Tito e gli alieni (Film, 2018)

Tito e gli alieni di Paola Randi è un film che non si può definire di genere, anche se la produttrice Barbagallo ci tiene a ribadire che ha voluto realizzare una pellicola di fantascienza, perché troppe sono le componenti da puro cinema d’autore che entrano a far parte della sceneggiatura.

La vicenda racconta di un Professore (Mastandrea) che dopo la morte della moglie si è ritirato in Nevada per collaborare a un progetto segreto di matrice statunitense, ma che in realtà tenta di stabilire un contatto con gli alieni. Il professore ha costruito un cervello elettronico pensante dotato della voce della moglie chiamato Linda (proprio come lei) e attende il momento giusto per entrare in contatto con le voci dei defunti che vagano nello spazio. Alla morte del fratello le cose si complicano, perché arrivano in Nevada i due terribili nipoti – Tito e Anita – che rendono la vita difficile all’introverso Professore, il cui unico contatto con il mondo è Stella, organizzatrice di matrimonio per turisti a caccia di alieni.

Un film poetico, narrato con il tono della fiaba fantastica, fantascienza minimalista che parla di sentimenti, rapporti familiari, amore e morte, temi universali. Il finale è poetico e commovente, da lacrime agli occhi, con il Professore che stabilisce un contatto con lo spazio stile Incontri ravvicinati del terzo tipo, ma quello che riesce a captare sono i ricordi dei cari scomparsi, che si possono vedere per un istante ma non abbracciare. Un film che unisce una bella storia fantastica con il sentimento, adatto a un pubblico di ragazzi, perché i due attori che interpretano i nipoti del Professore sono bravissimi e consentono l’immedesimazione tra piccolo pubblico e personaggi. Valerio Mastandrea è alla sua prima prova con il genere fantastico, ma non con il surreale di cui il film è intriso, se la cava da grande attore, tra lunghi silenzi, improvvise esplosioni di felicità, commozione e affetto.

Effetti speciali fantascientifici che ricordano i ritrovati artigianali di Carlo Rambaldi e conferiscono un sapore vintage alle riprese. Fotografia straordinaria, spazi desertici che si perdono all’infinito alternati a cieli stellati e brevi immagini di caotiche città statunitensi. Colonna sonora struggente realizzata da Fausto Mesolella, scomparso durante la lavorazione del film; apprezziamo la poetica dedica finale ispirata alla storia che è stata appena raccontata. Film girato in buona parte in Nevada, nella zona dove è ambientata l’azione, molte sequenze sono riprese in Almeria (Spagna), vicino al set del western all’italiana di Sergio Leone, persino a Montalto di Castro, nella ex centrale nucleare smantellata. Paola Randi (1970), dopo il buon esordio con Into Paradiso (2010) si conferma regista e sceneggiatrice dotata di grandi doti e di ottima professionalità, peccato per la poca prolificità, crediamo dovuta alla sempre più crescente difficoltà di fare cinema di qualità, non paratelevisivo, in Italia.

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Regia: Paola Randi. Soggetto e Sceneggiatura: Paola Randi. Fotografia: Roberto Forza. Montaggio: Desideria Rayner. Costumi: Maria Rita Barbera. Musiche: Fausto Mesolella. Interpreti: Valerio Mastandrea, Clémence Poésy, Luca Esposito, Chiara Stella riccio, Miguel Herrera, John Keogh, Gianfelice Imparato. Durata: 92’. Produzione: Angelo e Matilde Barbagallo per Bibi Film, Rai Cinema.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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