Laura Margheri (IIT): la robotica tra presente e futuro

Dopo la laurea in Ingegneria Biomedica presso l’Università di Pisa, il Dottorato e il Post dottorato in Biorobotica presso l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, e due anni all’Imperial College di Londra, Laura Margheri ora lavora al Centro di Micro-BioRobotica dell’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) svolgendo attività di ricerca nel campo della robotica “soft” e bioispirata. Ha inoltre portato in Italia la nuova figura professionale di research proposal manager, che consiste nell’affiancare i ricercatori per quanto riguarda la scrittura di progetti, l’avvio di nuove collaborazioni e di partnership nazionali e interne. Membro attivo della IEEE Robotics & Automation Society (RAS) ed ex Coordinatrice del Women In Engineering Committee (2014-2015, 2016-2017), nel 2018, è stata nominata da RoboHub come una delle “25 donne del mondo della robotica che bisogna assolutamente conoscere”. L’abbiamo incontrata a Bologna quale speaker al TEDxBologna Women.

Nel suo speak ha evidenziato come il 65% dei ragazzi di oggi farà in futuro un lavoro totalmente nuovo; eravamo abituati storicamente ad una società in cui i figli spesso facevano il lavoro dei genitori o comunque seguivano percorsi ben definiti. Questo implicherà un cambiamento nella formazione degli studenti ed anche uno stravolgimento sociale?

I dati hanno sorpreso anche me che li ho scoperti preparando il TED talk e sono dati estratti dal World Economic Forum. Il problema del cambiamento del tipo e del modo di lavorare è un dibattito a livello globale, l’argomento di cui mi occupo, la robotica, è certamente al centro di questa discussione. Si pensi al training che dovrà formare persone in grado di aggiornarsi quotidianamente, che non devono mai smettere di imparare in un mondo che ha una elevata velocità di cambiamento. Il lavoro di tutti i giorni deve essere sempre adattato ed aggiornato.

Ad oggi la velocità del cambiamento nel mondo del lavoro è molto più elevata di quanto abbiamo visto nei periodi passati? Penso ad esempio al tempo necessario a preparare i formatori, quindi tutto il sistema dell’istruzione, per avere i formati ci vogliono i formatori.

Sì, sicuramente ci vogliono i formatori, ma penso che ci sia anche una necessità del lavoratore stesso di diventare imprenditore di sé stesso. Se mi trovo a lavorare in un gruppo preparato e ben affiatato, ma un giorno ci accorgiamo di essere bloccati per la mancanza di una specifica competenza, non è detto che la si debba andare a cercare all’esterno, con il rischio di non trovarla poi. Vuol dire che possiamo anche svilupparla all’interno della squadra aumentando la pro-attività propria dei lavoratori stessi. Se uno si auto-inventa la propria professione, questo è già progresso; su questo si inserisce anche il discorso di sviluppare e gestire le nuove tecnologie inserendole nella società.

Lo stato odierno della robotica a che punto si trova?

La robotica è già utilizzata tantissimo all’interno delle fabbriche per svolgere lavori ripetitivi, con l’uomo posizionato dietro le macchine a guidare i robot nell’esecuzione dei lavori. Mi auguro ci possano essere tanti, ulteriori progressi, basta pensare a tutte le attività rischiose in cui potrebbero essere usati dei robot piuttosto che esseri umani.

I pericoli che abbiamo visto diventare materia di films e libri, come i robot che prendono il potere, quanto è realtà e quanto è fantasia?

Ho letto da poco l’intervista a Roberto Cingolani, Direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, dove fa un esempio molto calzante: se uso un cuscino per soffocare una persona nel sonno, la colpa non è del cuscino, ma del pazzo che ne fa un uso improprio. Lo stesso ragionamento è applicabile ai robot.

A parte il genere sci-fi, voi scienziati vi ponete eticamente e consapevolmente l’eventuale problema di robot sempre più intelligenti e potenti in visione futura?

Noi cerchiamo ovviamente di sviluppare tecnologie che non siano dannose o pericolose per l’uomo, anche il termine di intelligenza in ambito robotica è particolare, non abbiamo bisogno di robot particolarmente intelligenti in questo senso. Il robot deve essere efficiente, è l’uomo che lo manovra che deve essere intelligente.

Molti economisti affermano che quella odierna sia la prima rivoluzione industriale che a fronte di una innovazione tecnologica non crea nuovo lavoro, ma si limita a distruggerlo. Quale è il vostro punto di vista come scienziati di robotica?

Penso che come in ogni rivoluzione il risultato del cambiamento nel mondo del lavoro si vedrà in futuro, non è il robot che ruba il lavoro all’uomo. Si torna al discorso della formazione, se prima facevo un lavoro ripetitivo che ora viene svolto da un robot, il mio lavoro da domani sarà di gestire la macchina oppure la formazione indirizzerà le persone alla progettazione dei robot.

Se una persona volesse indirizzarsi nel mondo del lavoro della robotica cosa dovrebbe fare?

E’ una scienza interdisciplinare, quindi ingegneria meccanica, ingegneria elettronica, matematica, computer science, biologia, etica. Noi collaboriamo moltissimo con biologi o neuroscienziati ad esempio, ma ci sono tantissimi altri ambiti. E’ la bellezza della robotica e della bio-robotica che unisce tante discipline.

[Si ringrazia TedX Bologna per la disponibilità ed il supporto – NdR]

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