Area 51

Influencer e politica

Negli ultimi mesi si è parlato molto della possibile influenza politica degli influencer. Il caso di Rita De Crescenzo in Campania è stato emblematico: una figura con enorme visibilità digitale che ha tentato di tradurre il suo successo social in consenso politico. Eppure, il candidato che sosteneva non è stato eletto e i risultati elettorali hanno mostrato che la sua capacità di mobilitazione è stata, nei fatti, quasi nulla.

Questo episodio ci permette di chiarire un punto fondamentale: visibilità non significa potere politico. Avere milioni di visualizzazioni non equivale a orientare il voto. I follower sono spesso spettatori, non sostenitori. Interagiscono, commentano, partecipano emotivamente ma raramente trasformano questo legame in una scelta politica concreta.

Il voto è un gesto “alto”: richiede convinzione, fiducia, appartenenza. E queste dinamiche non si improvvisano attraverso un profilo TikTok. La politica si costruisce nel tempo, attraverso credibilità, coerenza e presenza sui territori. È fatta di reti, relazioni, luoghi, storia, identità. È qualcosa di più profondo e radicato rispetto ai meccanismi veloci e volatili dei social network.

Per questo, pensare che un influencer possa “portare voti”, secondo me, è un errore strategico. Può portare attenzione, sì; può amplificare messaggi, sì; ma il consenso vero nasce altrove. Nasce nel rapporto tra cittadini e istituzioni, nel radicamento locale, nella capacità di proporre una visione.

Il caso De Crescenzo ci ricorda che la politica non può delegare agli influencer il compito di costruire fiducia: deve farlo direttamente, con competenza, con responsabilità e con un ascolto costante dei territori. Ed è un segnale utile anche per gli stessi creatori digitali: il passaggio dalla popolarità alla leadership civica richiede un cambio di registro, un progetto, una narrazione coerente e una consapevolezza nuova. Non basta essere seguiti: occorre essere credibili.

In definitiva, i social possono amplificare la politica, ma non sostituirla. E questo è un dato che, al di là del caso specifico, vale per l’Italia di oggi e per la qualità della nostra democrazia domani.

©Futuro Europa® Riproduzione autorizzata citando la fonte. Eventuali immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione

Condividi
precedente

Camera di Consiglio

successivo

Peter Taksøe-Jensen: un bilancio di presidenza danese del Semestre UE

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *