Sulla manovra

La manovra finanziaria prevista dal Governo fa e farà ancora discutere. In sostanza, consiste nell’indebitarsi un po’ di più di quanto richiesto da norme sagge di bilancio, ma entro i limiti di quel 3% che è fissato dagli Accordi di Maastricht. Si capisce che Lega e soprattutto 5 Stelle avrebbero voluto sforare il deficit ben oltre del previsto per finanziare i programmi sbandierati in campagna elettorale, ma un po’ di buon senso deve essere stato imposto dal Ministro dell’Economia e da quelle categorie economico-finanziarie che la Lega soprattutto non può completamente ignorare.

Così com’è, la manovra non mi sembra dunque scandalosa. Preoccupa piuttosto come sintomo di una tendenza a scegliere i debiti rispetto a una gestione non populista e non demagogica del bilancio che, a lungo andare, non può che portarci guai molto seri.

Ora il DEF inizia il suo cammino, che sarà complesso, non tanto in Parlamento, quanto nei rapporti con Bruxelles. C’è da sperare che da ambedue le parti prevalga la moderazione.

L’importante a mio avviso è vedere se l’effetto della manovra porterà a un rilancio della crescita economica o no (non ne sono affatto sicuro). Vedo che Tria prevede per il 2019 una crescita del PIL dell’1,5%. Niente di spettacolare, ma sufficiente forse a compensare, almeno in parte, con l’aumento del gettito fiscale, le perdite provocate dalle nuove maggiori spese. Vedremo. Auguriamoci che lo Stellone d’Italia (un po’ distratto in questi tempi) torni a funzionare.

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