Cronache dai Palazzi

Sedici provvedimenti ma non tutti concreti. Sono questi, fino ad ora, i numeri del governo gialloverde — da due mesi a Palazzo Chigi – che si destreggia tra immigrazione, lavoro precario, sicurezza, ricambio ai vertici delle imprese, flat tax e reddito di cittadinanza. Ai suddetti temi si aggiungono le discussioni sulla Tav  e sul gasdotto Tap – che dall’Azerbaigian arriva in Puglia – osteggiato dai Cinquestelle e sostenuto dal Carroccio. In caso di arresto del progetto, in pratica se l’Italia rinunciasse al gasdotto, il nostro Paese rischierebbe una penale fra i 40 e i 70 miliardi di euro.

La maggioranza legastellata si divide anche sui contratti a termine, in quanto la Lega chiede di intervenire in particolare sulle limitazioni previste dal decreto Dignità, soprattutto a ridosso delle pressioni degli imprenditori veneti e di altre località del Nord Italia, tra cui l’Emilia. Anche sulla Tav – la linea ferroviaria Torino-Lione i cui lavori sono iniziati nel 2011 – le voci non sono unanimi: per la Lega la Tav è strategica mentre per i Cinquestelle va ridiscussa. “La Tav è nel contratto di governo e c’è scritto che va ridiscussa. Il ministro Toninelli a breve incontrerà il suo omologo francese”, ha dichiarato al Corriere il vicepremier Luigi Di Maio.

Tornando sul decreto Dignità, divide anche il tema dei voucher che la Lega avrebbe voluto estendere a più settori mentre i 5 Stelle hanno circoscritto i buoni lavoro ai settori agricoltura e turismo. Infine per quanto riguarda i divieti alle pubblicità del gioco d’azzardo le misure previste dal decreto Dignità sono sostenute da entrambi i partiti della maggioranza ma, pur sostenendo che “è giusto arginare la ludopatia”, la Lega ha sottolineato che ci sono alcuni aspetti da mettere a punto.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, frena a sua volta sulla velocità dei provvedimenti, preferendo una certa “gradualità” nell’attuare le riforme strutturate dal “governo del cambiamento”. “Reddito di cittadinanza e flat tax insieme all’abolizione della Legge Fornero sono emergenze sociali. Si devono realizzare il prima possibile. Anzi subito”, ma il tutto può avvenire solo percorrendo, per l’appunto, la strada della “gradualità”. In pratica si “avviano” le misure nel 2019, ma con cautela. Molto dipenderà anche dai margini che il ministro Tria riuscirà ad ottenere dalla Commissione europea e, nello specifico, occorre preservare la credibilità dell’Italia sui mercati, la quale (credibilità) risulta essere direttamente proporzionale alla capacità del nostro Paese di rimborsare i titoli del debito. Debito che, come ha sottolineato il ministro dell’Economia a Montecitorio, non dovrà incrementarsi, bensì dovrà continuare a scendere.

Nel “contratto di governo” vi sono ad esempio flat tax, reddito di cittadinanza e pensioni ma non è detto che queste riforme debbano essere attuate tutte nel 2019, in quanto oltre ai costi insostenibili non sarebbe possibile nemmeno in teoria. Nello specifico la flat tax potrà essere solo “avviata” nel 2019 e non dovrebbe superare il costo di 4-5 miliardi. Le risorse per il reddito di cittadinanza, invece, sarebbero 15 miliardi a regime, che potrebbero essere reperite (in parte) riordinando le voci di spesa destinate al Reddito di inclusione (Rei).

L’ostacolo più grande è rappresentato dalle pensioni, una vera e propria patata bollente che provoca anche un certo allarme da parte dei mercati. Per Lega e 5 Stelle smontare la legge Fornero è una priorità ma ristrutturare le pensioni comporterebbe una spesa di 20 miliardi ogni anno, anche se per il Carroccio sarebbero sufficienti 5 miliardi considerando che l’Ape sociale verrebbe eliminata e altre risorse potrebbero essere reperite attraverso un contributo di solidarietà sulle pensioni alte.

In  definitiva sulla manovra 2019 pesa già un’ipoteca di 20-25 miliardi, aggravata a sua volta dal disinnesco dell’aumento dell’Iva (12,5 miliardi) ma anche un certo aumento dello spread (3-4 miliardi di interessi in più). La manovra finanziaria risentirà inoltre di una certa frenata del Prodotto interno lordo (minori entrate per 2-3 miliardi), e dovrà computare spese indifferibili come quelle relative alle missioni militari (3 miliardi) ed altre ancora come quelle destinate ad esempio al rinnovo del contratto degli statali. Entro il 27 settembre l’esecutivo gialloverde dovrà presentare la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, il cosiddetto Def, registrando i numeri e le tendenze dell’ultimo minuto e correggendo leggermente a ribasso le stime di crescita del Pil. Il 20 ottobre è invece la data di presentazione della legge di Bilancio.

Nel frattempo il premier Conte ha incontrato il presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca, risaldando non solo il rapporto personale ma anche quello diplomatico e politico tra le due amministrazioni. Entrambi sono degli ‘outsider’ rispetto alla vecchia politica, entrambi incarnano il “governo del cambiamento”.

“Ci sono  molte aree di accordo fra questi due grandi alleati – ha dichiarato all’Ansa la consigliere del presidente Trump, Kellyanne Conway – compresa la sicurezza delle frontiere e il fatto che nessuno di loro ha prima d’ora ricoperto alcun incarico politico”. In definitiva “gli elettori dei loro rispettivi Paesi hanno voluto il cambiamento, non sono parte del sistema convenzionale”.

Il premier Conte ha incassato il consenso del presidente americano su tre punti fondamentali. In primo luogo una “cabina di regia permanente” sul fronte del Mediterraneo, per gestire al meglio la lotta al terrorismo, la sicurezza e i flussi migratori, la pacificazione con la Libia. Trump ha esaltato l’approccio del governo Conte in materia di immigrazione sottolineando che “senza sicurezza della frontiera non può esserci sicurezza nazionale”. Il presidente statunitense ha inoltre ammonito: “Molti altri Paesi in Europa dovrebbero seguire l’esempio dell’Italia”. In secondo luogo Conte e Trump hanno discusso della situazione in Libia e il nostro presidente del Consiglio ha sottolineato che l’Italia ha assunto un ruolo di leadership nel processo di stabilizzazione del Paese nordafricano, “nel totale rispetto della popolazione libica e senza prevaricare gli interessi locali in campo energetico nel nome del nostro tornaconto personale”. Il premier italiano ha comunque chiesto a Trump una mano per contribuire a risolvere dei problemi in Libia.

A Washington si è parlato inoltre di energia e della necessità di individuare nuove fonti di approvvigionamento energetico per i Paesi europei alleati degli Stati Uniti. In questo contesto Donald Trump ha condiviso il progetto del gasdotto Tap, e Conte si è impegnato a verificare sul territorio pugliese le reazioni della popolazione locale, per poter attuare delle soluzioni in grado di soddisfare tutti. Il progetto Tap mirerebbe a ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia ed anche il presidente Sergio Mattarella si è recato in Azerbaigian, punto di partenza del gasdotto. A proposito di dazi il premier Conte ha infine auspicato una certa prudenza, ribadendo la posizione italiana: cercare di non danneggiare il nostro export, comprese le auto.

L’accordo di massima raggiunto fra Trump e il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, nei giorni scorsi ha comunque ammorbidito la posizione del presidente americano a proposito di dazi –  fortemente reclamati dagli Usa – mirando a ridurli da entrambi i lati dell’Atlantico.

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