La nipote Sabella (Film, 1959)

Giorgio Bianchi (1904-1967) è un veterano del nostro cinema, attore del muto, aiuto regista di Amleto Palermi, prolifico sceneggiatore e regista sino agli anni Sessanta, infine uno degli ideatori della commedia all’italiana. Debutta nel 1942 con La maestrina, dirige circa quaranta pellicole, tutte di genere comico, di buon livello e invecchiate bene. I suoi lavori sono a metà strada tra neorealismo rosa e commedia, con tratti da pura farsa e impegno sociale, mixando con sapiente mestiere elementi di commedia di costume a scene di vita quotidiana. Dirige molti dei nostri migliori comici: Totò, Tognazzi, Fabrizi e Peppino De Filippo, due interessanti Franco & Ciccio movie come Il mio amico Benito (1962) e Sedotti e bidonati (1965), oltre a firmare il soggetto de I due vigili (1968) di Giuseppe Orlandini, ma muore senza vederlo realizzato. I suoi ultimi film da regista sono Assicurasi vergine (1967) e Quando dico che ti amo (1967).

La nipote Sabella di Bianchi è il sequel de La nonna Sabella (1958) di Dino Risi (tratto dal romanzo di Pasquale Festa Campanile) che introduce il personaggio della perfida Tina Pica, vessatrice della sorella Dolores Palumbo e del maturo promesso sposo Peppino De Filippo. Il primo film imposta la storia e introduce il cast dei personaggi, completato dai belli da neorealismo rosa Renato Salvatori e Sylva Koscina, pure loro in attesa di convolare a giuste nozze. La nipote Sabella comincia dove termina La nonna Sabella, con Lucia (Koscina) e Raffaele (Salvatori) freschi sposi che partono per il viaggio di nozze ma devono portarsi dietro la petulante nonnetta. Al tempo stesso vediamo Emilio (De Filippo) e Carmelina (Palumbo) architettare il modo per liberarsi della nonna e rendersi indipendenti.

Il vero fulcro del film consiste in una sorta di caccia al petrolio che vede due americani e la nonna interessati a un terreno da tutti giudicato inutile. Si scatena una guerra procreatrice tra le due coppie perché la proprietà del terreno petrolifero è legata alla nascita di una figlia femmina che dovrà chiamarsi Sabella. La commedia all’italiana non è ai massimi livelli, ancora resistono le convenzioni del neorealismo rosa con la coppia innamorata, la moglie timorata e pudica, i casti baci e i turbamenti svenevoli. In ogni caso si ride, molti qui pro quo e situazioni imprevedibili, come l’adozione della bambina da parte di Emilio e Carmelina che finisce per diventare la cocca di casa e fa tornare la pace familiare.

Attori molto bravi, da una credibile Tina Pica – vera mattatrice in un ruolo perfido – a un divertente De Filippo (pavido e pusillanime), ben spalleggiato dalla Palumbo, nel ruolo della moglie debole. Sylva Koscina rappresenta il modello di bellezza di fine anni Cinquanta, così come Renato Salvatori è il maschio italiano, il classico sciupafemmine, per l’occasione succube della giovane moglie. Ottima la fotografia in bianco e nero di Vaclav Vich, buona la musica con pezzi classici in sottofondo suonati da grammofoni, montaggio serrato e sceneggiatura senza punti morti. Un film molto teatrale, girato in formato quadrato, sopra le righe, al punto che molte sequenze sono di stampo farsesco.

Ambientato in un’Italia del Sud povera ma solare, in provincia di Salerno, dove ancora treno e bicicletta sono mezzi di trasporto preferiti e alla portata di tutti. La storia è scritta niente meno che da Continenza, Maccari e Luciano Martino, tre nomi che faranno grande il cinema italiano degli anni Sessanta-Settanta. Da rivedere su RaiPlay, dopo aver visto La nonna Sabella.

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Regia: Giorgio Bianchi. Soggetto: Alessandro Continenza. Sceneggiatura: Alessandro Continenza, Ruggero Maccari, Luciano Martino (collaboratore). Fotografia. Vaclav Vich. Montaggio: Mario Serandrei. Architetto: Piero Filippone. Arredatore: Luigi Gervasi. Costumista: Maria Grazia Udina. Aiuto Regista: Silvana Mangini. Fotografo di Scena: G. B. Poletto. Operatore ala Macchina: Goffredo Belisario. Produttrice Associata: Compagnia Cinematografica spa. Negativi: Ferrania Pancro C7. Svilupo e Stampa: Tecnostampa. Musiche: Michele Cozzoli (dirette da Pierluigi Urbini). Edizioni Musicali: Titanus. Canzone: I te vurreivasa’ (E Di Capua). Produzione: Titanus. Interpreti: Peppino De Filippo, Sylva Koscina, Renato Salvatori, Tina Pica, Dolores Palumbo, Nino Vingelli, Gorella Gori, Fausto Guerzoni, Remington Olmsed, Sid Stogel, Ciccio Barbi, Mimo Billi, Vera Nandi, Renato Montalbano, Pasquale De Filippo, Carlo Taranto, Roberto Spiombi, Rosa Visentin per Assunta, Rosita Pisano, Mario Frera, Riccardo Ferri, Alfredo De Marco, Gianni Capozza.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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