L’isola dei cani (Film, 2018)

Confesso che prima di questa visione non sapevo niente di Wes Anderson e forse è stato meglio così, non sono stato condizionato né in negativo né in positivo mentre assistevo alla sua ultima opera, celebrata in sede di premi cinematografici ma un vero e proprio flop al botteghino. Quando sono uscito dal Cineclub – ché ormai simili film si vedono solo al cineclub – ero ancora più convinto di un mio credo cinefilo, quasi un mantra: la qualità non si misura dalle vendite né dal successo commerciale.

L’isola dei cani è un piccolo capolavoro di stop motion – di per sé un genere di animazione complesso che richiede un’attenzione certosina per ogni particolare – curato nei minimi dettagli, sceneggiato in maniera originale e avvincente. Cinema d’autore ma anche spettacolo fantascientifico costruito per narrare un’ipotetica società del futuro, che ricorda molte moderne dittature e pare ispirata dalla lettura di Orwell, dove il potere dispotico decide di relegare i cani in un’isola ricolma di spazzatura. Tutto questo perché un sindaco-dittatore convince il popolo che i cani sono responsabili di pericolosi contagi e non esiste altra soluzione che sbarazzarsene, sostituendo i vecchi amici dell’uomo con più sicure bestie meccaniche.

Ambientato in un Giappone di fantasia dove il sindaco della città di Megasaki fa il bello e il cattivo tempo, ma deve fare i conti con il coraggio del piccolo Atari che un giorno ruba un aereo e si reca sull’isola dei cani alla ricerca del suo amico cucciolo. Comincia la rivolta dei cani con tutto quel che ne consegue e che non sveliamo per non sciupare l’eventuale visione allo spettatore ritardatario che – proprio come me! – vuol colmare un vuoto culturale. Akira Kurosawa è il genio ispiratore, come per Sergio Leone ma non nella stessa direzione, visto che convince Wes Anderson a tornare al cinema di animazione – dopo Fantastic Mr. Fox (ispirato al racconto del grande Roald Dahl) – gli permette di vincere premi importanti (Berlino) e di partecipare alla corsa per l’Oscar come miglior film di animazione.

Una pellicola imperdibile, girata con geniali intuizioni visive, animata senza incertezze, fotografata con colori pastello, ambientata benissimo in un Giappone fantastico e in un’isola dei rifiuti che ricorda le moderne discariche – purtroppo non soltanto abusive – che diffondono veleni e morte. Da vedere con i vostri figli, anche se negli Stati Uniti è uscito penalizzato da un assurdo divieto ai minori di anni 13. Le scene di violenza ci sono, certo, ma sono tutte più che giustificate, inoltre sono molto meno efferate di quelle che ogni giorno vediamo scorrere in un telegiornale.

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Regia: Wes Anderson. Genere: Animazione, Fantascienza. Durata: 101’. Paesi Produzione: USA. Soggetto e Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schwartzman, Kunichi Numura.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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