L’accordo (Film, 2018)

Una prova di maturità per Stefano Simone che nel suo ultimo film si confronta con un problema sociale molto sentito, abbandonando ancora una volta gli angusti territori del cinema di genere. Dopo il bullismo al centro del dramma scolastico di Fuoco e fumo, il giovane regista pugliese si dedica a scandagliare i rapporti coniugali nel momento più devastante, quello che mette in crisi una vita intera, lasciando un senso di vuoto e di fallimento.

In breve la trama, certo non concitata e piena di colpi di scena, ma meditata e sofferta, scritta con i tempi del cinema d’autore, lenti e riflessivi. L’amore tra Marta e Stefano è finito, come spesso accade è la donna a prendere la decisione di separarsi, sconvolgendo un marito che preferirebbe vivere di abitudini, anche se litigi e incomprensioni sono all’ordine del giorno. Stefano non sopporta l’idea di stare lontano dalla piccola figlia Serena, pensa di non poter fare il padre fuori dalle mura domestiche, inoltre deve risolvere gravi problemi di lavoro. La coppia si rivolge a un legale per concordare una separazione consensuale e sarà proprio grazie al comprensivo avvocato – che da piccolo ha vissuto il trauma dei genitori separati – che capirà l’importanza di superare le incomprensioni, nell’interesse della figlia. Marta e Stefano verranno consigliati su come gestire la complessa situazione anche da un cliente occasionale del legale e dalla segretaria, entrambi separati, da poco venuti a capo di simili problematiche.

Simone gira con mano ferma un buon soggetto sceneggiato dal bravo Marasco, dirige molto bene gli attori – che lo assecondano senza sbavature – e fotografa con stile freddo e asciutto una Manfredonia piovosa e solare, monta una pellicola molto teatrale dai tempi compassati, da puro dramma psicologico. Interessante l’idea di alternare la fiction al documentario-intervista, con due attori che raccontano la legislazione matrimoniale, le problematiche inerenti la separazione e l’affidamento congiunto dei figli, in una parola la bigenitorialità.

L’accordo rappresenta un notevole passo avanti per il regista sipontino, che può contare su una valida attrice come Natalie La Torre (moglie intensa e tormentata) e su un veterano come Tonino Pesante (credibile avvocato). Tutti bravi comunque, anche se Daniele Baldassarre è in tono minore nei panni del marito e alcuni ruoli secondari non sono interpretati con identica partecipazione. Brava la piccola Flory Di Bari nei panni della figlia, mai imbarazzata e fuori tempo ma spontanea e sincera. La colonna sonora del bravo Luca Auriemma – presenza costante nei lavori di Simone – non ruba la scena a dialoghi e azione, adattandosi alle esigenze del copione. La sceneggiatura scorre tra dialoghi ben costruiti e recitati con convinzione, nonostante il soggetto didascalico non annoia ma porta lo spettatore a immedesimarsi nel dramma della coppia, persino a parteggiare per uno dei coniugi e a esprimere la propria opinione.

Un film utile, oserei dire necessario, da far vedere a coppie separate con problemi di figli da far crescere, a persone che stanno affrontando il difficile momento in cui ciò che credevano per sempre si stempera in un panorama di scialba abitudine. Per dirla con Proust, l’abitudine è il nemico peggiore, uccide i rapporti, avvelena i sentimenti, non fa vivere e non fa pensare. Meglio decidere di cambiare, allora, tenendo presente che la rottura di un rapporto coinvolge i figli e che la loro educazione deve essere sempre al primo posto nella sfera degli interessi coniugali. Stefano Simone e Daniele Marasco ne sembrano convinti e il loro film non può che far bene all’amore, ai rapporti matrimoniali in via di disfacimento, alle coppie che vogliono continuare a essere importanti per i loro figli. Da vedere assolutamente, meditando a fondo.

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Regia: Stefano Simone. Soggetto e Sceneggiatura: Daniele Marasco. Musiche: Luca Auriemma. Fotografia: Stefano Simone. Montaggio: Stefano Simone. Italia, 2018. Durata: 90’. Genere: Drammatico/Sociale. Produzione: Indiemovie. Interpreti: Daniele Baldassarre, Natalie La Torre, Tonino Pesante, Gabriella Spagnuolo, Romolo Carbone, Monica Scirpoli, Flory Di Bari, Emilia Di Padova, Marco Trotta, Assunta Facciorusso, Luigia Lauriola, Danya Talamo, Michele Caputo, Claudia Ciuffreda.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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