Cronache dai Palazzi
Tra i patrimoni culturali immateriali dell’Unesco ora vi è anche la cucina italiana. Nove sono gli altri riconducibili al settore dell’agro-alimentare: la dieta mediterranea riconosciuta dal 2010; la vite ad albarello di Pantelleria (2014); l’arte del pizzaiuolo napoletano (2017); la costruzione di muretti a secco in agricoltura (2018); la transumanza (2019); la cerca e la cavatura del tartufo in Italia (2021); l’allevamento dei calli lipizzani (2022); l’irrigazione tradizione (2023).
“È un impulso al sistema Italia e dimostra che quando l’Italia crede in sé stessa non ha rivali”, afferma la premier Meloni. “Ogni ricetta racconta i territori, è innovazione e uno straordinario volano di crescita e prosperità”, puntualizza il vicepremier Antonio Tajani presente alla ventesima sessione del Comitato intergovernativo Unesco. Un progetto nato nel 2019 da un’idea della direttrice della rivista La Cucina Italiana mentre il dossier di candidatura è approdato al ministero della Cultura nel 2022. Il 23 marzo 2023 è stata poi presentata ufficialmente la candidatura all’Unesco ed è iniziata la valutazione tecnica, durata due anni, che si è conclusa lo scorso 10 novembre. L’ultima fase è stata la validazione del comitato intergovernativo arrivata mercoledì 10 dicembre.
Per essere inseriti tra i patrimoni immateriali dell’umanità i criteri sono cinque. Dimostrare la funzione culturale svolta dall’elemento candidato è il criterio base, nel caso specifico della cucina italiana è stato messo in evidenza che si tratta di un mosaico di tradizioni che si è arricchito nel corso del tempo contaminandosi. In sostanza la cucina italiana rappresenta una cartina di tornasole della storia del nostro Paese attraverso cui rivivere il nostro passato. Il secondo criterio è che la tradizione, che deve essere tutelata, sia coerente con i principi e i valori dell’Unesco, come la sostenibilità e l’inclusività sociale. La terza condizione consiste nel dimostrare che sono state adottate delle misure per tutelare questa tradizione, quali eventi di sensibilizzazione rivolti in particolare ai più giovani. La tradizione dovrà inoltre essere parte di un inventario nazionale, essere oggetto di studi, ben documentata e la sua storicità deve risultare tracciabile. Annualmente l’esecutivo dovrà infatti presentare un rapporto all’Unesco per rendere noto di aver salvaguardato la cucina italiana in modo attivo certificandone lo “stato di vitalità”. Il marchio Unesco non potrà comunque essere utilizzato per promuovere singoli prodotti.
Un riconoscimento arrivato da New Delhi dove si è riunito il comitato intergovernativo dell’Unesco. Una prima volta di portata storica. Fino ad ora erano stati riconosciuti piatti singoli e mai una tradizione culinaria nazionale; premiato l’intero “sistema culturale” dello stare a tavola, allargando il bacino dell’italianità nel mondo, superando stereotipi culinari già assodati come l’arte della pizza e la ricerca del tartufo. Si tratta di un “patrimonio vivente fatto di pratiche, ritualità, rispetto della stagionalità e trasmissione di saperi fra generazioni”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha curato il dossier insieme al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, sottolineando tra l’altro che la gastronomia include il discorso dell’economia sostenibile, la tutela della biodiversità e la riduzione degli sprechi. Un “riconoscimento storico” che “racconta una Nazione che ha saputo custodire i propri saperi e trasformarli in un’eccellenza condivisa e amata nel mondo”, ha affermato il presidente del Senato Ignazio La Russa. “Servirà a far da scudo all’aggressione commerciale delle imitazioni dell’italian sounding”, ha ammonito il ministro Lollobrigida.
Su un altro fronte il decreto che dispone l’ennesimo invio di armi in Ucraina. All’interno della maggioranza permangono delle divisioni a causa delle contrarietà sollevate dalla Lega, tantoché il suddetto decreto la scorsa settimana non è giunto a buon fine e si auspica sia approvato in Consiglio dei ministri entro la fine dell’anno. La Lega continua a ribadire di non voler votare un dodicesimo pacchetto di aiuti che sia “sulla stessa linea dell’undicesimo”, mentre Forza Italia avvisa il partito alleato all’interno della maggioranza sottolineando che “il provvedimento va approvato entro fine anno, nell’ambito degli accordi internazionali ed europei”. Qualora l’approvazione non si concretizzasse potrebbe crearsi un “problema politico”.
