Guardie e ladri oggi: Cybersecurity e Cybercrime

Quando in una scena de “Il Padrino” il figlio del Boss informa il padre della sua intenzione di entrare negli affari di famiglia, Don Vito si rammarica della scelta. Avrebbe preferito che studiasse legge, perché “ruba più soldi un avvocato con la borsa che un rapinatore con il mitra. Oggi la sceneggiatura sarebbe ancora diversa e il padre dire al figlio che “può fare più soldi un ragazzino con la tastiera che ladri e avvocati  messi insieme con mitra e valigette”.

La nuova realtà, quella informatica e telematica, si presenta come un mondo parallelo nel quale si possono ripetere tutti i comportamenti della vita reale quotidiana: da un incontro e uno scambio di opinioni, fino all’incontro con l’anima gemella o l’acquisto di qualsiasi cosa, fino a commettere un reato. Insomma, se da piccoli giocavamo  a guardie e ladri, oggi possiamo giocare (?) a cyber poliziotti e hacker o delinquenti informatici con le mille possibili sfaccettature della figura.

I reati informatici, di cui si sente sempre più spesso parlare, non sono infatti soltanto quelli che si immaginano più strettamente connessi alle truffe on line, al furto di dati, agli attacchi informatici. Oltre alle figure che possiamo definire più tipiche e ai reati strettamente connessi all’uso di internet, sono moltissime le figure disciplinate dal codice penale che possono essere compiute mediante lo strumento informatico. Basti pensare alle più semplici ipotesi di minaccia, ingiuria o diffamazione per passare alla figura dello stalking o, purtroppo, ad episodi di bullismo che hanno portato al suicidio di alcuni giovani con conseguenze per alcuni aspetti poco condivisibili sul piano giudiziario.

La necessità di proteggersi da ogni possibile forma di reato o anche da semplici minacce sulla rete, è una necessità non solo di organizzazioni o enti che devono proteggere le loro strutture e i loro patrimoni, ovvero di chi debba proteggere dati personali ai sensi del nuovo regolamento europeo per la protezione dati personali, ma anche di chiunque utilizzi un cellulare, un computer o un tablet.

La protezione, la cosiddetta cyber security, non riguarda infatti, come si potrebbe pensare, solo le aziende o gli enti pubblici, ma ognuno di noi che deve essere attento a tutelare non solo la propria persona da attacchi individuali, ma anche i propri strumenti telematici da assalti da parte di chi vuole carpire dati o altre informazioni utili per commettere reati o cederli ad altri che possano farlo. Il piano della protezione è quindi necessariamente doppio per ogni utente della rete; basti pensare che all’altro lato della nostra tastiera e del monitor ben potrebbe non esserci la persona con cui crediamo di parlare, bensì chi uso un computer con dati personali falsi o rubati ad altri.

Ciò si può verificare, ad esempio, per le piccole truffe mediante false vendite online o di chi subisce ricatti per essersi lasciato andare in rete con partner fin troppo disinibiti e si vede minacciato dell’invio di foto e cronologie compromettenti a tutti i contatti della sua rubrica o di un social sul quale, magari, ha indicato il nome della moglie e dei figli. Recente e segnalata anche dalla polizia postale, la richiesta giunta random a migliaia di indirizzi nella quale il misterioso autore della mail chiede un pagamento in bitcoin, la moneta del futuro, per non inviare foto scabrose del destinatario che, senza mezzi termini, viene salutato direttamente con le parole “Goodmorning my dear victim.” In questo caso è sufficiente ignorare la richiesta. Purtroppo, spesso, le minacce sono però indirizzate a destinatari specifici e, in questo caso, il ricorso alla polizia, che spesso può fare però poco, è l’unica soluzione.

Il problema reale da affrontare in tema di sicurezza informatica e protezione dei dati e di sé stessi, è la circostanza che hacker e truffatori telematici contano su un’area di totale impunità che viene data dalla possibilità di navigare in forma anonima o con credenziali non rintracciabili e, nei casi delle truffe, confidando sul fatto che le vittime non si rivolgeranno alla autorità giudiziaria per somme irrisorie.

In ogni caso ognuno di noi oggi non può pensare di potersi sottrarre ad attacchi informatici che possono essere compiuti mediante una semplice mail che, attraverso il cellulare che abbiamo in tasca, può avere conseguenze non certo piacevoli. Queste conseguenze possono andare dal trovarsi abbonato a servizi a pagamento di qualche azienda fino al furto dei propri dati o, come accaduto non a pochi, alla criptazione di tutto l’hard disk con perdita di dati di lavoro e archivi fotografici, salvo pagamento di un riscatto in bitcoin. Non ultimo il rischio di scoprire che qualcuno usa allegramente i nostri social.

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