Di Maio e i Gilets jaunes

Il dramma che attraversa la Francia è tra i più seri e pericolosi avvenuti in Europa dopo il maggio 1968. Quali siano le ragioni delle rivendicazioni popolari espresse dai manifestanti, su una cosa credo si possa e si debba essere d’accordo, a sinistra come a destra: la violenza eversiva e distruttiva, il rifiuto di una minoranza di applicare le decisioni di una maggioranza e di un governo legittimi, non può essere accettata. Altrimenti si scardinano i principi della convivenza civile, che poggiano  sulle norme costituzionali e sul regolare e ordinato funzionamento delle istituzioni. Non so come ne potrà uscire il Presidente Macron, ma è certo che non può mostrarsi debole e cedevole di fronte a una minoranza facinorosa e violenta.

Poi, accade che il dramma diventi farsa o, diciamo la parola, buffonata: l’appoggio espresso da Di Maio e dai 5Stelle ai “gilets jaunes!” non è soltanto una scorrettezza istituzionale e politica, ma una ridicola intromissione in fatti interni di un altro Paese, amico e alleato.

Certo, a suo tempo, hanno cominciato proprio i francesi, tra cui persone vicine a Macron, a ingerirsi con frasi inaccettabili in vicende interne italiane. Protestammo allora e giustamente, e in forma ufficiale. Ora stiamo ricadendo nello stesso indebito errore.

Io sarò probabilmente condizionato dalla lunga pratica della diplomazia che rifugge dai toni insolenti e considera comunque indebite le intromissioni negli affari interni di Paesi amici, ma non staremmo tutti un po’ meglio se i responsabili politici nei Paesi civili riscoprissero le regole di base della cortesia istituzionale?

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