Nel frattempo da Palazzo Chigi la premier ha partecipato in conference call alla riunione della coalizione dei Volenterosi coordinata da Francia e Gran Bretagna, alla quale partecipato più di 30 Paesi che sostengono la difesa dell’Ucraina. È stato fatto il punto per quanto riguarda i contributi civili e militari che i diversi Stati europei membri dell’Alleanza Atlantica e anche asiatici, dal Giappone alla Nuova Zelanda, possono inviare a Kiev. In caso di tregua i Volenterosi sarebbero inoltre disposti a mettere in campo accordi di pace che spianerebbero la strada ad una eventuale fase successiva di ricostruzione del Paese. Superando la differenza di vedute il confronto “è servito a rafforzare l’unità di tanti alleati e soprattutto fra le due sponde dell’Atlantico, sia sui negoziati sia sulla ricostruzione dell’Ucraina”, affermano da Palazzo Chigi.
La “determinazione condivisa a procedere”, sul sostegno all’Ucraina e sul rafforzamento della Difesa europea, è stata ribadita anche dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, di recente in videoconferenza con i ministri della Difesa di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito, ed ancora nel corso dell’incontro avuto in settimana con il Segretario del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa nazionale dell’Ucraina, Rustem Umjerov, definito “un incontro importante per lo scambio di vedute” con Rustem Umjerov che è “una figura chiave” dei negoziati in corso per il raggiungimento della pace. “È stata un’opportunità importante per riaffermare il nostro supporto stabile anche in questa fase dei negoziati”. L’Italia continuerà ad assicurare all’Ucraina e al suo popolo un “supporto consistente e responsabile” in maniera seria e leale. In definitiva, “la difesa della libertà e delle regole internazionali è una responsabilità condivisa con l’Europa, con l’Alleanza Atlantica e con ogni nazione che valorizzi il destino delle persone”, puntualizza il ministro della Difesa. L’obiettivo finale rimane la “costruzione di una pace giusta e duratura” attraverso una “via diplomatica”, nel rispetto dei diritti dei cittadini ucraini e della sicurezza del continente.
In questo contesto, e nonostante la differenza di vedute all’interno della maggioranza, Palazzo Chigi ci tiene a ribadire che il decreto di proroga degli aiuti militari all’Ucraina sarà approvato il 22 o il 29 dicembre, in pratica prima della fine dell’anno in linea con il supporto leale, serio e responsabile assicurato all’Ucraina e al suo popolo dal nostro ministero della Difesa. Viene inoltre sottolineato che l’accelerazione delle trattative e dei negoziati a proposito del piano di pace americano non modifica lo stato delle cose ne, tantomeno, toglie spazio al confronto all’interno dell’equipe dei Volenterosi che continuano a perseverare in una fase in cui sono sempre più urgenti dettagliate garanzie di sicurezza e risulta necessario il contributo di diversi Stati.
Non si esclude comunque una eventuale riformulazione sintattica e concettuale del testo del decreto in modo da ricomporre divisioni, contrapposizioni e spaccature, conciliando vedute differenti senza soffocare la posizione di responsabilità, in difesa della libertà e del diritto internazionale, sostenuta dall’Italia e dall’esecutivo. Il “nuovo” piano in 20 punti al centro del faccia a faccia tra Meloni e Zelensky, ricevuto a Palazzo Chigi in settimana, sembra essere il “nuovo” piano di pace sul quale costruire le prossime mosse, un piano messo a punto con Macron, Merz e Starmer e dal quale si evince che il nodo più intricato riguarda la cessione di alcuni territori come il Donbass. In definitiva Kiev sarebbe disposta ad accettare l’accelerazione americana ma per la nazione ucraina l’unica ipotesi negoziale accettabile è “fotografare” la situazione attuale a proposito di territori ed obiettivi di guerra raggiunti.
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