Social, c’erano una volta i gattini

In principio erano i gattini; poi in un crescendo sempre più audace, siamo arrivati alle foto sexy. I piedi soprattutto, specialmente se con sfondo di mari tropicali o comunque di sabbia bianca e acque cristalline. E ce li siamo sciroppati a ogni cambio di stagione oppure ad ogni viaggio esotico dei nostri amici virtuali.

Sto parlando dei social, di come eravamo. Pare un milione di anni fa, ma invece si tratta di pochi mesi. All’improvviso sui social sono apparse le tragiche storie dei migranti; solo robe tristi però, a fine non lieta; foto drammatiche che hanno fatto spuntare una lacrima al sensibile feisbucaiolo che piange in rete e poi cambia marciapiede per non dare l’elemosina a qualche povero nero; queste tristi storie hanno fatto emergere il buonismo sonnecchiante delle pasionarie dell’accoglienza, persone tutte d’un pezzo che aggrediscono con parole forti chiunque non sia in linea con i loro principi; però, di ospitare un migrante manco a parlarne, ho la casa piccola, mia madre è invalida, il gatto è asociale.

Poi è scoppiato il fenomeno dei fenomeni: le fake news. Allora, su bacheche di persone più o meno normali ecco comparire storie ben architettate di gente senza cuore che, in spiaggia magari in qualche “Bagno” altolocato, aizza il suo pechinese di etti 3, contro il nero che vende libri. E poi, siccome il pechinese ha l’autonomia di abbaio e morso di due nanosecondi, ecco che l’elegante signora lo insulta in ogni modo.

Lei, quella che racconta e che viene condivisa da tanti, omette però il luogo. Alla domanda di ignari che chiedono, “ma dove è accaduto? Mi pare strano, gli italiani sono diversi non ci credo e poi un pechinese all’inseguimento non si era mai visto”; ecco, a quelle domande lì risposte accusatorie tipo: se l’ha scritto è vero, se contesti sei fascista, se è un fake news però assomiglia alla verità. Insomma il fenomeno degli “spargi merda”, gente che sta lì solo per aizzare gli animi sempre però per robe orribili, giocando sulla pelle di chi davvero la vita la mette in gioco. E spesso purtroppo la perde. Questo fenomeno fa più danni di Carlo in Francia (con rispetto per Carlo) perché permette a chi di solito legge al massimo l’etichetta dei biscotti di contribuire alla diffusione della fake news condividendo con il labbrino indignato e insultando chiunque contesti. Una degenerazione che peggiorerà sempre di più perché è ben orchestrata ed è compiuta da gente che fa quello di mestiere cavalcando l’ignoranza e i pregiudizi di tanti.

L’epoca dei gattini mi pare così lontana; adesso come direbbe il Principe di Lampedusa, sono arrivati gli sciacalli.

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