ZeroCalcare approda al MAXXI

Roma – Chi è Calcare? O meglio, chi è Zero? Il suo vero nome è Michele Rech, classe 1983 e, precisa lui stesso, “nato per errore ad Arezzo” dove ha passato i primissimi anni della sua vita ma poi cresciuto a Roma. Per l’esattezza nel quartiere popolare Rebibbia, sua roccaforte e fonte d’ispirazione romanzata per tutti i suoi fumetti, per la maggior parte ambientati proprio lì.

Calcare è oggi tra i più importanti fumettisti italiani, autore di diversi libri ed ora i suoi lavori vengono esposti al Maxxi di Roma per la sua prima mostra ufficiale Scavare fossati, nutrire coccodrilli. Il suo primo libro esce nel 2001 La profezia dell’armadillo, primo di una lunga serie. Calcare non disegna solo fumetti, racconta storie. Collabora con diversi movimenti sociali romani per i quali ha disegnato numerose locandine e tavole; ma disegna tavole anche per grandi testate italiane come L’Espresso e La Repubblica.

Calcare inizia a disegnare sin da giovanissimo, coltivando da sempre il sogno di diventare un fumettista ma ricevendo anche moltissime “porte in faccia”, come dice lui stesso. Il suo stile è unico, divertente e può essere definito di “cronaca romanzata”, in cui racconta di sé e di quello che avviene intorno a lui, in particolare storie di cronaca romana ma anche internazionale. Ad esempio sdrammatizza sul degrado urbano romano, dei mezzi pubblici e delle varie disfunzioni della grande metropoli.

Il protagonista delle sue storie e tavole è proprio lui, la caricatura di sé stesso, Zero, che racconta le sue giornate, accompagnate dal suo fedelissimo alter ego, Armadillo, una specie di grillo parlante che rappresenta la sua coscienza e le sue più segrete paranoie. Non senza motivo gli dedica il suo primo libro La profezia dell’armadillo. L’armadillo è un personaggio inventato, un essere particolare che spesso decide di chiudersi nel suo carapace e di non voler più comunicare con il resto del mondo; rappresenta la parte critica di Calcare verso la società che alle volte fatica ad accettare.

Attraverso le sue tavole appare in maniera evidente il background culturale di ZeroCalcare che rispecchia gli anni Ottanta, la sua generazione, segnata dal pieno boom economico tra speranze, game boy, personaggi della Marvel e supereroi della Pixar. C’è una forma di critica in tutto ciò, verso la cultura attuale giovanile in cui tutto è cambiato e dove i miti d’oggi non rispecchiano più gli ideali di una volta.

I personaggi della sua infanzia appaiono nelle storie, alcuni rappresentando proprio sé stessi, altri invece simboleggiando persone vicine a Calcare (sua madre, ad esempio, è raffigurata come Lady Cocca di Robin Hood). Molti sono gli interventi dei Cavalieri dello Zodiaco o dell’Uomo tigre, che improvvisamente appaiono a Zero per dargli ispirazione (o per prenderlo in giro) al momento giusto.

Calcare ha sempre promosso iniziative sociali e civiche nella sua città. Già dal 2000 inizia a disegnare locandine per i centri sociali e in questa mostra al MAXXI sono presenti quasi 60 flyer di concerti, eventi sociali per raccolta fondi, manifestazioni e qualsiasi altra attività promossa dai centri sociali romani. Del resto, reputa il mondo dei centri sociali come una sorta di famiglia acquisita, la sua “tribù”, la sua “riserva indiana”, dalla quale si sente accolto e compreso.

Significativo il contributo di Calcare nel documentare il G8 di Genova nel 2001, momento al quale anche lui ha partecipato e durante il quale è stato anch’egli vittima di aggressione. Finita Genova 2001, Calcare ha avuto un anno di silenzio, nel quale ha deciso di chiudersi (metaforicamente “dentro il carapace dell’Armadillo”), perché raccontare così presto quello che aveva visto e vissuto gli sembrava troppo forte, troppo traumatico, troppo doloroso. Dopo un anno ha trovato la forza di parlare ed ha disegnato alcune tavole in memoria di tutti coloro che hanno preso parte a quella manifestazione e ne hanno subito le ingiustizie, a tutti quelli che ne sono usciti vivi e a chi non ce l’ha fatta, come Carlo Giuliani. Famosa è una delle sue tavole che dice “la memoria è un ingranaggio collettivo”, in cui spiega il bisogno di non dimenticare quel che è successo.

Nella parte “non reportage” della mostra allestita al MAXXI, vi sono anche storie di esperienza personale come il viaggio a Gaza nel 2006 e quello in Iraq nel 2014, per la precisione a Kobane, dove ha documentato le resistenze dei Curdi agli attacchi dell’Isis. Questo “reportage”, raccontato in stile Calcare, è stato pubblicato sul settimanale Internazionale e successivamente raccolto nel suo libro Kobane Calling.

Interessante è il titolo di questa mostra Scavare fossati, nutrire coccodrilli, tratto da una tavola di ZeroCalcare molto rappresentativa della nostra società attuale. Al centro dell’opera c’è un cuore organico, con un’evidente aria di disappunto e protetto da una muraglia, intorno a lui un fossato pieno di coccodrilli, dai quali vuole difendersi, per questo rimane “barricato” nel suo isolotto. I coccodrilli rappresentano tutto ciò che è nocivo e minaccia la nostra società.

All’inizio della mostra Calcare scrive su una parete un monologo in cui racconta che, prima di dare il consenso per realizzare la sua mostra al MAXXI, ha chiesto sui social a tutti coloro che in passato hanno partecipato ai suoi progetti se fossero d’accordo o meno all’esposizione dei suoi lavori, perché il suo lavoro, come lui afferma, è un “lavoro collettivo”, soprattutto quello realizzato con iniziative sociali, nato a sostegno di idee ed progetti collettivi. Rivela poi che nessuno si è lamentato e per questo è andato avanti con il progetto al MAXXI.

Nel suo Apocalittici ed integrati Umberto Eco sosteneva che il fumetto è una paraletteratura, una forma di letteratura tipica della cultura di massa, quella cultura popolare, quindi, ricca di analisi e critica. Una forma evoluta e comunque nobile della letteratura, che non per questo vale meno di qualsiasi altro stile letterario, arrivando ad assumere negli anni un linguaggio proprio attraverso un suo specifico mezzo espressivo. Da uno stile nato per l’intrattenimento è poi arrivato a rappresentare lo specchio della società.

Del resto – per esprimersi, per comunicare – l’essere umano ha da sempre mescolato il linguaggio grafico a quello verbale. Il fumetto, nato come stile marginale, negli anni è quindi riuscito a ritagliarsi uno spazio sempre più importante nella società odierna. E Calcare ne è un esempio eclatante.

Fino al 10 marzo al Maxxi di Roma sarà possibile visitare la mostra di ZeroCalcare, dove l’artista racconta Roma, Rebibbia, la società italiana, la cronaca internazionale, le storie di una generazione ormai passata; ma anche e soprattutto sé stesso ed il suo punto di vista, quello di Zero, sdrammatizzando ed ironizzando sempre un po’ a “modo suo”.

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