Cronache dai Palazzi
L’aumento delle spese per la difesa è una necessità, sostiene il ministro della Difesa. Si tratta comunque di una “guerra ibrida” in corso da diverso tempo combattuta anche con “disinformazione, attacchi hacker, intrusioni, manipolazione dell’opinione pubblica, spionaggio tecnologico”. Ormai da anni le guerre si combattono sul fronte della disinformazione e delle cosiddette “fake news”. “Siamo già in guerra e lo siamo già in un mondo che non si vede, ma dove si può, volendo, mettere in ginocchio una nazione”, puntualizza il ministro Crosetto.
Occorre quindi essere pronti a “intervenire” non solo sul campo ma anche considerando i meccanismi dell’informazione e ancor di più della disinformazione. “La disinformazione di Stato è ormai una prassi anche in Russia dove la gente pensa che i loro militari morti sul fronte ucraino siano poche migliaia, quando invece sono un milione. Noi sembriamo ignorare quanto la guerra ibrida sia pericolosa”, puntualizza il ministro della Difesa Guido Crosetto con la convinzione che occorre reagire perché “se non si reagisce, si soccombe. Si deve bloccare chi attacca anche, se serve, restituendo l’attacco”. Nello stesso tempo “servono cornici normative e legali che consentano, se un attacco viene intercettato e individuato, di colpire con le stesse modalità chi lo ha prodotto”.
Nonostante la discussione sia accesa, per quanto riguarda la spesa per gli armamenti il ministro sottolinea che “non è una scelta facoltativa”. Arrivare al 3,5% del Pil entro il 2035 impegna anche la Spagna “ma noi lo facciamo anche con una logica più ampia”, spiega Crosetto aggiungendo che “la linea” del governo italiano “è investire in maniera tale da avere ricadute sul Pil interno, usando la capacità produttiva italiana, e utilizzare la tecnologia militare anche per far crescere quella che può trovare applicazioni civili”. In pratica lavorando sugli elicotteri per uso militare si favorisce nel contempo “l’eccellenza anche per le produzioni civili”. Ed infine una stoccata politica: “Nessuno pensa di arrivare al 3,5% domani, parliamo del 2035. Se il centrosinistra dovesse vincere le prossime elezioni, se lo gestiranno loro e vedremo cosa faranno”, afferma il ministro del governo Meloni.
Crosetto sottolinea inoltre che nel momento attuale si sta affrontando “l’emergenza di due conflitti con implicazioni internazionali gravi, qualcosa che, solo fino a qualche anno fa, non esisteva neppure in teoria”. L’incremento della spesa militare rappresenta quindi “una necessità dei tempi in cui viviamo” anche se “non è un obbligo stabilito in modo perenne”.
L’Europa a sua volta sta facendo tutto il possibile per mediare i conflitti su vari fronti nello scacchiere internazionale ma presenta dei limiti in quanto “non è uno Stato federale, non ha una politica estera né una difesa comune”. Nello specifico “Von der Leyen vorrebbe avere un ruolo maggiore, ma il peso politico lo hanno le singole nazioni, rebus sic stantibus i trattati Ue e le singole costituzioni nazionali”, spiega il ministro della Difesa.
Nelle ultime ore, a ridosso dello sconfinamento polacco dei droni russi, Palazzo Chigi, Farnesina e Difesa hanno operato una attenta ricognizione delle forze italiane impiegate nella Difesa. Sul fronte orientale dei confini Nato abbiamo circa 2.000 uomini, 4 F-35, due aerei da ricognizione radar, una delle batterie di Samp-T di un certo valore, sistemi missilistici italo-francesi di difesa aerea e antimissile a media portata realizzati nei primi anni Duemila nell’ambito del programma FSAF (Famiglia di Sistemi Superficie-Aria). Si tratta di sistemi in grado di individuare minacce aeree e missili balistici a corto raggio con copertura a 360 gradi.
