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Cronache dai Palazzi

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica, propedeutico alla manovra che si avvicina, e con il quale il governo si appresta a comunicare alla Ue il rientro del deficit sotto la soglia di attenzione. Il suddetto Documento indica infatti un deficit del 3,3% da migliorare, portandolo al di sotto del 3% nel corso di un triennio.

La prossima sarà una Legge di Bilancio “di ferma e prudente responsabilità, che terrà conto della tenuta della finanza pubblica nel rispetto delle regole Ue e delle imprescindibili tutele a favore della crescita economica e sociale dei lavoratori e delle famiglie”, ha chiarito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ma si dovrà tener conto anche delle nuove esigenze della difesa per la quale si stima una spesa di circa 12 miliardi.

Si prevede un lieve calo del deficit al 2,8% nel 2026, e nei due anni successivi si auspica al 2,6 e al 2,3, uscendo progressivamente dalla procedura di infrazione Ue anche prima del previsto. Il debito invece, anch’esso sotto controllo, dovrebbe attestarsi su un 134,8% nel 2028.

Dal riordino degli sconti fiscali potrebbe arrivare buona parte dei 9,5 miliardi previsti, grazie ad una oculata riduzione delle spese, le cosiddette “tax expenditures” per le quali è stata messa a punto una mappatura. Potrebbe fornire un contributo anche l’aggiornamento del catasto, con la revisione dei valori degli immobili che hanno usufruito dei bonus edilizi. Sul fronte delle entrate si prevede inoltre una nuova versione del “contributo di solidarietà” per gli istituti di credito.

Il 20 ottobre sarà il giorno della manovra e, come spiega una nota del Mef, nella pratica dei conti è necessaria “una ricomposizione del prelievo fiscale riducendo il carico di lavoro”; nel contempo la manovra “garantirà un ulteriore rifinanziamento del fondo sanitario”, si prevedono “misure volte a stimolare gli investimenti delle imprese, a garantirne la competitività, e a sostegno della natalità e della conciliazione vita-lavoro”.

Il taglio dell’aliquota Irpef per i redditi tra i 28 e i 50 mila euro, per cui si passerà dal 35% al 33%, è l’unica misura sulla quale i partiti della maggioranza sembrano essere tutti concordi e il ceto medio risulta essere il fulcro della manovra con un beneficio massimo stimato di circa 440 euro l’anno. “Nel ’24 abbiamo aiutato i redditi bassi, ora aiutiamo il ceto medio”, ha affermato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, sottolineando che gli sgravi Irpef possono alleggerire il peso del drenaggio fiscale che secondo il sindacato ha privato i contribuenti di circa 24 miliardi negli ultimi tre anni. Non si esclude inoltre l’ipotesi di una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali sostenuta in primis dalla Lega. Si ipotizzano rate fino a un massimo di otto anni, in funzione del debito, con importo costante, ma non inferiore ai 50 euro mensili.

Per le imprese che investono gli utili in investimenti e occupazione è inoltre prevista la conferma e la semplificazione dell’Ires premiale, che dovrebbe scendere dal 24% al 20% con un taglio dell’imposta del 4%. Per le imprese è previsto inoltre un nuovo “incentivo orizzontale” che potrà contare su una dote di circa 4 miliardi non spesi del piano “Transizione 5.0”, oltre a nuove risorse derivanti dalla rimodulazione del Pnrr.

Rilevante anche il pacchetto di aiuti a favore dei nuclei familiari. Il Documento anticipa che sarà “confermata e potenziata” l’integrazione di reddito mensile di 40 euro destinata alle lavoratrici madri. Rifinanziati anche gli sconti sulle bollette del gas per le famiglie disagiate e numerose e l’istituzione di un “conto mobilità” dovrebbe garantire sconti sui servizi di trasporto pubblico. Permane infine il bonus natalità. Sul tavolo vi è inoltre la possibilità di una quarta “pace fiscale” e nuovi investimenti per i Lep e l’Autonomia Differenziata.

Facendo i conti la situazione di partenza prevede circa 16 miliardi finanziati per il 40% con nuove entrate e i rimanenti applicando dei tagli alla spesa, oltre che bilanciando i fondi che sono stati già stanziati. A tali risorse si aggiungerebbe un piccolo “tesoretto” di 2,3 miliardi che però dovrà essere valutato nel corso delle prossime settimane.

