Un’estate in Provenza (Film, 2014)

Il cinema francese da qualche anno a questa parte sta registrando un tasso qualitativo altissimo nella produzione di commedie garbate e sofisticate, capaci di raccontare la società contemporanea senza cadere nel ridicolo, come capita alla maggior parte dei film comici italiani contemporanei. Mi costa caro scriverlo perché non ho mai amato un certo tipo di cinema francese, soprattutto gli intellettualismi della nouvelle vague, ma adesso i tempi sono decisamente cambiati.

Rose Bosch è una giornalista in prestito al cinema, valida sceneggiatrice, regista di Animal (2005) e del controverso Vento di primavera (2010), prima di questo delicato e sognante Un’estate in Provenza. In Italia il suo ultimo film è stato visto poco e male – soprattutto nei cineclub, come tradizione per le pellicole interessanti – distribuito soltanto ad aprile 2016, adesso visibile su Rai Play, dopo il passaggio televisivo avvenuto il 30 giugno 2018, su Rai Uno.

Un’estate in Provenza racconta le vicissitudini di tre figli di genitori separati che vengono accolti da una nonna comprensiva (Galiena) e da un burbero nonno (Reno) – che poco a poco s’intenerisce – nella loro casa nella campagna provenzale. La regista riesce senza sbavature di sorta e con grande leggerezza a narrare lo scontro generazionale, il passato hippie dei nonni, il rapporto difficile tra padre e figlia, i problemi dei ragazzi con genitori immaturi, le prime esperienze sentimentali degli adolescenti e la vita quotidiana provenzale. Tutto questo con l’apparato cinematografico di una commedia che – come da lezione della commedia all’italiana – desume la sceneggiatura dalla vita e fa sorridere senza rinunciare a far pensare. Ridendo castigat mores, avrebbe detto qualcuno, mentre Menandro avrebbe aggiunto – ma pure Pasolini! – che ridendo e scherzando si possono dire grandi verità.

È questo un film con grandi intuizioni di regia, basti pensare ai momenti in cui la storia viene vista dal punto di vista dei ragazzi con capovolgimento totale di prospettiva. Due esempi valgono per tutti. L’adolescente carico di future responsabilità che corre tra un filare di ulivi mentre il nonno lo insegue, ma anche il bambino sordomuto che ascolta confuso la felicità del nonno premiato per la qualità del suo olio d’oliva. Protagonista indiscusso un formidabile Jean Reno, nei panni di un nonno ex figlio dei fiori che si è ritirato in campagna per coltivare i suoi straordinari olivi ed è insofferente nei confronti del mondo, soprattutto dei nipoti che non vorrebbe accudire. Il film narra la storia di un’educazione sentimentale, della crescita di un rapporto d’amore filiale dopo i primi inevitabili scontri, ma anche di un amore coniugale eterno che lega due hippie che si sono ritirati a invecchiare in Provenza.

Ottima l’interpretazione di Anna Galiena nel ruolo di nonna, unica attrice italiana della commedia, ma anche i tre ragazzini sono calati a dovere nei rispettivi ruoli. Fotografia magistrale di una Provenza solare, campestre e marinara, tra spiagge bianchissime, folklore e tradizioni, grandi spazi aperti e lunghe direttrici da percorrere in sella a una moto. Sceneggiatura senza punti morti. Se amate il cinema, è un film da recuperare assolutamente su Rai Play.

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Regia: Rose Bosch. Durata: 105’. Scenografia: Willy Margery. Produttore: Alain Goldman. Casa di Produzione: Gaumont, Légende Films. Distribuzione: Nomad Film Distribution, LVR Digital. Interpreti: Jean Reno, Anna Galiena, Chloé Jouannet, Hugo Dessioux, Aure Atika, Lukas Pelissier, Tom Leeb, Hugues Aufray, Charlotte De Turckheim, Raphaelle Agogué, Jean-Michel Noirey.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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