Politica

Cronache dai Palazzi

Il testo del disegno di legge di Bilancio è salito da 137 a 154 articoli, ha ricevuto la bollinatura della Ragioneria di Stato e il via libera dal Presidente della Repubblica per poter poi raggiungere Palazzo Madama. Molti i punti nevralgici: contributo delle banche, fondi per le grandi opere, trasporto locale (tra cui le metropolitane di Roma, Milano e la ferrovia di Napoli-Afragola) per cui è caos sulle risorse, anche all’interno della maggioranza. I forzisti sono contrari all’incremento della tassa sugli affitti brevi (dal 21% al 26%) e anche i leghisti la definiscono “sciocca”. Gli azzurri si oppongono inoltre alla tassazione sui dividendi: “A volte pare che sia parte di qualcuno, una sorta di ‘grand commis’ del ministero delle Finanze, una voglia di punire, ma è la politica che poi decide”, afferma in vicepremier Tajani. Quindi la decisione finale spetta al Parlamento. La Lega a sua volta reclama le risorse per strutturare “un piano casa serio” e il vicepremier Salvini sottolinea che “un piano casa serio ha bisogno di finanziamenti seri”.

Proteste anche dall’Anci per le “pesanti criticità finanziarie che mettono a rischio la capacità dei Comuni di garantire alcuni servizi essenziali”, il sindacato esprime invece “forte preoccupazione” per quanto riguarda partecipazione e contratti nazionali e per Confindustria “preoccupano la tassazione dei dividendi e la stretta sui crediti di imposta”.

Non si scompone il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti di fronte alle diverse lamentele, comprese quelle che provengono dai partiti di opposizione che si aspettavano di più o che avrebbero voluto limitare i tagli. Il ministro dell’Economia sottolinea che “la manovra rispetta i paletti che il governo ha accettato nella trattativa con l’Ue e che si è impegnato a non travalicare” e dopo le polemiche per quanto riguarda la reintegrazione di eventuali tasse ribadisce la “assoluta fiducia nell’operato delle istituzioni con le quali si confronta ogni giorno al ministero”. Ragioneria generale dello Stato, Tesoro e Finanze che hanno lavorato con impegno negli ultimi giorni.

A proposito di “paletti” imposti dall’Unione europea, nel corso del recente Consiglio europeo ci si è confrontati anche “sui progetti di difesa comune nell’ambito dello strumento Safe” e a Roma, nello specifico, arriveranno circa 15 miliardi di fondi europei per programmi di rafforzamento delle capacità militari. Incontrando il presidente Zelensky, oltre alle risorse militari, la premier Meloni ha definito anche l’aiuto concreto che le imprese italiane possono dare all’Ucraina per proteggere le infrastrutture energetiche. Ci si è confrontati sul come “difendere il nostro settore energetico e renderlo più resiliente e l’Italia dispone delle competenze e delle attrezzature necessarie a tal fine”, ha dichiarato il presidente ucraino. Di prezzi dell’energia e di transizione ambientale Meloni ha invece discusso con la presidente von der Leyen. Roma chiede una revisione delle norme attuali nel medio periodo, provvedimenti necessari nel settore automobilistico, un intervento più incisivo della Commissione sui meccanismi della formazione dei prezzi dell’energia in ambito Ue.

Il Colle rimarca a sua volta l’importanza di una riforma del Palazzo di Vetro, che deve necessariamente mantenere le redini in quanto custode di un ordine internazionale che in questo momento storico è a rischio a causa di vari fronti aperti in diverse zone del globo. Il presidente Mattarella rimarca la “vocazione universale” dell’Onu, fulcro del multilateralismo e delle relazioni internazionali. Afferma il Capo dello Stato: “L’ottantesimo anniversario dalla istituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite consente di riaffermare il fermo sostegno dell’Italia al multilateralismo, di cui l’ONU, organizzazione internazionale a vocazione universale, costituisce il pilastro fondamentale”.

La parola chiave è responsabilità sia per l’istituzione Nazioni Unite sia per i principali attori internazionali chiamati a garantire la pace, e a risolvere la guerra, traducendo il multilateralismo in piani di azione. Di fondamentale importanza è l’osservanza delle regole sovranazionali. “Credere e investire nelle Nazioni Unite implica agire per trasformare in azioni concrete il principio della solidarietà internazionale e di un ordine mondiale basato sul rispetto delle regole”, sottolinea il presidente della Repubblica ribadendo che “l’impegno italiano nelle Nazioni Unite è asse portante della politica estera del nostro Paese, in attuazione di quanto sancito dall’art. 11 della Costituzione”. La missione è costruire obiettivi comuni e “promuovere una logica di collaborazione e rispetto fra gli Stati, alternativa a quella della sopraffazione. Convincimenti che appaiono oggi tanto più fondati e decisivi a fronte di impellenti sfide globali e dell’allarmante diffusione di conflitti armati”.

In questo contesto la Carta delle Nazioni Unite rappresenta la bussola e occorre rimarcarne i “valori portanti” che sono “articolati nei tre pilastri della pace, dello sviluppo e della tutela dei diritti umani”. Gli Stati e nello specifico le Nazioni Unite hanno il “dovere” di promuovere i suddetti “valori” costantemente nel tempo e nello spazio, riaffermandoli soprattutto quando vacillano, “a sostegno della dignità di ogni popolo e di ogni persona”.

È quindi auspicabile una riforma della governance del Palazzo di Vetro partendo dall’assunto che “l’Onu non è un superfluo orpello diplomatico o foro di dibattito fine a sé stesso”. Si tratta di una “organizzazione internazionale a vocazione universale” da cui “dipendono le sorti di una Comunità degli Stati pacificata e cooperativa, realizzando i nobili ideali di quanti ne concepirono l’istituzione dopo le immani tragedie dei due conflitti mondiali nel secolo scorso”. In sostanza si tratta di “agire per trasformare in azioni concrete il principio della solidarietà internazionale e di un ordine mondiale basato sul rispetto delle regole”.

L’impegno del nostro Paese nelle Nazioni Unite è per l’appunto “asse portante della politica estera del nostro Paese”. In questa prospettiva la Repubblica italiana sostiene e auspica “una riforma del Consiglio di Sicurezza che lo renda più rappresentativo, responsabile ed efficace” affinché l’Organizzazione delle Nazioni Unite “evolva in un’organizzazione sempre più capace di rispondere alle crisi e alle sfide della nostra epoca”, in un mondo sempre più multilaterale, complesso e interconnesso, in continua evoluzione e rivoluzione, governato da temporanei rapporti di forza che mettono costantemente in discussione lo status quo della democrazia, della pace e del progresso, tantoché il ruolo dell’Onu risulta decisivo e sempre più incisivo per non ridurre il mondo in “macerie” come nel 1945. La “collaborazione” e il “rispetto fra gli Stati” sono in definitiva i pilastri per mettere a tacere ogni forma di sopraffazione e di violenza, favorendo la pace, la libertà e la sicurezza dei popoli a vantaggio di “un ordine mondiale basato sul rispetto delle regole”.

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