Stella del cinema (Film, 1931)

Operazione culturale di ampio respiro compiuta da Ripley’s Home Video che lancia la collana Perduti nel buio, dedicata ai film invisibili del cinema italiano, proponendosi di rendere fruibile nel tempo un vero e proprio patrimonio di celluloide.

Il primo lavoro pubblicato è Stella del cinema di Mario Almirante (Molfetta, 1890 – Roma, 1964), regista che proviene da una famiglia di artisti, padre di Giorgio, futuro segretario del Movimento Sociale Italiano. Almirante passa al cinema dopo aver lavorato in teatro, dirige alcuni film di successo del muto come Il marito in campagna (debutto, del 1920), Il fornaretto di Venezia (1923), Napoli che canta (1927), La compagnia dei matti (1928); due lungometraggi del sonoro come La stella del cinema (1931) e Fanny (1933), per finire la carriera nelle vesti di direttore del doppiaggio.

Stella del cinema è un importante lavoro di metacinema, vero e proprio cinema nel cinema e sul cinema, attuale ancora oggi, utilissimo per un cinefilo desideroso di apprendere i segreti del mestiere e di capire come si svolgeva il lavoro negli Stabilimenti Cines, attivi dal 1930 al 1935, per cedere il passo – dopo un grave incendio degli studi – alla futura Cinecittà. La storia narrata da Almirante (scritta da Bistolfi e Ciarocchi) è molto convenzionale, profuma di telefoni bianchi e di fotoromanzo, sceneggia le vicissitudini di due innamorati che vogliono fare gli attori, ma solo la donna riesce a sfondare e mette in crisi il rapporto. Lieto fine assicurato, comunque, dopo il grande successo di un onirico Venere 1980, interpretato dalla nuova diva, che il fidanzato si gode nel cinema affollato prima di decidere di spedire un mazzo di rose e invitare la ragazza a una cena che li farà tornare di nuovo insieme.

Stella del cinema viene presentato in DVD dopo un delicato lavoro di restauro e digitalizzazione compiuto dal negativo originale con la conservazione di gran parte del sonoro in presa diretta, registrato in Photophone. Mario Almirante gira un film interessante portandoci alla scoperta della Cines e dei suoi stabilimenti, ma anche di attori e maestranze, mettendo in evidenza i cartelloni del cinema e alcune sequenze cinematografiche riprese in diretta. Vediamo scenografie e balletti, colonne sonore registrate in studio, trucchi ben congegnati (la lite con caduta di un fantoccio dal tetto), persino un rapido nudo nel bagno, i costumi, la mensa, le prove prima di andare a girare. Seguiamo le gesta di un maturo regista come Masi – chiamato ancora direttore – che per girare Venere 1980 decide di cambiare attrice perché insoddisfatto della protagonista, lanciando una nuova stella nel firmamento cinematografico.

Un film girato molto bene, ricco di dettagli, panoramiche e soggettive, con una macchina da presa inquieta che spazia senza soluzione di continuità dalla fiction agli elementi documentaristici. Il risultato finale è una sorta di documentario sul cinema sonoro, giustificato da una storia d’amore convenzionale tra due giovani attori, montato con tempi rapidi dallo stesso regista che recita un breve cameo. Vediamo molti attori, musicisti e registi in brevi apparizioni per interpretare loro stessi: Gambardella, Falconi, Franca, Gloria, Pola, Paola, Brignone, Sacripante, Ninchi, Albani, Martinelli, Campogalliani e Righelli. Interessante negli extra la rivista Cines n. 10 che contiene filmati curiosi e brani musicali, brevi spezzoni documentaristici girati in varie parti del mondo e presentati prima del film. Tra le sequenze più suggestive, impaginate con rapidità nel cinegiornale e anticipate da titoli di colore bianco scritti in corsivo, ricordiamo un piccolo trombettiere statunitense, un rodeo, i grattacieli e il valzer, le macchine per il benessere e le macchine per distruggere, i suonatori d’armonica.

La critica del tempo non è tenera con Almirante, ma neppure la contemporanea rivaluta più di tanto un film che invece rappresenta uno spaccato di storia, adesso che non può essere accusato di mera pubblicità della Cine.

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Regia: Mario Almirante. Sceneggiatura: Gian Bistolfi, F. Ciarocchi. Fotografia: Anchise Brizzi, Gioacchino Gengarelli. Musica: Pietro Sassòli. Montaggio: Mario Almirante, Mario Serandrei. Scenografia: Gastone Medin, Carlo Ludovico Bragaglia. Produzione: Cines. Distribuzione: Anonima Pittaluga. Origine: Italia, 1931. Formato: 35 mm (1,19:1), b/n, sonoro. Durata: 70’ (1935 ml.). (Distribuito insieme alla rivista Cines n.10). Interpreti: Grazia Del Rio (rosa Bianchi), Sandra Ravel (La diva), Elio Steiner (Nerio Fumi), Olga Capri, Fulvio Testi (Segretario del regista), Giuseppe Mari (il regista), Turi Pandolfini, Daniele Crespi, Nino Marchesini (Direttore di produzione), Augusta Bandini, Giovanni Onorato (impiegato agenzia), Giuseppe Pierozzi (il balbuziente). Nella parte di loro stessi compaiono:  Giuseppe Gambardella, Armando Falconi, Lia Franca, Leda Gloria, Isa Pola, Dria Paola, Mercedes Brignone, Umberto Sacripante, Carlo Ninchi, Marcella Albani, Alfredo Martinelli, Mario Almirante, Guido Brignone, Carlo Campogalliani, Gennaro Righelli.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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