Agatha, la regina del delitto

Alzi la mano chi almeno una volta nella vita ha provato l’istinto animale di uccidere qualcuno. Tutti, credo. Naturalmente roba di un attimo; il libero arbitrio ci salva da essere come le fiere, aiuta a far sì che la razza umana ancora esista.

Magari questo momento di buio si è palesato durante una riunione di condominio, rivolto a quel condomino che sempre, tutti i giorni, parcheggia male la sua macchina per cui voi quando dovete entrare nella vostra avete bisogno di ricorrere ai trucchi del mago Houdini. Oppure quando vi rendete conto che, per uscire dal vostro parcheggio, due Smart di traverso vi lasciano lo spazio di manovra di un moscerino. Ma anche per molto meno o molto più. Ma questi sarebbero eventualmente omicidi dettati dalla rabbia. Insomma, quasi giustificabili. Invece, pensate che impegno prevedere l’omicidio di qualcuno in modo subdolo, senza farvi scoprire, magari con settimane di studio. Ecco, Agatha Christie di questo è stata la regina.

Ancora adesso è la scrittrice di gialli più letta al mondo. Ha inventato personaggi che ormai sono nella nostra vita, come Hercule Poirot, un belga dai baffetti ridicoli ma con ”celluline grigie “ portentose o Miss Marple una zitella dagli occhi azzurri che ama sferruzzare, un aspetto innocuo e una mente astuta e brillante . Al limite della macchietta, umanizzati al punto giusto, contornati da altri personaggi che potrebbero essere le persone che incontriamo ogni giorno, gente come noi. Uno sguardo eccezionale sulla vita di tutti, sulla natura umana e i suoi aspetti più devastanti.

Agatha era una donna davvero straordinaria; inizia un innocuo viaggio con l’Orient Express e si immagina una vera cospirazione, un meccanismo di giustizia sommaria architettata con arte. Un romanzo affascinante che provocando a Poirot un dubbio morale lo porta a proporre due diverse soluzioni del caso: una per la giustizia legale, l’altra per la giustizia morale.

Era capace di inventare le storie più incredibili e misteriose, mai banali, sempre interessanti e piene di particolari della vita dell’epoca. Una grandissima scrittrice a cui non fu mai dato un premio Nobel – che sarebbe stato meritatissimo – forse per il timore che, dopo, lei scrivesse qualcosa dove gli accademici, uno alla volta, venissero sterminati.

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