Un’ulteriore analisi, dai confini non chiari, è ancora in corso e si valuterebbe il potenziamento del contributo italiano al comando Nato – nello specifico altri due F35 – come anche da parte di Berlino e la Danimarca. Londra invece ha dato l’ok ma non ha ancora reso noto in che misura potrà contribuire. Trattandosi di un’operazione Nato e del potenziamento di un assetto già esistente, le regole non prevedono autorizzazioni da parte del Parlamento, anche se, in ogni modo, si devono fare i conti con il bilancio italiano, con le forze di opposizione e anche con un pezzo della maggioranza. Fatto sta che anche l’Italia, uno dei Paesi più impegnati sul fronte diplomatico nel sostegno a Kiev, potrebbe (e dovrebbe) avere un ruolo nella nuova operazione strategica lanciata dalla Nato definita “Sentinella dell’Est”. Smentita invece la realizzazione di droni diretti alla difesa di Kiev da parte della nostra principale azienda militare, che pur avendo sottoscritto un accordo di cooperazione con un’azienda turca che costruisce droni smentisce di essere prossima all’implementazione dell’intesa. Considerando le nuove basi russe in Libia oltre al fianco Est della Nato occorrerebbe infine controllare il fianco Sud.
L’Europa, a sua volta, si trova alle prese con la costruzione di una Difesa comune, un tema alquanto divisivo anche all’interno dei singoli Stati nazionali a partire dal Parlamento italiano, all’interno del quale (fino a pochi giorni fa) risulta non facile il raggiungimento di una mozione unitaria sul riarmo europeo per la presenza di forze contrarie sia all’interno della maggioranza, che sorregge il governo, sia all’interno del fronte delle opposizioni.
In definitiva, come ammonisce il Capo dello Stato Sergio Mattarella, l’Europa dovrebbe “fare l’Europa per superare la logica del conflitto e delle guerre, per evitare l’oppressione dell’uomo sull’uomo, per ribadire la dignità di ogni essere umano”. In sostanza “fare l’Europa” rappresenta un dovere e una necessità storica, in particolar modo in momenti di crisi come quello attuale, momenti in cui il futuro dell’umanità è più a rischio.
Il presidente Mattarella ricorda la funzione storica, politica, sociale e morale del Vecchio Continente augurando buon lavoro alla prima Conferenza europea di Ventotene per la pace e la democrazia, due giorni dopo la visita a Lubiana, in Slovenia, dove ha evocato il fatale luglio del 1914 in cui fu innescata la Prima guerra mondiale. “Forse nessuno voleva far scoppiare la Prima guerra mondiale – ha affermato il Capo dello Stato -, ma l’imprudenza dei comportamenti, come spesso è accaduto nella storia, provoca conseguenza non scientemente volute”. Di fronte allo sconfinamento russo in terra polacca e, in particolare, di fronte all’attacco al Qatar da parte di Israele, il presidente Mattarella ribadisce che è “inaccettabile che si violi così la sovranità di un altro Paese”. L’allarme del Quirinale riguarda “il fatto che ci si muove su un crinale in cui, anche senza volerlo, si può scivolare in un baratro di violenza incontrollata”. Il rischio estremo potrebbe essere scatenare una guerra “di dimensioni inimmaginabili”.
Il Capo dello Stato sprona l’Europa affinché metta sempre in pratica “l’aspirazione alla pace che la contraddistingue”, di concerto con la comunità internazionale che non può e non deve accettare delle condizioni che rendono “impossibile una soluzione politica definitiva”.
Un messaggio simile, un “messaggio potente” contro ogni oppressione, lo lanciarono nel 1941 gli antifascisti reclusi sull’isola di Ventotene dall’“assolutismo” fascista, tra cui Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni ai quali si deve il Manifesto di Ventotene. L’isola pontina è diventata “uno dei luoghi ispiratori” a proposito di civiltà e custodisce in sé una “lezione di vita” essenziale, fondata sul riconoscimento di valori europei fondamentali: pace, libertà, democrazia e progresso.
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