G20, un mezzo successo

La stampa italiana non ha dato molto rilievo alla riunione del G20 a Buenos Aires e in effetti c’è abbastanza scetticismo su eventi ormai rituali di quel tipo, che riuniscono paesi molto diversi e talvolta ostili l’uno all’altro, nel tentativo  di trovare accordi e armonie valide per tutti. So per esperienza che il vero lavoro lo fanno, prima e al margine delle riunioni dei capi, i cosiddetti “sherpa”, nell’intento di pervenire, cosa non sempre scontata, a un documento finale di consenso.

Questa volta, sulla riunione dei Capi di Stato e di Governo delle 20 maggiori economie mondiali pesavano almeno due incertezze: la questione climatica e il conflitto commerciale aperto dagli Stati Uniti, in ambedue i casi essendo protagonista l’imprevedibile Donald Trump.

E tuttavia, il consenso alla fine c’è stato e un documento in 31 punti ha potuto essere approvato (merito anche del Presidente argentino Macri che presiedeva la riunione). Naturalmente, com’è spesso il caso in occasioni del genere, grazie a compromessi ed artifici verbali che tolgono concretezza alle decisioni enunciate, ma non del tutto senza significato.

Sul clima, è emersa la volontà di 19  paesi di andare avanti con l’applicazione degli accordi di Parigi e da parte degli Stati Uniti è stata espressa lo volontà, pur confermando il ritiro da quegli accordi, di agire concretamente contro il deterioramento climatico. Non so proprio quanto questo sia sincero, ma perlomeno si è evitata una spaccatura clamorosa tra USA e il resto del mondo. Sul commercio, si è potuto reiterare l’appoggio a un suo ordinato sviluppo, ma in condizioni di maggiore equità e, anche per questo, è stata confermata la volontà di riformare le regole dell’OMC. Fatto forse più rilevante, in un incontro separato, Trump e il Presidente cinese  Xi Jinping paiono essersi accordati per evitare dal 1 gennaio misure di protezione addizionali.

Mezzo successo, dunque, specie se si paragona all’insuccesso della precedente riunione dei G20 ad Amburgo. Molto però dovrà essere fatto per tradurre le enunciazioni in fatti, in vista di altri progressi nel vertice del 2019 in Giappone.

Quale nota di contorno. Il Governo argentino ha dato prova di notevoli capacità nell’organizzare e gestire un evento certamente importante e senza precedenti in America Latina. Macron – anche se in quei giorni era turbato dalle notizie delle manifestazioni violente di Parigi – ha svolto un utile ruolo europeo, riunendo (prima degli incontri a venti) i leader dell’UE e promuovendo un’unità di posizioni europee che si è effettivamente manifestata senza fessure. E il nostro Conte, anche se non credo abbia svolto alcun ruolo  speciale,mi pare essere uscito dalle riunioni e dagli incontri bilaterali senza infamia. Non è poco, coi venti che tirano.

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