Paesi Bassi verso un governo di coalizione
Le elezioni legislative nei Paesi Bassi del 2025 si sono concluse con un pareggio tra D66 (Democratici 66) e PVV (Partito per la Libertà), aprendo la strada a complesse trattative per un governo di coalizione. Nessuna forza ha ottenuto la maggioranza, e il sistema proporzionale olandese impone ora un delicato equilibrio tra ideologie contrapposte. Le elezioni anticipate del 29 ottobre scorso nei Paesi Bassi, indette dopo la crisi del governo uscente sul tema dell’immigrazione, hanno prodotto uno dei risultati più frammentati della storia politica olandese. Con 15 partiti rappresentati nella Tweede Kamer, la camera bassa del Parlamento, il paese si trova ora di fronte a un difficile processo di formazione del governo. Il voto ha confermato una tendenza alla polarizzazione e alla frammentazione, L’estrema destra, pur perdendo voti con il PVV, ha guadagnato seggi con JA21 (9) e FvD (7). I partiti minori hanno consolidato la loro presenza, rendendo il Parlamento più eterogeneo che mai.
I Democratici 66 (D66), guidati da Rob Jetten, hanno ottenuto 26 seggi, guadagnando ben 17 rispetto al 2023. È una vittoria storica per il partito social-liberale, che ha saputo capitalizzare una campagna mediatica efficace e una leadership carismatica. Partito per la Libertà (PVV) di Geert Wilders ha anch’esso conquistato 26 seggi, ma ha perso 11 rispetto alle precedenti elezioni, segnando un arretramento dell’estrema destra tradizionale. VVD di Dilan Yeşilgöz-Zegerius, il partito liberale di destra, si è fermato a 22 seggi, mentre l’alleanza Verdi-Laburisti (GL/PvdA) ha ottenuto 20 seggi, in calo rispetto al 2023. CDA (Appello Cristiano Democratico) ha risalito a 18 seggi, beneficiando del crollo del partito scissionista NSC, rimasto fuori dal Parlamento.
Il sistema proporzionale olandese richiede 76 seggi per la maggioranza, ma nessun partito si avvicina a questa soglia. Inoltre, tutti i principali partiti hanno escluso una coalizione con il PVV, rendendo Geert Wilders politicamente isolato nonostante il risultato numerico. La coalizione più probabile potrebbe coinvolgere: D66 (26), VVD (22), GL/PvdA (20), CDA (18). Questa combinazione raggiungerebbe 86 seggi, ma richiederebbe compromessi significativi su temi come economia, ambiente, immigrazione e diritti civili.
Le trattative per la formazione del governo potrebbero durare settimane, se non mesi. Nonostante sia il partito di maggioranza relativa, il PVV di Wilders ha posizioni estreme sull’immigrazione e l’Europa che rendono molto difficile trovare partner disposti a formare una coalizione con loro. Alcuni partiti tradizionali di centro-destra hanno escluso una collaborazione. La sfida sarà trovare un equilibrio tra stabilità istituzionale e rappresentanza democratica, in un contesto dove nessuna ideologia ha prevalso nettamente. Si ipotizzano complesse alleanze alternative. Una potenziale coalizione di centro-destra richiederebbe l’accordo tra almeno PVV, VVD e NSC (o forse, in alcuni scenari più recenti, il D66 di Rob Jetten se si fa riferimento ai risultati delle elezioni più recenti, anche se i dati storici delle elezioni del 2023 indicano il PVV come vincitore). In assenza del PVV, un’alleanza più ampia di centro-sinistra o di centro sarebbe un’altra possibilità, sebbene complessa a causa delle rivalità tra i partiti. Rob Jetten ha parlato di “una svolta contro la politica dell’odio e della negatività”, mentre Wilders ha riconosciuto la sconfitta, pur rivendicando la coerenza del suo messaggio. Frans Timmermans, leader della coalizione rosso-verde, si è dimesso dopo il calo dei suoi seggi.
Nel quadro europeo globale si potrebbe rilevare un rafforzamento dell’asse progressista nel caso fosse D66 a guidare il governo, l’Olanda potrebbe spingere per una maggiore integrazione europea, sostenendo il Green Deal e la difesa comune. Si è riusciti nell’intento di isolare l’estrema destra con il ridimensionamento del PVV e il mancato ingresso di NSC, fattori segnano un freno alla retorica anti-UE. Un governo basato su questa coalizione potrebbe riportare l’Olanda a essere un mediatore tra Nord e Sud Europa, soprattutto su temi fiscali e migratori, e il successo di D66 potrebbe ispirare i liberali in Belgio, Germania e Danimarca, mentre l’arretramento di Wilders indebolisce le reti sovraniste. La stabilità e l’orientamento politico del prossimo governo olandese, sia esso guidato da una figura di centro-destra (magari meno estrema di Wilders) o da un’ampia coalizione di centro, avranno un impatto significativo sia sulla politica interna (come la crisi abitativa e l’immigrazione) che sulla posizione dei Paesi Bassi nell’Unione Europea.
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Un Commento
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