Homo Googlis

In quel piccolo capolavoro della letteratura italiana che è il Giornalino di Giamburrasca, è narrato un episodio che descrive perfettamente una situazione di vita quotidiana semplicemente allarmante.

Gianburrasca si trova a Roma, in visita ad una sorella che lo fa accompagnare, come era buona abitudine, da un vecchio professore per spiegargli la storia di Roma e dei suoi monumenti. Giunti a Ponte Milvio, chiamato nel testo con il suo nome popolare, Ponte Molle, un passante spiega al ragazzo che il nome deriva dal fatto che il Tevere, attraversato dal ponte, è un fiume mai in secca, quindi sempre bagnato o molle. Quando sente ciò, il professore si inalbera e inizia una dotta spiegazione che, ovviamente, risale all’epoca della costruzione del ponte da parte verosimilmente di un membro della gens Molvia, passando per il censore Emilio Scauro che ricostruì in pietra la vecchia struttura in legno.

Gianburrasca, ovviamente sceglie la spiegazione del passante che si era limitato ad un concetto semplice: una spiegazione plausibile e che non aveva bisogno di rielaborazioni o di una particolare comprensione.

Questo episodio in un libro per ragazzi, si colloca in una letteratura con forti connotati pedagogici, che veniva molto usata tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento. Oltre a De Amicis in Cuore, uno degli autori che si contraddistinsero in quest’arte fu Collodi, il padre di Pinocchio che, nei suoi testi antecedenti, Giannettino e Minuzzolo, inseriva nella narrazione ampi brani di storia, geografia, scienze, botanica e così via. Il giovane lettore aveva modo di seguire i protagonisti delle storie anche nel loro percorso scolastico, assimilando nozioni come fosse un gioco.

Questo stile fu usato per primo in Italia da Luigi Parravicini per scrivere la sua opera principale: Giannetto. Un testo importante per l’alfabetizzazione già prima dell’unità. Oggi né il Giannetto, né il suo autore hanno l’onore di avere una pagina sulla più utilizzata fonte di informazione: Wikipedia, l’enciclopedia on line che per giovanissimi calciatori e pop star offre pagine ben più ricche di quella dedicata proprio a Collodi, cui viene dedicato un ricco paragrafo per smentire la sua appartenenza alla massoneria. Per altri personaggi Wikipedia offre versioni differenti nelle diverse lingue. E’ il caso, ad esempio, di Giorgio Bocca che vede nella versione inglese il riferimento ad un suo articolo giovanile che parafrasa il falso testo “Protocolli dei savi di Zion”.

La limitatezza di questo strumento è già nota e comunque intuibile: chiunque può scrivere ciò che vuole, salvo attendere altri che correggano o cancellino. L’indicazione “senza fonte” per alcuni contenuti, raramente porta molti lettori a valutazioni critiche.

Viviamo un contesto informatico globale dove il flusso di informazioni ogni giorno immesso in rete è probabilmente inferiore a quello che solo cento anni fa contenuto in una biblioteca ben fornita. Tutto questo materiale è esposto ad un pubblico che, pur avendo la capacità di valutare le notizie a propria disposizione, preferisce fare come Gianburrasca e fermarsi alla prima risposta che trova. Magari se è semplice e di facile comprensione o, meglio ancora, se è perfettamente allineata con il suo pensiero.

Il rischio è quello di trovarsi di fronte a masse che invece di limitarsi ad ammettere di non avere alcuna conoscenza di determinate materie, sono convinte di essersi formate una corretta opinione e che quanto trovato in rete risponda a verità assoluta. Diciamo che l’obsoleto “Lei non sa chi sono io!” è stato sostituito da un ancor più supponente e presuntuoso “Si informi!”.

Tutto ciò può degenerare e portarci alla mercé di queste masse. O è già accaduto? Non siamo di fronte all’ubriaco che, al bar, pontifica su quale sia la formazione migliore della nazionale, ma stiamo parlando di improvvisati ingegneri che tutto sanno della caduta e ricostruzione di un ponte o sedicenti legali che hanno letto su una pagina web una sentenza che conferma la loro opinione, per finire a medici che guariscono il cancro con clisteri di caffè, succo di limone, fiori di bach e pensieri positivi.

Purtroppo questi istruiti Homines Googlis e Wikipediani trovano ascolto in altre masse che si fermano alle spiegazioni più comode, quelle che non richiedono ulteriori ricerche, approfondimenti o sforzi mentali. E si diffondono idee che vanno dal no vax alla terra piatta; dalle scie chimiche ai più assurdi complottismi e gli scienziati veri vengono zittiti da accuse di essere pagati da multinazionali e asserviti ai poteri forti dei soliti noti. Soros e Rothschild sono come il prezzemolo

So di non sapere era già ai tempi di Socrate la massima consapevolezza che spingeva i filosofi a proseguire nei loro studi. Oggi è stato sostituito dalla presunzione di un supposto sapere sulla base di un rapido sguardo alla prima pagina che apre Google, creando quello che ormai si chiama analfabetismo (non solo) funzionale.

©Futuro Europa® Le immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione

Print Friendly, PDF & Email

Sii il primo a commentare su "Homo Googlis"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato


*