Favorito anche “un ulteriore rifinanziamento del Fondo sanitario nazionale” con un incremento di 2,5 miliardi rispetto ai 4 già messi in conto come un piano di 27 mila assunzioni di medici e infermieri; infine, investimenti in prevenzione e l’aumento del tetto di spesa per il settore farmaceutico. Il governo ha inoltre previsto un incremento della spesa per il settore della difesa anche usufruendo della clausola di salvaguardia Ue e del cosiddetto programma Safe con cui l’Europa ha messo a disposizione 150 miliardi per il riarmo, dei quali 15 mila per l’Italia avvalendosi della cosiddetta “clausola di salvaguardia nazionale”. Si prevede nello specifico una diluizione degli stanziamenti nel corso dei prossimi tre anni: lo 0,15% del Pil nel 2026 pari a 3,5 miliardi, lo 0,3% nel 2027 (7 miliardi) e lo 0,5% nel 2028 raggiungendo un impegno complessivo di spesa pari a 12 miliardi, tutto ciò dopo essere formalmente usciti dalla procedura d’infrazione Ue nella prossima primavera.

La manovra prevede anche un piano sociale per la casa con “un potenziamento degli investimenti per l’accesso ad alloggi sostenibili e a prezzi accessibili” e una parte cospicua di fondi arriverà dal Piano sociale per il clima che vale 9,3 miliardi.

Un altro capitolo impegnativo riguarda gli incentivi alle imprese in scadenza, dei quali Confindustria chiede la conferma per un importo di 8 miliardi nel prossimo triennio; inoltre, nel rapporto “Investimenti per muovere l’Italia” l’Unione degli industriali sottolinea che senza il Pnrr l’economia italiana avrebbe registrato “nessuna crescita, ma una stagnazione”, non superando lo 0,3%, mentre grazie al Pnrr nel 2025 il nostro Paese ha beneficiato di una spinta alla crescita pari allo 0,8%. In definitiva per Confindustria la legge di Bilancio dovrà prevedere incentivi a sostegno del Prodotto interno lordo. “Serve una continuità di misure: gli incentivi stanno scadendo”, ha ammonito il presidente Emanuele Orsini aggiungendo che sarebbe auspicabile “un piano di politica industriale con una visione almeno a tre anni”. Il presidente degli industriali cita gli incentivi della Zona economica speciale per il Sud considerandoli un modello: “Lo Stato è rientrato dei soldi spesi. Abbiamo generato 28 miliardi di investimenti e 35 mila di assunzioni”. Rivolgendosi direttamente al governo, Orsini ricorda infine che per poter raggiugere dei livelli di produttività soddisfacenti “l’energia deve costare in media come negli altri Paesi”, mettendo in pratica il cosiddetto “disaccoppiamento” ossia separando il prezzo del gas da quello dell’elettricità.

Nonostante le risorse siano limitate, secondo Palazzo Chigi la manovra avrà comunque un effetto espansivo sull’economia, la crescita del Prodotto interno lordo potrebbe essere costante nell’arco dei prossimi tre anni e il deficit si attesterà al di sotto del 3% rispettando a pieno anche le regole di bilancio di stampo europeo, evitando la riattivazione di qualsiasi procedura d’infrazione. La nuova clausola di salvaguardia Ue sulla difesa consente comunque di aumentare la spesa destinata alla difesa fino all’1,5% del Pil nei prossimi 4 anni e, in pratica, fino al 2028 sarà possibile registrare un deficit superiore al 3% deviando temporaneamente dalle regole di bilancio senza però incorrere in una violazione né che sia riattivata alcuna procedura.

Nel frattempo, i dati Istat registrano che gli italiani spendono di più ma consumano di meno, le vendite dei beni alimentari calano infatti in volume (-2,2%) su base annuale. Nel frattempo, il potere d’acquisto rallenta (+0,3%) nel secondo trimestre del 2025 dopo il +0,7% del primo trimestre, mentre sale di tre decimi la propensione al risparmio stimata ora al 9,5%.

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