Nomisma, Forum Agrifood Monitor
Il IX Forum Agrifood Monitor di Nomisma si è tenuto ad inizio dicembre e ha tracciato il futuro del Made in Italy tra crescita record e nuove sfide globali, si tratta dell’appuntamento annuale realizzato in collaborazione con CRIF e con il supporto di Crédit Agricole Italia, dedicato all’analisi delle performance, dei rischi e delle prospettive del settore agroalimentare italiano. L’incontro ha visto la partecipazione di operatori della filiera, istituzioni, esperti di mercato e rappresentanti delle principali organizzazioni di settore, con l’obiettivo di fotografare lo stato attuale del comparto e le prospettive per i prossimi anni.
L’evento ha confermato il ruolo centrale dell’export come motore di crescita, delineando un quadro in chiaroscuro dominato da un record storico e dalle incertezze dello scenario geopolitico. Al centro del dibattito è emersa la conferma del ruolo strategico dell’export per la competitività del “Made in Italy” agroalimentare. Secondo i dati presentati da Nomisma, l’Italia si posiziona come nono esportatore mondiale di prodotti agroalimentari in valore, con un export che nel 2024 ha raggiunto 67,2 miliardi di euro, e un incremento complessivo del +55% negli ultimi cinque anni. L’evidenza più significativa emersa dai dati Nomisma riguarda la performance eccezionale dell’export agroalimentare italiano. Nel periodo gennaio-settembre 2025, l’export ha registrato una crescita del +5,7% rispetto all’anno precedente. Questa proiezione indica che il settore supererà per la prima volta la soglia storica dei 70 miliardi di euro a fine anno. Le prospettive per il 2025 sono positive, con crescita dell’export fino a oltre il +5,7% nei primi nove mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2024, che potrebbe portare a superare per la prima volta la soglia dei 70 miliardi di euro complessivi.
I dati presentati mostrano come l’agroalimentare resti uno dei comparti più dinamici del Made in Italy, capace di crescere anche in presenza di fattori penalizzanti come l’inflazione, la volatilità dei cambi e le tensioni commerciali internazionali. In particolare, gli Stati Uniti restano un mercato chiave: eventuali effetti negativi legati ai dazi – oggi attestati attorno al 15% su alcuni prodotti – non si sono ancora tradotti in una contrazione drastica dell’export, grazie a strategie di assorbimento dei costi lungo la filiera e a un utilizzo prudente delle scorte di magazzino. Il Forum ha evidenziato come gli effetti dei dazi statunitensi siano, al momento, più potenziali che effettivi. I primi mesi del 2025 mostrano segnali di rallentamento, ma non un crollo strutturale. Molti operatori sottolineano come l’impatto sia stato in parte compensato dalla forza del brand Italia, dalla scarsa sostituibilità di alcuni prodotti Dop e Igp e dalla disponibilità dei consumatori americani a riconoscere un premium price.
Il Presidente di Nomisma, Paolo De Castro, ha sottolineato l’importanza di questi risultati: “L’export gioca un ruolo centrale per garantire un’adeguata sostenibilità economica alle imprese del settore. La diversificazione dei mercati è oggi una priorità assoluta”.
La crescita è stata particolarmente brillante all’interno dell’Unione Europea, che ha visto un aumento del +9%. Mercati come la Polonia (+17,3%), la Romania (+11,1%) e la Spagna (+14,5%) si confermano i motori della performance. Tuttavia, il rapporto evidenzia una forte concentrazione geografica, con i primi cinque mercati (Germania, USA, Francia, Regno Unito e Spagna) che assorbono ancora il 50% dell’export totale. La performance non è omogenea: se l’export verso alcuni mercati europei mostra dinamiche robuste (come Polonia, Romania, Repubblica Ceca e Spagna), altrove si registrano segnali di rallentamento, come negli Stati Uniti, dove si osserva un calo delle esportazioni legato alla svalutazione del dollaro e alle politiche tariffarie. Allo stesso tempo, si aprono nuove opportunità in mercati emergenti come Messico, Polonia, Romania e Corea del Sud, che negli ultimi 10 anni hanno registrato un tasso medio di incremento annuo di acquisti di Food&Beverage Made in Italy pari al +12%. Inoltre, la chiusura del negoziato con l’Indonesia (un mercato da 287 milioni di abitanti) rappresenta un potenziale di crescita significativo.
