Resina (Film, 2018)

Un bel debutto per Renzo Carbonera (Latisana, 1980), allievo di Cerami e Storaro, laureato con una tesi su Ken Loach, che passa con Resina senza soluzione di continuità da corti e documentari a una fiction di ampio respiro, il suo primo lungometraggio, una piccola storia, raccontata con passione e recitata in maniera impeccabile da un gruppo di buoni attori.

Carbonera racconta il ritorno a casa di una brillante violoncellista, Quirino, che nel suo paesino di montagna (dove ancora si parla il cimbro) decide di mettersi al servizio della comunità dirigendo un coro di uomini. Non sarà tutto facile, sia in casa che fuori, tra problemi legati alla salute materna, alla mancanza di denaro per pagare un mutuo, e i cambiamenti che interessano una comunità radicata al passato. Inoltre il coro di uomini non accetta di buon grado che sia una donna a prendere il bastone del comando, anche se si tratta di una vera musicista, una professionista esperta che potrebbe rinverdire i successi di un tempo.

Il regista schizza pennellate di realismo sopra una tavolozza dove i colori provengono da natura, nebbia che si leva sopra gli alti abeti e risvegli luminosi che si contrappongono a cupi notturni. Un film emozionante da un punto di vista visivo, dotato di una fotografia poetica, sceneggiato secondo i ritmi lenti del piccolo borgo montano, accompagnato da una colonna sonora suadente. Molti personaggi, ciascuno porta la sua vita nel contesto narrativo, senza invadere il campo, come un capitolo del racconto, una sequenza del grande spartito umano. Quirino ripone tutte le sue speranze in un coro di anziani, ridotto a poche persone, crede di poter vincere un premio in un concorso importante grazie a Maria, che accetta la sfida per riavvicinarsi al mondo della musica dal quale si sente tradita.

Minimalismo allo stato puro, introspezione alla Bergman, un film girato con abbondanza di primi piani, intense panoramiche, lunghi paesaggi montani, che parla di musica e riesce a usare la musica come arma vincente. Immagini e note sono la costante poetica di una storia convincente, un frammento di vita, un racconto di pochi mesi ambientato in un luogo lontano dal pulsare vitale del mondo. Da vedere.

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Regia: Renzo Carbonera. Soggetto: Renzo Carbonera. Sceneggiatura: Alessandro Bandinelli, Renzo Carbonera. Fotografia: Harald Erschbaumer. Montaggio: Elena Cabria. Musiche: Luca Ciut. Costumi: Nastassja Kinspergher. Produzione: Bruno e Stefania Benetti per Oneart srl, in collaborazione con Rai Cinema e Trentino Film Commission. Distribuzione: Parthénos. Durata: 90’. Genere: Drammatico. Interpreti: Maria Roveran, Thierry Toscan, Jasmin Barbara Mairhofer, Andrea Pennacchi, Alessandro Averone, Mirko Artuso, Diego Pagotto, Eugenia Sartori.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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