Cronache dai Palazzi

Il governo è alle prese con i conti della manovra le cui leve sono quota 100, pensioni e reddito di cittadinanza. Nel contempo il presidente Sergio Mattarella ha invitato Palazzo Chigi a dialogare con l’Unione europea.

Dialogare con Bruxelles e mettere al sicuro i risparmi degli italiani: è questa la raccomandazione sostanziale del presidente della Repubblica, come esplicato nella lettera con la quale il capo dello Stato ha dichiarato il proprio sì alla manovra. L’esecutivo Conte ha a sua volta assicurato di lavorare per la stabilità dei conti pubblici e per ottenere obiettivi di crescita.

Una lettera “di accompagnamento”, quella di Sergio Mattarella, scritta con lo scopo di mediare e basata sulla necessità di “tutelare gli interessi fondamentali del Paese”. Il presidente ha inoltre sottolineato il “comune intento” che è soprattutto quello di “una legge di Bilancio che difenda il risparmio degli italiani, rafforzi la fiducia delle famiglie, delle imprese e degli operatori economici e ponga l’Italia al riparo dall’instabilità finanziaria”.

In questo contesto, il capo dello Stato ha inoltre sottolineato: “Sulla base di quanto disposto dalla Costituzione agli articoli 81, 97 e 117, delle valutazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, previsto dalla legge costituzionale n.1 del 2012, delle osservazioni e della richiesta avanzate dalla Commissione europea, è mio dovere sollecitare il governo a sviluppare – anche nel corso dell’esame parlamentare – il confronto e un dialogo costruttivo con le istituzioni europee”.

Ciò che il presidente vorrebbe evitare è proprio uno scontro diretto tra Roma e Bruxelles in questo frangente delicatissimo. Non a caso Mattarella ha rilevato alcuni provvedimenti della legge di Bilancio che potrebbero danneggiare la tenuta dell’economia nazionale italiana e, di conseguenza, compromettere i rapporti tra l’Italia e l’Europa. Lo spirito del presidente della Repubblica è animato sempre da una immancabile “collaborazione istituzionale” e il governo ha accolto le parole di Mattarella con altrettanto senso di responsabilità. Il premier Conte ha infatti rassicurato affermando: “L’interlocuzione tra il governo italiano e la Commissione europea avviene nel contesto di un dialogo proficuo e costante. C’è senz’altro il comune intento di lavorare alla stabilità dei conti pubblici e alla tutela del risparmio”. Per quietare le acque il presidente del Consiglio ha inoltre aggiunto che “in un periodo caratterizzato da un ciclo economico avverso, il governo intende rilanciare la crescita e l’occupazione, con una particolare attenzione agli investimenti pubblici, alla creazione di un ambiente normativo e istituzionale favorevole agli investimenti privati e al contrasto della povertà e delle disuguaglianze”. Le buone intenzioni adesso sono attese in Parlamento.

In questo clima di confronto, il vicepremier Matteo Salvini intende scendere in piazza l’8 dicembre “per dire ai signori di Bruxelles: lasciateci lavorare, nessuna letterina potrà farci tornare indietro”. Anche se dalla Tunisia il premier Conte ci ha tenuto a sottolineare che, al di là del sacrosanto diritto di manifestare, nelle prossime settimane illustrerà “personalmente i contenuti della manovra a Juncker”, spiegando al presidente della Commissione europea “come sia il frutto di un lavoro serio e responsabile”. Il nostro premier ha inoltre ribadito il proprio ruolo di presidente del Consiglio sottolineando: “Rimane il fatto che io come presidente del Consiglio interloquisco con le istituzioni europee, mi siedo al tavolo con loro e caratterizzo io il tono dell’interlocuzione con loro, con cui, come ho già detto, ho avviato un dialogo costruttivo”.

Vaga è la data entro la quale entreranno in vigore le misure portanti della manovra, reddito e pensioni “di cittadinanza”, e quota 100. Per ora l’esecutivo rinvia i dettagli e la legge delinea semplicemente due fondi che dovrebbero fornire i finanziamenti necessari: nove miliardi l’anno ( dei quali 2,2 provenienti da programmi già orientati alla lotta alla povertà) per assicurare 780 euro al mese ai redditi più bassi. E poi 6,7 miliardi nel 2019, più sette miliardi nei due anni a seguire per “quota 100”, ossia il ritiro dal mondo del lavoro di coloro che hanno compiuto 62 anni e hanno raggiunto 38 anni di contributi. Queste due misure dovrebbero partire dal prossimo anno ma non è stata specificata la data esatta.

Per il vicepremier Luigi Di Maio reddito di cittadinanza e riforma pensionistica si faranno “per decreto” e in diretta su Facebook ribadisce la fattibilità delle due operazioni: “Il reddito di cittadinanza, pensioni di cittadinanza e quota 100 ci sono nella legge di Bilancio; chi dice che non ci sono sta dicendo bugie”, in quanto “in manovra ci sono i soldi”. Ma “dopo la legge di Bilancio, magari dopo Natale o subito dopo, si fa un decreto con le norme per reddito e pensioni di cittadinanza e riforma della Fornero. Lo faremo con un decreto – ha affermato Di Maio – e non un ddl perché ci vorrebbe troppo e c’è emergenza povertà”.

Non mancano però delle voci contrastanti, o che comunque riservano qualche dubbio, tra cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti (Lega) che nell’ultimo libro di Bruno Vespa afferma: “Il reddito di cittadinanza ha complicazioni attuative non indifferenti. Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso”. Giorgetti ribadisce inoltre la necessità, da parte dello Stato, di contribuire alla ricapitalizzazione delle banche per salvaguardare il credito e il risparmio “protetti dalla Costituzione”, anche se Di Maio ha dichiarato di non voler mettere nemmeno “un soldo dei cittadini” nella banche.

Sul fronte immigrazione illegale il nostro premier Giuseppe Conte ha infine incontrato il premier tunisino Youssef Chahed, il quale in conferenza stampa ha espresso “la disponibilità della Tunisia di trovare nuove vie di collaborazione con un approccio economico globale in modo da organizzare l’immigrazione legale. La Tunisia – ha sottolineato Youssef Chahed – è anche attenta alla conferenza di Palermo e apprezza il ruolo attivo dell’Italia”.

Nella nuova legge di Bilancio sono contemplati anche dei famigerati tagli all’editoria per cui il capo dello Stato ha raccomandato cautela in difesa della libertà di stampa. La Lega, nello specifico, difende le testate locali che molto spesso raccontano il Paese in maniera più efficace dei giornali nazionali, ma devono essere finanziati “in maniera meritocratica”, ha sottolineato il vicepremier pentastellato dichiarando la volontà di investire per far nascere magari nuovi giornali, invece di cedere fondi ad alcuni che rimangono attivi solo per assicurarsi i finanziamenti.

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