Cronache dai Palazzi
La nostra Italia raccontata attraverso la storia e l’operato dei Comuni, “centri propulsivi” e “strumenti operativi”, riuniti “Insieme per il bene comune”. È stato questo il titolo della 42esima Assemblea annuale dell’Anci che si è aperta alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Cinquemila sindaci in fascia tricolore definiti dal Capo dello Stato una “solida rete di unità del Paese” oltreché “base democratica delle nostre istituzioni repubblicane”, in pratica “la prima linea della nostra democrazia”. I Comuni, nello specifico, rappresentano il “termometro delle fiducia nelle istituzioni”, in particolare modo quando la partecipazione al voto decelera.
“Non possiamo accontentarci di una democrazia a bassa intensità” afferma il presidente Mattarella lanciando un allarme per la crisi della rappresentanza politica che nessun “meccanismo tecnico” può risolvere. “La rappresentatività è un’altra cosa e va perseguita e coltivata con grande determinazione” e, in sostanza, “la riduzione dell’affluenza alle urne è una sfida per chi crede nel valore della partecipazione democratica”. I Comuni inoltre sono i “centri propulsivi” delle politiche di coesione in grado di ridurre le diseguaglianze, a proposito delle quali occorre intervenire anche ad esempio per ciò che concerne l’Intelligenza Artificiale che rappresenta una risorsa molto importante ma va gestita altrimenti rischia di trasformarsi in uno strumento di esclusione soprattutto per quanto riguarda i soggetti più deboli, in primo luogo giovani e anziani.
Un’altra parola chiave è non a caso “uguaglianza” e di concerto “esclusione sociale”, per cui la politica deve necessariamente adoperarsi per fronteggiare “forme inedite di disagio” e “nuove povertà” nonostante le difficoltà e le disparità anche sul piano territoriale. Mettere in pratica “il valore dell’inclusione” è “nel Dna dei Municipi” a partire dalle politiche per la casa “basilari” non solo per le famiglie in generale ma anche per gli studenti ad esempio, alle prese con affitti spesso improponibili al pari di molti lavoratori con stipendi bassi “marginalizzati e sospinti nel degrado”. L’emergenza abitativa rappresenta senza dubbio una priorità e provoca non poche tensioni per cui è necessario “uno sforzo di programmazione che interpella Comuni, Regioni e Stato”.
I Comuni si sono rivelati maestri anche nell’uso dei fondi del Pnrr e il Capo dello Stato auspica che le misure messe in campo dal governo non sottopongano gli amministratori locali ad eventuali restrizioni o tagli che non permetterebbe loro di rispondere alle esigenze dei propri cittadini.
“Il Piano europeo di rilancio è divenuto per i Comuni italiani un acceleratore di professionalità e di competenze, che adesso sono a disposizione del Paese, della società e che sarebbe un dannoso impoverimento di risorse non utilizzare al meglio”, ammonisce il presidente Mattarella e rivolgendosi ai sindaci sottolinea: “La Agenda per la Coesione, che avete presentato alla Commissione Europea, presenta particolare valenza”. In definitiva “l’Europa dei Comuni non è uno slogan astratto, ma una realtà che invoca un serio programma di lavoro”.
Si possono infine considerare “crimini contro l’Italia” le minacce ai sindaci che tutti i giorni sono “in prima linea” impegnandosi per lo sviluppo concreto dei diversi territori che rappresentano, in pratica mettendoci la faccia. In definitiva i Comuni di tutta Italia rappresentano il “motore chiamato a mettere in circolo energia sociale, economica, culturale”, luoghi in cui fin dal secolo scorso “si sono spesso sperimentate buone pratiche divenute poi paradigma nazionale”.
Ai sindaci che chiedono più fondi la premier Meloni replica a sua volta che la legge di Bilancio 2026 è la “prima che da anni non prevede nuovi tagli per il comparto degli enti locali”. E subito dal banco delle opposizioni Elly Schlein controbatte sottolineando che la premier “dimentica che le sue manovre precedenti hanno sottratto 10 miliardi e 700 milioni agli enti locali”. La maggioranza risponde comunque compatta ribadendo che “Schlein ignora o finge di ignorare i dati e si conferma una marziana rispetto alle reali esigenze dei territori”.
A proposito di Legge di Bilancio il 14 novembre è scaduto il termine ultimo per le proposte di modifica e alle 19 di martedì 18 scade il termine per i correttivi giudicati fondamentali, i cosiddetti “emendamenti segnalati”. Il testo dovrebbe giungere a Palazzo Madama per il via libera in prima lettura non più tardi del 15 dicembre. Il disegno di legge di Bilancio per il 2026 deve comunque essere approvato anche alla Camera. Entro il 30 novembre la Commissione europea dovrà inoltre esprimere un primo parere sulla legge di Bilancio italiana (come su quella degli altri Stati membri dell’Unione europea) in primo luogo per verificare l’aderenza dei vari testi ai vincoli di finanza pubblica. L’approvazione della manovra è di certo condizionata dalla quantità di emendamenti giunti in Senato e il conseguente ritorno all’Aula di Montecitorio che dovrà approvare la manovra senza modifiche per poi farla tornare a Palazzo Madama. In ogni modo e come di consueto, per evitare l’esercizio provvisorio il via libera finale deve essere concretizzato entro il 31 dicembre.
