Ieri ed oggi

Ripenso per un momento alla mia adolescenza; erano gli anni ’70 e tutto quello che mi interessava erano i dischi che venivano dall’America e dall’Inghilterra. I miei coetanei non erano da meno, avevano da poco lasciato le collezioni di figurine e scoprivano i giornaletti piccanti da leggere rigorosamente chiusi a chiave nel bagno.

Eravamo adolescenti normali e crescevamo in famiglie dove si cenava tutti insieme alla stessa ora, dove le parole della madre erano legge e quelle del padre invece erano scarse perché non c’era un rapporto così stretto come va di moda adesso; crescevamo normali, questa la frase chiave. Si usciva per andare alle feste solo il sabato con rientro obbligatorio per cena. La prima volta che sono stata fuori fino a mezzanotte avevo già 18 anni.

Poi però deve essere accaduto qualcosa; un punto di non ritorno che nessuno ha evidenziato e che ha portato ai giorni nostri un periodo di grave disagio che si riflette soprattutto sui giovani. E così leggiamo che tempo fa  un 14enne di Tivoli si è impiccato con il cavo della sua play station (l’ennesima moda tra i più giovani), per poco non è finita in tragedia. Dalle prime ricostruzioni, il ragazzino avrebbe cercato di emulare il cosiddetto “blackout”, il gioco del soffocamento; cioè, arrivare a un punto tale da provare poi un arresto cardiaco e il successivo ritorno alla vita. A un suo coetaneo ieri non è andata bene; è morto e non saprà mai di cosa si trattava.

A questo punto non so cosa più pensare; leggo di una crescita di consumo di alcol tra ragazzini, di consumo di droghe, di gare mortali. Molti giovani abbandonano la scuola e non finiscono nemmeno quella dell’obbligo. Forse in questo momento governo e società civile dovrebbero concentrarsi su questo gravissimo problema che si sta espandendo a macchia d’olio.

Prima ancora di pensare alle aperture domenicali dei negozi sarebbe bene assicurarsi che ci sia un futuro; altrimenti i negozi chiuderanno forzatamente per mancanza di clienti. Ma forse è già tardi.

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