dell’aumento dei requisiti a partire dal 2027, ma ci sono altre strade per l’uscita anticipata. Non si potrà inoltre più utilizzare Opzione donna se non per chi ha maturato diritti acquisiti, perché la misura non è stata prorogata per l’anno dalla legge di Bilancio. Ecco le possibilità di uscita. Coloro che sono impegnati in attività gravose nel 2026 possono accedere alla pensione con 66 anni e 7 mesi di età e con almeno 30 anni di contributi. Tra i lavoratori che hanno questa possibilità ci sono gli operai dell’industria, gli infermieri e gli insegnanti della scuola dell’infanzia. La pensione di invalidità è infine prevista per i lavoratori dipendenti con una riduzione della capacità lavorativa pari ad almeno l’80%. Gli uomini possono utilizzare la misura avendo compiuto i 61 anni, le donne dai 56.

In generale l’adeguamento graduale dell’età pensionabile rafforza la sostenibilità del sistema previdenziale, a beneficio dei conti pubblici e delle generazioni future. A pagare il prezzo sono i lavoratori prossimi alla pensione, che vedono ridursi ulteriormente le possibilità di uscita anticipata e allontanarsi il traguardo del ritiro dal lavoro. L’aumento di tre mesi dell’età pensionabile avverrà gradualmente: un mese in più dal 2027 e tre dal 2028. Salgono di 20 euro al mese le pensioni minime. Ma salta la possibilità di andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando la rendita della previdenza complementare. Per i giovani neo assunti arriva da luglio l’adesione automatica alla previdenza complementare: avranno 60 giorni per comunicare una decisione diversa. Si estende inoltre la platea delle aziende che dovranno conferire il Tfr al fondo Inps. Si potrà andare con 20 anni di contributi se si è completamente nel metodo contributivo (primi contributi versati dal 1996), bisogna aver maturato una pensione almeno pari all’assegno sociale, quindi almeno di 546 euro nel 2026. Altrimenti si dovranno attendere i 71 anni con almeno cinque anni di contributi versati. La Manovra, infine, chiarisce anche che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia “appartengono al popolo italiano”.

Secondo i sindacati si tratta di una Legge di Bilancio “fortemente condizionata dai vincoli europei, dalla procedura per deficit eccessivo e da una crescita economica debole”, fattori che limitano gli spazi di intervento ma che rendono “ancora più necessario un metodo fondato sul confronto e sulla corresponsabilità”.

La conferma della defiscalizzazione del lavoro a turni, notturno e festivo, prevista dai contratti collettivi, nonostante sia ancora non strutturale, viene accolta positivamente dal settore sindacale così come gli interventi a favore della contrattazione collettiva. Tra questi emergono la tassazione agevolata al 5% degli incrementi retributivi dei CCNL e l’aliquota all’1% su premi di produttività e redistribuzione degli utili ai lavoratori. Risulta comunque necessario strutturare un tavolo di confronto organico su previdenza, lavoro e politiche sociali fin dai primi mesi del nuovo anno per poter raggiungere un accordo in grado di coniugare responsabilità di bilancio, crescita, qualità del lavoro e coesione sociale. Questa è la strada da percorrere per rafforzare il Sistema Paese, per incrementare la produttività e per dare risposte concrete a lavoratori, pensionati, famiglie e imprese.

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