Un tema ricorrente nelle presentazioni è stato quello della forte concentrazione geografica delle esportazioni italiane: circa la metà dell’export agroalimentare è assorbita da Germania, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Spagna. Questa forte concentrazione, in un contesto caratterizzato da instabilità macroeconomica e tensioni commerciali, rende urgente una diversificazione delle destinazioni di mercato, con particolare attenzione ai paesi del Mercosur, dell’Asia e ad altri mercati emergenti. Secondo gli analisti di Nomisma, esplorare nuove aree geografiche può aiutare le imprese italiane a ridurre i rischi legati a eventuali fluttuazioni nei mercati consolidati e a cogliere opportunità di crescita a lungo termine. Nonostante il record, il Forum ha acceso un faro sulle criticità, in particolare sui mercati extra-UE, dove la crescita si è attestata a un più moderato +4%. Stati Uniti (USA): Il mercato americano ha registrato un calo dell’-1,1% nell’export agroalimentare italiano, legato principalmente alla svalutazione del dollaro e all’incertezza generata dalle politiche daziarie dell’Amministrazione.
Simone Mirani (Managing Director di CRIF Ratings) ha evidenziato come “La capacità di dotarsi e mantenere un’adeguata flessibilità finanziaria risulta un elemento chiave per affrontare con sufficienti margini di manovra il volatile contesto geopolitico e macroeconomico”.
La tavola rotonda ha dato voce ai principali stakeholder del settore, tra cui Lorenzo Beretta (Presidente ASSICA), Nicola Bertinelli (Presidente Consorzio Tutela Parmigiano Reggiano) e Giacomo Ponti (Presidente Federvini), i quali hanno concordato sulla necessità di accordi chiari e regole più stabili a livello internazionale per sostenere la competitività. Le imprese devono puntare su una visione strategica di lungo periodo, flessibilità e investimenti mirati per affrontare i mercati internazionali. Urge espandere l’orizzonte oltre i mercati tradizionali per mitigare i rischi legati alle tensioni geopolitiche e alle barriere commerciali.
Le testimonianze dei rappresentanti delle principali filiere hanno confermato la centralità del valore aggiunto italiano. Il comparto carni e salumi ha superato i 9 miliardi di euro di produzione, con un export in crescita a doppia cifra. Persistono criticità legate alle barriere sanitarie (come la peste suina), che limitano l’accesso ad alcuni mercati asiatici. Per quanto riguarda il Parmigiano Reggiano, oltre il 50% della produzione è destinato all’export, con gli Stati Uniti che rappresentano circa il 10% del totale. Nonostante i dazi, il prodotto mantiene una posizione di forza grazie all’elevata riconoscibilità e alla differenza di prezzo rispetto agli “italian sounding”. L’aceto balsamico e i condimenti rappresentano un settore in crescita, con gli USA come mercato strategico ma non sostituibile nel breve periodo. Per quanto attiene il comparto dell’olio extravergine di oliva, è caratterizzato da una forte esposizione internazionale (fino al 70% della produzione), con una concorrenza spagnola sempre più aggressiva, anche sul piano della comunicazione. In tutti i casi emerge un dato comune: l’italianità autentica, certificata e raccontata, resta un vantaggio competitivo decisivo.
Oltre al ruolo dell’export, il Forum ha sottolineato l’importanza di rafforzare le competenze manageriali, l’accesso al credito e l’innovazione tecnologica per sostenere la competitività delle imprese italiane. Particolare attenzione è stata dedicata alla dinamica del credito nel settore alimentare, con CRIF che ha presentato indicatori sulla qualità dei pagamenti e il trend delle performance finanziarie delle aziende del comparto. Grande attenzione è stata riservata al ruolo della ristorazione italiana nel mondo come ambasciatrice del Made in Italy. I ristoranti autenticamente italiani rappresentano un canale fondamentale per educare il consumatore, valorizzare gli ingredienti originali e contrastare l’italian sounding. Non solo vetrina culturale, ma vero e proprio apripista commerciale per nuovi prodotti e nuovi consumi.
Il IX Forum Agrifood Monitor si è concluso con l’invito a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane attraverso nuovi strumenti e sinergie promozionali, al fine di capitalizzare sulle opportunità future in un contesto di profonda trasformazione del mercato.
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