Il dilemma della Sinistra

L’anno che sta per chiudersi è stato disastroso per il PD e per l’insieme della sinistra italiana, scesa a rappresentare poco più del 20% del Paese. Il PD ha pagato un prezzo persino eccessivo per gli errori di Matteo Renzi, che ha disperso per supponenza e approssimazione il tesoro di consensi delle europee del 2014, ma anche  per la condotta abominevole e suicida dei suoi nemici interni, D’Alema e Bersani in testa, che hanno alimentato un clima di rissa permanente che ha allontanato parte degli elettori moderati, che si erano fatti del PDS una visione in sostanza centrista e di garanzia di una condotta democratica ed europea. Ma anche la sinistra radicale deve riconoscere di essere riuscita sconfitta, ridotta com’è a un’espressione quasi solo testimoniale.

Per questo, sinistra e PD particolarmente sono entrati in una profonda crisi di immagine e di consensi (in sintonia del resto con quanto accaduto altrove in Europa), dalla quale non sarà facile né rapido uscire. Quale strada scegliere? Molto dipenderà da chi sarà chiamato a guidare il partito. Se sarà Nicola Zingaretti, ci si può aspettare una politica volta a recuperare l’unità della sinistra e a ritrovare le sue radici tradizionali. Già prima dell’elezione del Segretario,questa linea del resto comincia ad affacciarsi nell’atteggiamento di Martina e di altri dirigenti del partito, che annunciano una politica di forte opposizione alle misure del governo attuale, in ritrovata sintonia con i sindacati e pronta a trasformarsi in manifestazioni di piazza.

Certo, quello che si offre all’opposizione di sinistra (ma anche a Forza Italia) è una buona opportunità: guidare il malcontento di tutti quelli, e sono molti, che si ritrovano danneggiati dalla manovra economica. L’obiettivo ravvicinato sono le Elezioni europee di maggio. Solo se riuscirà a risalire la china delle elezioni politiche del 2018, il PD potrà contare qualcosa e avere qualche speranza di riscatto in tempi non troppo lunghi.  Non si tratta però di un’impresa facile. La sinistra e il PD in particolare devono affrontare un dilemma di non agevole soluzione: scegliere l’anima radicale, riciclarsi nella piazza, può portare al recupero di voti emigrati ai 5Stelle, ma rischia di allontanare quella parte dell’elettorato che nel PD vedeva un partito solidarista sì, ma sostanzialmente liberale.

Scelte concrete si impongono in questo contesto, sulle quali non sarà agevole riunire le varie anime di una sinistra rimasta rissosa: la prima riguarda reddito di cittadinanza e soglia zero per le pensioni; sono misure demagogiche, ma popolari per una parte almeno dell’elettorato; può la sinistra rinnegarle? Altro problema riguarda sicurezza e immigrazione. Buona parte del successo della Lega nei sondaggi sta certamente nella linea tenuta da Salvini in questa materia; piaccia o no a una sinistra pervicacemente utopica, è condivisa da una massa di persone, in Italia e in Europa. Può la sinistra attestarsi su una linea di apertura indiscriminata, che lo stesso Governo Gentiloni-Minniti aveva corretto?

E a proposito di Europa, è chiaro ormai che Lega e forse 5Stelle si presenteranno alle elezioni di maggio con un programma non antieuropeo per principio, ma fortemente riformatore, che può attrarre consensi. Che cosa proporrà il PD? Recenti studi della migliore stampa mondiale danno atto di una politica volta a distruggere l’Unione Europea condotta quasi a viso aperto da Trump attraverso il suo rappresentante a Bruxelles, il falco di destra Steve Bannon, ma anche da Putin con mezzi forse più sottili ma non meno pericolosi. Si impone una difesa altrettanto decisa e a viso aperto di tutto quanto ci appartiene come europei, ferma, chiara, anche se accompagnata da una spinta riformatrice pur necessaria. Saprà il PD, con i suoi eventuali alleati, denunciare chiaramente, con nomi e cognomi, il rischio che corre l’Europa, e con lei tutti noi minacciati di diventare una semplice colonia o appendice di una o l’altra delle Superpotenze mondiali? Finora, nel discorso della sinistra (o di FI), non ho visto la consapevolezza del rischio e tanto meno la sua denuncia. Ho visto solo le idiozie sovraniste di una Meloni che senza volerlo e forse senza saperlo è pronta a distruggere l’Europa per consegnarci mani e piedi a Trump, nel migliore dei casi, a Putin o a Xi Jinping, o le acrobazie dei vari Salvini, Di Maio e Savona.

Se non fosse per Mattarella e altri pochi illuminati, chi ripete il suo accorato appello alla consapevolezza si sentirebbe isolato come “vox clamantis in deserto”.

Infine, una questione che si impone stante le regole proprie di un’elezione europea. Sapranno PD, LeU e Lista Bonino accordarsi su candidature unificate? Ho sempre pensato che, in una vera democrazia, l’esistenza di una sinistra forte e credibile sia una necessità assoluta. Tanto più lo è adesso, come argine a una pericolosa deriva al tempo stesso populista e autoritaria. Speriamo che il Congresso del PD inizi a dare una risposta, scegliendo l’uomo in grado di rimettere insieme le varie anime del partito e della sinistra e condurle in una politica di opposizione veramente seria ed efficace, che possa un giorno sfociare in una vera alternativa di governo.

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