Pakistan, la controversa vittoria di Imran Khan

Nonostante le accuse di frode, l’ex giocatore di cricket Imran Khan si appresta a diventare Primo Ministro in un momento molto difficile per il Paese sull’orlo della bancarotta.

Aspettava questo momento da venti anni. L’ex giocatore di cricket Imran Khan ha vinto le elezioni politiche che si sono tenute in Pakistan lo scorso 25 Luglio. Ad onor del vero, raramente si è avuta tanta difficoltà a rendere pubblici i risultati definitivi il cui spoglio è andato molto a rilento. Ma alla fine, l’ex campione ha avuto la meglio anche se non è riuscito ad ottenere la maggioranza e dovrà per questo  trovare dei partner tra la ventina di deputati indipendenti e i deputati dei partiti regionali come la Grande Alleanza Democratica della provincia del Sindh e il Partito Nazionale del Belucistan, che sono accreditati con 4 seggi  per riuscire a superare la soglia di 137 rappresentanti in un Assemblea Nazionale che ne conta 272. Il suo Partito avrebbe ottenuto tra i 110 e i 120 seggi superando così la formazione uscente, la Lega Musulmana del Pakistan di Nawaz Sharif (PML-N), che  ha ottenuto solo 63 deputati. I dati si riferiscono al 95% delle schede ad oggi scrutinate e verificate.

Un incredibile percorso quello di questo sportivo che si è lanciato in politica solo contro tutti. Campione del Mondo di cricket nel 1992, è anche il filantropo che costruisce il primo ospedale oncologico del Pakistan nel 1994. Da quando fonda il PTI nel 1996, i fallimenti si susseguono uno dopo l’altro per più di 10 anni. L’etichetta di politico amatoriale gli rimane cucita addosso per lungo tempo. Imran Khan viene anche soprannominato ”Imran Can’t” (Imran non ci riesce) e “Taliban Khan” per la sua contrarietà ai droni USA che bombardano i talebani afghani e pachistani nella parte occidentale del Paese.

Ancora oggi soffre di un deficit di legittimità. Tra i cinque partiti arrivati in testa alle elezioni, sono i quattro a parlare di brogli. La PML-N, il Partito del Popolo Pakistano (PPP), il Partito Laico MQM e gli islamisti della MMA affermano che le elezioni erano truccate. In alcune circoscrizioni, alcuni loro rappresentanti non sono stati autorizzati a controllare lo spoglio delle schede. Cosa ancora più strana è che alcuni candidati hanno ricevuto i risultati redatti a mano su un foglio bianco, quando i risultati dovrebbero essere scritti su di una scheda firmata dal capo del seggio elettorale. La Commissione Elettorale nega qualsiasi irregolarità. In un discorso trasmesso in diretta dalla sua residenza di Islamabad il giorno dopo le elezioni, Imran Khan ha teso la mano all’opposizione: “Se un Partito ha il minimo dubbio, apriremo un’inchiesta nelle circoscrizioni a rischio”.

Né la PML-N, né il PPP, né il MQM hanno detto fino dove erano pronti a spingersi per contestare i risultati. Gli osservatori pensano che tutto dipenderà dall’ampiezza dei brogli: se le irregolarità riscontrate saranno numerose ci si può aspettare che diversi partiti scendano in piazza, soprattutto il PPP i cui militanti sono molto impegnati sul piano ideologico. La crisi politica e ciò che Khan deve temere di più visto che ne 2014 si era accampato lui stesso davanti al Parlamento per chiedere le dimissioni del Primo Ministro Nawaz Sharif. Accusava quest’ultimo di avergli scippato la vittoria. La manifestazione era durata settimane paralizzando il lavoro del Governo. Ma deciso a guardare avanti, Imran Khan ha già rese pubbliche le prime misure che conta prendere per creare uno “Stato-provvidenza islamico”. Conta governare da casa sua e non si trasferirà nella residenza del Primo Ministro che trasformerà “in centro di formazione o qualcosa del genere”. Promette di ridurre i fasti adottati nello stile di vita dello Stato, di riformare la fiscalità, di migliorare l’istruzione pubblica, il sistema sanitario e l’accesso all’acqua.

Priorità assoluta però sarà quella di evitare l’insolvenza. Il Pakistan ha meno di due mesi di riserve di valuta, dopo di che non potrà più pagare le sue importazioni. Sono sei mesi che gli analisti affermano che il potere federale chiederà l’intervento del Fondo Monetario Internazionale entro la fine dell’anno. Islamabad ha già ottenuto tre volte un aiuto dal FMI dal 2001 ad oggi, senza però mai attuare le riforme chieste in cambio. Questa volta, il FMI potrebbe mostrarsi più fermo esigendo due misure: la privatizzazione delle imprese pubbliche in perdita così come l’allargamento della base imponibile, cosa che necessiterà la tassazione del settore agricolo, che rappresenta meno dell’1% delle imposte raccolte, una misura molto delicata da trattare: per assicurarsi l’elezione, Imran Khan si è appoggiato sui baroni locali, navigati politici che traggono parte delle loro entrate dall’agricoltura e che rischiano di opporsi a questo giro di vite.

Non sarà facile la missione di Imran Khan, non è ipotecato solo il benessere economico del Paese, ma ci sono grossi problemi di comunicazione con gli Stati Uniti per la strategia condotta in Afghanistan e il terrorismo. Daech ha rivendicato l’ultimo attacco avvenuto a Quetta davanti a un seggio elettorale. Il ramo afghano-pachistano dell’organizzazione ha diversi bastioni lungo la frontiera tra i due Paesi. I cattivi rapporti con il Governo afghano rendono difficile qualsiasi operazione securitaria. Ultima, ma non per importanza, la questione del processo di pace con l’India in stallo da più di 10 anni.

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