Africa, soldati USA in ritiro?

Impegnati dai tempi di Barack Obama contro il terrorismo in diverse aree di conflitto in Africa, l’America di Donald Trump cambia strategia.

L’Africa è la seconda zona di intervento delle forze speciali americane, subito dopo il Medio oriente. Attualmente, 7200 soldati americani si trovano dislocati in una decina di paesi africani, soprattutto in Somalia, Nigeria e Libia. Gli Stati Uniti avevano intensificato la loro presenza militare in molti paesi dell’Africa durante il mandato del Presidente Obama. Ma pare che questa strategia cambierà presto. Il Pentagono ha annunciato, lo scorso 16 Novembre, la sua volontà di ridurre il numero di militari dispiegati su tutto il continente africano. Motivo? Contrastare “le minacce” poste agli Stati Uniti dai due loro maggiori concorrenti, Russia e Cina. In effetti la strategia di difesa nazionale pubblicata all’inizio di quest’anno auspicava una nuova messa a fuoco dell’impegno militare sulle due potenze.

Il  portavoce del Pentagono, Candice Tresch, ha detto che il numero dei soldati impegnati diminuirà di almeno il 10% nel corso dei prossimi anni, senza precisare però quali Paesi africani saranno toccati da questa decisione. Ha tuttavia assicurato che il Pentagono non avrebbe perso  influenza e importanza sul continente africano perché l’impegno puramente militare  si sarebbe trasformato, in alcuni casi, in formazione e consulenza alle forze locali. Le missioni incentrata sulla lotta al terrorismo in regioni come la Somalia, Gibuti e Libia non subiranno grandi modifiche. Gibuti ospita l’unica base militare permanente in Africa e serve come punto di partenza per le operazioni militari che si svolgono altrove sul Continente. Le forze americane presenti in Somalia e Libia agiscono contro Al Qaeda e Isis (Stato Islamico in Iraq e Siria). Dal comunicato si evince che le missioni svolte in altre regioni, come in Africa Occidentale, passeranno dall’assistenza  tattica ad attività di consulenza, assistenza, collegamento e condivisione delle informazioni.

Questo annuncio arriva proprio quando il Pentagono si sta concentrando sul raggiungimento degli obbiettivi fissati dalla strategia di difesa nazionale dell’Amministrazione Trump, che mette l’accento sulla concorrenza con la Russia e con la Cina. Una commissione parlamentare bipartisan ha affermato che “la superiorità militare degli Stati Uniti, colonna vertebrale della sua influenza mondiale e della sua sicurezza nazionale, ultimamente si è pericolosamente erosa”. Allora perché ritirarsi e perché proprio adesso? La domanda rimane aperta visto che è proprio sul territorio africano che la concorrenza con la Russia e la Cina sembra crescere sempre più. L’annuncio del pentagono arriva anche dopo l’imboscata letale avvenuta in Niger lo scorso anno che ha portato a forti pressioni interne. Alcuni legislatori americani hanno dichiarato non essere mai stati al corrente delle missioni militari in quella regione fino all’imboscata e hanno affermato che questa presenza era inutile. Un po’ strano visto che gli americani sono molto presenti in Niger (oggi nel Paese ci sono 800 militari americani dislocati in diverse basi, ndr) a fianco delle forze francesi, soprattutto nella base dell’aeroporto di Agadez (Nord) da dove decollano i droni che sorvegliano la zona del Sahel in direzione del Mali e della Libia,i due Stati vicini del Niger. Ricordiamo anche che nell’Ottobre del 2015 il Niger e gli Stati Uniti hanno siglato un accordo militare di “sicurezza e buona governance” che prevede che i due paesi di impegnino “a lavorare insieme nella lotta contro il terrorismo.” Secondo  un rapporto sottoposto al Congresso e redatto da ex funzionari americani, pare che l’esercito americano non disponga di risorse sufficienti a mantenere gli obbiettivi fissati all’inizio dell’anno dal Segretario alla Difesa, Jim Mattis.

Ma è la realtà dei fatti ad aver raggiunto Washington, fatti che non possono essere sottovalutati in una partita così delicata. Il Pentagono deve ora preoccuparsi di una Russia sempre più offensiva, che ha dato prova di potenza militare in conflitti come quello ucraino e siriano. Non dimentichiamo che durante la Guerra fredda l’Unione Sovietica ha stretto legami importanti con numerosi paesi africani. La Russia non ha nascosto di voler ridare vita ad alcune di questi legami che con la caduta dell’Unione Sovietica si erano affievoliti. Da quando i paesi occidentali hanno sanzionato l’annessione della Crimea dalla Russia nel 2014, i Ministeri degli Affari Esteri e della Difesa hanno reso noto che Mosca ha firmato 19 accordi di cooperazione militare in Africa sahariana, soprattutto con l’Etiopia, la Nigeria e lo Zimbabwe.  Il Pentagono deve concentrarsi anche sulla Cina, che ha da tempo aperto importanti legami economici con l’Africa, ma è parsa meno interessata alle alleanze militari. Affermazione vera fino all’anno scorso, quando la Cina ha aperto la sua prima base militare fuori dal suo territorio e precisamente a Gibuti. La competizione per gli USA si fa sottile. In ballo non c’è più solo il terrorismo, ma l’eterno gioco di forza tra Grandi Potenze. Il prestigio.

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