Gender Gap in Jap

Distogliamoci per un momento dai problemi di casa nostra; a volte fare finta di nulla aiuta a ricaricarsi. A volte fa anche bene dare un’occhiata a come stanno gli altri Paesi, un po’ anche per ottemperare alla massima “mal comune mezzo gaudio”. Prendiamo per esempio il Gender Gap e vediamo un paese come il Giappone, regno dell’efficienza e della tecnologia, pieno di paesaggi meravigliosi dove fioriscono i ciliegi e il tè viene servito con una cerimonia accurata. Ecco, il Giappone è molto ma molto indietro da questo punto di vista.  Al giorno d’oggi, su 189 nazioni, il Giappone in fatto di parità di genere è al 132° posto (in Italia si raggiunge la posizione 84) e pochissime sono le donne che si dedicano alla politica, tanto è vero che solo l’8% è stato eletto in Parlamento (mentre in Italia si è raggiunto il 38%), un gruppo sparuto che cerca di farsi portavoce dei diritti femminili in un’aula prevalentemente maschilista e conservatrice.

Il 18 giugno scorso, durante il Consiglio della Municipalità di Tokyo, ha preso la parola la deputata Shiomura Ayaka, sull’argomento della difficoltà delle donne che lavorano e che vivono nella capitale nipponica (dove non esiste più un rapporto tra vicini di casa ed i parenti sono spesso lontani) nel riuscire a seguire in modo adeguato i propri figli. Sacrosante considerazioni che però hanno sortito un effetto a dir poco pittoresco: la deputata è stata interrotta da un frase che distintamente la invitava a sposarsi e a proliferare per poi tornare in aula ad esporre l’argomento. Insomma, prima di parlare prova! Il brusio che ne è seguito è stato un esempio deprimente di frasi che la invitavano a stare a casa a fare la calza.

La differenza di genere è ancora molto marcata nella società giapponese. Se un ospite viene a visitare un’azienda sarà sempre una donna a preparare e portare il tè: sono i “fiori dell’ufficio” incaricate di dare il benvenuto e servire il tè, anche se hanno una laurea in statistica o ingegneria nucleare.

Anche le differenze nel salario sono notevoli, le donne percepiscono all’incirca 500 euro in meno a parità di ruolo e mansione; in più, per le donne c’è un limite di età (40 anni) entro il quale possono fare carriera e avere un aumento di salario, mentre per gli uomini questo limite non esiste e possono diventare anche  direttori di ufficio in qualsiasi momento prima del pensionamento. Il lavoro femminile è spesso considerato  un lavoro di supporto al lavoro maschile.

Tutto ha origine dal Confucianesimo (come sbagliarsi?). Eppure in epoche precedenti il ruolo della donna in Giappone era diverso; essa aveva un ruolo centrale, occupava anche posti di potere di estrema importanza, pensate che vennero elette ben sette donne imperatrici.

Gradualmente questo suo ruolo primario è stato completamente ridimensionato; quindi ecco che la donna diventa completamente subordinata all’uomo, a causa della fortissima influenza del Confucianesimo, il cui pensiero tradizionale è ancora presente e fa da substrato nella mentalità dei giapponesi di oggi. Il Confucianesimo disprezzava infatti le donne, considerate esseri inferiori con l’unico compito di badare alla famiglia, educare i figli, essere rispettosa verso il marito.

Ora torniamo a noi, alle cose di casa nostra. Certo, dal punto di vista del Gender Gap stiamo meglio. È un po’ una consolazione magra, dettata dall’istinto di sopravvivenza e dal clima di rassegnazione che aleggia in questo periodo così forzatamente scintillante.

Comunque, Buon Natale a tutti.

©Futuro Europa® Le immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione

Print Friendly, PDF & Email

Sii il primo a commentare su "Gender Gap in Jap"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato


*