A proposito di emendamenti sono oltre cinquemila, provenienti dai diversi gruppi parlamentari appartenenti sia alla maggioranza sia all’opposizione. Forza Italia ad esempio mira a escludere o comunque a limitare l’aumento delle tasse sugli affitti brevi online, l’inasprimento sui dividendi e dell’Irap. La Lega invece vuole estendere l’ampiezza della rottamazione delle cartelle esattoriali e la flat tax. Fratelli d’Italia, infine, vuole tutelare pensioni e stipendi delle forze dell’ordine. La Lega sarebbe propensa anche ad inasprire il prelievo sulle banche in contrasto con Forza Italia e da qui l’idea di recuperare risorse sfruttando l’exploit delle quotazioni dell’oro. Il gettito potrebbe sfiorare i 2 miliardi di euro rimpiazzando e compensando il nuovo regime fiscale dei dividendi e l’incremento dell’Irap per le holding di partecipazioni, assimilate agli istituti bancari, misure non condivise da Forza Italia. “A noi le tasse non piacciono per principio, ma se proprio uno deve trovare soldi, meglio farlo facendo meno male possibile”, afferma il capogruppo a Palazzo Madama di Forza Italia, Paolo Barelli, riferendosi in particolare all’emendamento alla legge di Bilancio per tassare in maniera agevolata la rivalutazione del metallo giallo messo da parte dai risparmiatori. Negli ultimi due anni il valore di mercato dell’oro è praticamente raddoppiato, da 55 a 115 euro al grammo, e i dati stimano che le famiglie italiane ne possiedano circa cinquemila tonnellate a cui corrisponde un valore che supera i 500 miliardi. La proposta di Forza Italia consiste nella possibilità di riallineare i valori dell’oro che si possiede pagando una tassa una tantum del 12,5% qualora non si abbiano prove di acquisto, data la difficoltà attuale a monetizzare; ora occorre pagare il 26% sulla plusvalenza ma solo se si ha una fattura o uno scontrino che metta nero su bianco il prezzo di acquisto, in caso contrario si paga il 26% sul valore della cessione. Se almeno il 10% delle famiglie italiane aderisse alle nuove norme lo Stato potrebbe incassare tra 1,7 e 2 miliardi di euro e, nel contempo, l’operazione potrebbe rivelarsi molto proficua per chi possiede oro come forma di investimento ma anche per coloro che possiedono oggetti d’oro in famiglia e, volendoli smobilizzare, possono sfruttare di pagare il 12,5% oggi invece che il 26% domani.
Una ulteriore novità che dovrebbe essere inserita nella manovra per il 2026 è la tassazione dei prodotti extra Ue che hanno un valore non superiore a 150 euro, in sostanza i pacchi non molto esosi che giungono in gran parte dalla Cina attraverso gli acquisti online. Si tratta di una proposta sostenuta ampiamente dal nostro Paese che è stata discussa e approvata anche a Bruxelles il 13 novembre dai ministri Ecofin. “È un fenomeno che sta distruggendo il commercio al dettaglio ed è un problema che attiene alla concorrenza sleale, per questo abbiamo sostenuto con forza un anticipo al 2026 dei nuovi dazi”, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Sullo sfondo il nuovo accordo Italia-Albania, un vertice definito storico in quanto è la prima volta che i due governi si riuniscono complice il rapporto di fratellanza tra i due premier, Meloni ed Edi Rama per il quale Giorgia è “una sorella, oltre che una collega europea”.
La premier Meloni ha rimarcato a sua volta “la qualità e la quantità delle intese bilaterali”, circa sedici testi sottoscritti che danno il via ad una “fase nuova” tra Italia e Albania: “Un’amicizia che arriva da lontano ma che da oggi vuole essere più sistemica”.
Per quanto riguarda i centri di accoglienza per migranti contestati dai partiti di opposizione, per i quali “sono stati buttati via centinaia di milioni di euro” – centri che fino ad oggi non hanno funzionato al meglio anche a causa di alcune sentenze della magistratura, tra cui quella della Corte di giustizia europea – Giorgia Meloni ha sottolineato che i centri funzioneranno nel momento in cui “sarà messa in campo la nuova cornice giuridica europea del nuovo Patto per la migrazione e l’asilo” (giugno 2026), difendendo nel contempo l’importanza del progetto definendolo “un meccanismo innovativo” di cui “non tutti hanno compreso la validità” anzi “in molti hanno lavorato per bloccarlo”.
Tra i focus del vertice di Roma a villa Doria Pamphili anche la realizzazione del Corridoio 8 che collegherà l’Italia ai Balcani e sarà strategico per l’energia, “una dorsale che parte dalla Puglia e arriva sulle sponde del Mar Nero passando per l’Albania, la Macedonia del Nord e la Bulgaria: un’infrastruttura strategica che significa assicurare sviluppo, benessere e sicurezza a tutta la Ue” ha spiegato la premier.
Auspicando l’ingresso di Tirana nell’Unione europea nel 2028, quando la presidenza di turno della Ue sarà del governo italiano, Giorgia Meloni ha infine sottolineato che “l’Albania si comporta già come una nazione membro dell’Ue, capace di solidarietà coi Paesi con cui coopera che di rado si è vista” e, in sostanza, si può dire che “è già una nazione europea”.
Italia e Albania hanno inoltre firmato accordi anche in tema di difesa; sicurezza cibernetica; contrasto al narcotraffico; energia; protezione civile; sanità in particolare a favore del settore neonatale; cultura attraverso un’intesa tra la Fondazione Maxxi e la Galleria nazionale d’arte albanese; cooperazione finanziaria tramite Cassa depositi e prestiti e il ministero delle Finanze albanese. Nel settore industriale è stato inoltre firmato un accordo tra Simest e l’Albanian investment development agency per sostenere le piccole e medie imprese albanesi, ed è stata siglata una joint venture Fincantieri-Kayo dedicata allo sviluppo industriale navale attraverso la costruzione e la manutenzione di navi militari nei cantieri albanesi di Valona. Fincantieri fornirà nello specifico competenze, formazione e know-now. La joint-venture potrà realizzare unità navali fino a 80 metri di lunghezza destinate anche a progetti esteri.
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