Il fai da te

In Europa è scoppiata improvvisamente la corsa al fai da te. Incapaci di darsi una regola comune di protezione delle frontiere esterne dell’Unione, è facile chiudere le frontiere interne e c’è una bella gara a chi fa di più e meglio: Austria, Paesi di Visegrad, ora la Germania, dove la Cancelliera ha dovuto subire il diktat del suo alleato bavarese per salvare la sua fragile coalizione di governo.

La prima constatazione da fare è che, come detto e ridetto, i nazionalismi che si dicono alleati e amici  inevitabilmente cozzano fra di loro. Con che faccia si può continuare a promettere accordi con  Kurz e con Seehofer, il cui proposito è ricacciare in Italia chi in Italia è sbarcato? Ma constatare di aver avuto ragione a prevederlo non consola. Mille volte preferiremmo che i neo-nazionalismi riuscissero a trovare accordi equilibrati e buoni per tutti. Invece, rischia di saltare quello di Schengen di libera circolazione che, come ha ricordato Mattarella, è assieme a Erasmus una delle maggiori conquiste europee. Rischiamo di tornare alle frontiere chiuse, alle lunghe code alle dogane, ai controlli di una Polizia anche troppo contenta di riprendersi l’antico potere. E questo quando giustamente si invoca un’Europa più vicina ai cittadini.

Ma il bubbone dell’immigrazione è ormai scoppiato e produrrà grandi guasti, per la cecità e l’insipienza di tanti anni da parte di molti Paesi e molti governi, ma specialmente della sinistra utopica e di una parte rilevante del Clero cattolico. Ed è inutile rilevare che scoppia fuori tempo, giacché il numero degli sbarchi è molto diminuito. Anche ventimila immigrati sono un’emergenza, quando si sommano alle centinaia di migliaia già arrivati, peggiorando una situazione sempre meno sostenibile. E non serve accusare la Lega se sta sfruttando un problema che non ha creato lei. Salvini ne aveva fatto il proprio cavallo di battaglia ed era da aspettarsi che, una volta al potere, continui a cavalcarlo fino a quando non potrà dire di averlo risolto. Specie ora che gli è capitato l’infortunio dei soldi pubblici frodati dalla Lega ai tempi di Bossi e Belsito. Infortunio del quale non credo sia responsabile personalmente, ma che avrebbe fatto bene ad affrontare con dignità, come ci si aspetta da una persona onesta e politicamente dotata, invece di parlare di attacco alla democrazia e di invocare l’intervento del Capo dello Stato, contrario alla divisione dei poteri in uno Stato di diritto.

Tutto questo sarebbe il normale andirivieni della politica, ma purtroppo sotto le picconate può andare in frantumi l’ideale per il quale tanti grandi europei si sono battuti, che rappresenta la più alta conquista di civiltà del Continente dopo la catastrofe delle guerre fratricide. E in Italia sono rimasti in pochi (soprattutto il Capo dello Stato) ad avere il coraggio di difenderlo, anche sapendo di andare controcorrente. Com’è dovere dei veri statisti.

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