Cronache dai Palazzi
È partita la corsa alle modifiche della manovra e, soprattutto, la caccia alle coperture per poterle soddisfare. “Prive di fondamento le indiscrezioni sulle eventuali modifiche alla manovra”, ha sottolineato il Mef a proposito della necessità di dover reperire ulteriori risorse per poter attuare eventuali modifiche alla Legge di bilancio non trascurando la linea del rigore e della prudenza tenuta fino ad ora. “La manovra ha come obiettivo tenere in ordine i conti e proseguire quanto iniziato negli anni passati”, ha ribadito il viceministro dell’Economia Maurizio Leo riferendosi in primo luogo al fisco, alle aliquote, al cuneo “in sostegno del ceto medio” e ritenendosi inoltre favorevole alle sanatorie edilizie.
A Palazzo Madama sono stati depositati i 414 emendamenti ritenuti prioritari dalla maggioranza che ha depositato nello specifico 238 emendamenti e l’opposizione 176. La manovra vale circa 18 miliardi di euro.
Tra le soluzioni di trovare delle coperture vi è la tassa di 2 euro sui pacchi fino a 150 euro provenienti dai Paesi extra Ue, proposta da FdI, ed ancora l’imposta da 500 euro sui pagamenti in contanti tra 5 mila e 10 mila euro oltre ad un condono edilizio criticato dalla Lega che auspica un Piano Casa al quale destinare circa 877 milioni di euro a partire dal 2026 fino al 2030, per “programmi di edilizia sociale nella locazione” con l’applicazione di canoni agevolati per alcune categorie come giovani, giovani coppie, genitori separati e anziani.
Secondo l’Istat in Italia ogni 100 nuove case costruite circa 15 sono abusive. “Ci sono milioni di pratiche arretrate, la soluzione non è fare nuovi condoni”, afferma Matteo Salvini illustrando nel contempo la “proposta” della Lega: “Dare 6 mesi al massimo agli enti per rispondere ai cittadini che hanno fatto domanda di condono 5 o 40 anni fa pagando”. Il partito di Matteo Salvini chiede inoltre più fondi e l’aumento automatico per le forze dell’ordine, la rottamazione allargata, la soppressione dell’aumento delle tasse per gli affitti brevi e la cancellazione dell’incremento dell’età pensionabile.
Il ddl di Bilancio prevede infatti che dal 2027 aumenti l’età pensionabile: un mese dal primo gennaio 2027 e poi due mesi dal primo gennaio 2028, escludendo però i lavori gravosi e usuranti. L’eventuale aumento dell’età pensionabile è collegato all’aspettativa di vita certificata dall’Istat, e per coprire tale misura si propone di aumentare di ulteriori 2 punti l’Irap su banche e assicurazioni. Sono invece spariti i provvedimenti Opzione Donna e Quota 103, che le opposizioni e la Lega chiedono di reintrodurre; confermata l’Ape sociale.
A proposito di rottamazione delle cartelle esattoriali la Lega chiede nello specifico di allargare la platea anche ai decaduti della rottamazione quater e a chi ha ricevuto un accertamento ma al momento non ci sono le coperture per poter attuare tali modifiche. Forza Italia, invece, propone sanzioni ridotte per il mancato o ritardato pagamento dei contributi, o dei premi conseguenti alle gestioni previdenziali ed assistenziali per i lavoratori e per coloro che denunciano la propria posizione debitoria.
Altre richieste sono più difficili da mettere in pratica, come ad esempio la tassazione agevolata per favorire l’emersione dell’oro da investimenti, misura difesa in particolare da Forza Italia ma le cui entrate non sono facili da stimare ne, tantomeno, sarebbero sufficienti come coperture a vantaggio di altre proposte di modifica. Si tratta di un intervento che come altri – ad esempio l’esenzione dell’Isee sulla prima casa – richiede un esame più oculato per cui nel frattempo l’esecutivo proseguirà “l’attività di approfondimento”.
Molto c’è ancora da fare. Sul tavolo anche l’incremento delle misure per le imprese grazie ad una maggiore disponibilità del Tesoro, come ad esempio l’estensione su più anni del super ammortamento per le imprese, per ora in vigore solo per il 2026. Per ciò che concerne gli incentivi alle imprese la partita è alquanto delicata ed esula in parte dalla manovra di bilancio. Negli anni precedenti dopo l’Ace, l’aiuto alla capitalizzazione, sono subentrati gli incentivi Transizione 4.0 e 5.0 fondati su crediti di imposta a fronte degli investimenti. Dopodiché è stato sperimentato l’Ires premiale per le imprese che assumevano e investivano, durato solo un anno che è l’anno in corso. Con il 2026 si tornerebbe al super ammortamento ma, con estrema prudenza, sempre per un solo anno. I precedenti incentivi sono inoltre terminati e le imprese possono quindi avvertire il peso di una maggiore incertezza. I fondi di Transizione 5.0 hanno subìto una riduzione drastica e molti fondi sono stati dirottati su Industria 4.0 rivelandosi però insufficienti in quanto destinati a coprire gli incentivi scoperti degli anni precedenti. Il Tesoro di concerto con il ministero delle Imprese e del Made in Italy si trovano quindi a dover lavorare per individuare un’intesa sulle garanzie statali ai prestiti alle imprese.
Il Consiglio dei ministri ha infine confermato fino al 2036 l’esenzione Iva per il Terzo settore. “La proroga delle norme sull’Iva è un risultato positivo e concreto, una soluzione che garantisce stabilità al Terzo settore”, ha affermato il sottosegretario Alfredo Mantovano.
Ogni proposta di modifica dovrà superare il vaglio della Ragioneria generale e il Tesoro ci tiene a sottolineare che le correzioni saranno ammesse solo nel caso in cui ci sono risorse certificate. Il Parlamento dovrà a sua volta approvare la manovra finanziaria 2026 entro il 31 dicembre e prima di questo termine pronuncerà il proprio parere anche la Commissione europea.
Su un altro fronte e in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 Novembre) istituita dalle Nazioni Unite, è stato raggiunto il primo sì alla legge bipartisan sulla violenza sessuale. La proposta di legge bipartisan riscrive integralmente l’articolo 609-bis del codice penale sul reato di stupro. Una legge che finalmente allinea il nostro Paese all’Europa e con la Convenzione di Istanbul. Universalmente riconosciuta e confermata la “rivoluzione culturale” iniziata nell’ormai lontano 1996, quando la violenza sessuale fu riconosciuto come un reato che riguardava la persona e non semplicemente la morale, il primo comma della nuova legge recita così: “Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero ed attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni”. Il corpo non è mai proprietà di qualcun altro, sia all’interno di una relazione stabile sia di altro genere, comprese le relazioni di potere. Si tratta di una legge che tutela pienamente la libera autodeterminazione della persona: il consenso deve essere sempre libero, attuale ed effettivo, non simulato ne condizionato, e sempre contestuale alla condotta. L’iter della riforma prosegue ora verso Palazzo Madama dove si prevede un percorso di approvazione piuttosto rapido, come del resto è accaduto a Montecitorio dato che le diverse forze politiche hanno dimostrato unità e responsabilità corale a proposito di un diritto fondamentale per proteggere le donne dalla violenza.
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