Scemo di guerra (Film, 1985)

Scemo di guerra non è tra i migliori film di Dino Risi, non è certo la commedia esemplare grazie alla quale si ricorda il talento di uno dei nostri più validi registi. Nonostante tutto, presenta alcuni elementi di interesse. In primo luogo è un’insolita commedia di guerra, che a tratti sfocia nel dramma, nella tragedia ridicola, secondo la miglior lezione della commedia all’italiana. In secondo luogo racconta una storia bellica abbastanza sconosciuta, ambientata nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, liberamente sceneggiata da Il deserto della Libia di Mario Tobino.

Tra i protagonisti c’è Beppe Grillo – non ancora leader politico – per la seconda volta sul set, dopo Cercasi Gesù (1982) di Comencini e prima di Topo Galileo (1987) di Laudadio. Tre film in carriera, c’è da dire che il cinema non è il suo forte, perché rispetto al teatro e alla televisione le sue doti istrioniche risaltano meno. Sotto l’esperta guida di Risi se la cava abbastanza bene, anche perché insieme a lui compongono un comico battaglione di sbandati: Colouche, Bernard Blier, Fabio Testi, Claudio Bisio, Franco Diogene, Sandro Ghini e persino il cummenda Nicheli (del tutto fuori ruolo). Produzione italo – francese, che pretende buoni nomi delle due cinematografia per garantire un successo che non ci sarà, nonostante la presentazione al festival di Cannes. Da notare che dallo steso libro Il deserto della Libia, vent’anni dopo, Mario Monicelli sceneggerà – con profondità maggiore – il suo ultimo film: Le rose del deserto.

In breve la trama. Siamo nel 1940, il sottotenente medico Lupi (Grillo), viene assegnato a una sezione sanitaria libica, nei pressi dell’oasi di Sorman, comandata dal Maggiore Bellucci (Blier). Il fulcro del film sta tutto nei rapporti che si creano tra commilitoni, nella descrizione della voglia di tornare in patria dei combattenti e della messa in primo piano della nostra inadeguatezza militare. Follia umana e problemi psichici, malinteso amor di patria e visione della guerra come se fosse un gioco, fino al tragico epilogo che pare quasi una farsa drammatica, con un rito funebre officiato sulle note di Mamma di Beniamino Gigli.

Ottima ambientazione libica, colore locale ben riprodotto, colonna sonora a base di convincenti pezzi d’epoca (Violino Tzigano, Mamma…) e sottofondo musicale di Giudo e Maurizio De Angelis. Fotografia solare e luminosa, montaggio abbastanza rapido, tecnica di regia senza sbavature. Attori bravi, soprattutto Bernard Blier, nel ruolo più melodrammatico. Age e Scarpelli sceneggiano il romanzo di Tobino insieme al regista, omettendo in parte il dramma della guerra per mettere in scena tutti i meccanismi della commedia all’italiana. Da recuperare.

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Regia: Dino Risi. Soggetto: Mario Tobino (da Il deserto della Libia). Sceneggiatura: Age & Scarpelli, Dino Risi. Fotografia: Giorgio Di Battista. Musiche: Guido e Maurizio De Angelis. Scenografia: Giuseppe Mangano. Produttore: Pio Angeletti, Adriano De Micheli, Claude Berri. Casa di Produzione: International Dean Film (Roma), Renn Productions (Parigi). Durata: 108’. Genere: Commedia. Interpreti: Beppe Grillo (sottotenente Marcello Lupi), Coluche (capitano Oscar Pilli), Fabio Testi (tenente Giovanni Bodda), Bernard Blier (maggiore Bellucci), Franco Diogene (capitano Nitti), Claudio Bisio (tenente Pintus), Nicola Morelli (colonnello Morelli), Guido Nicheli (Capitano Rossi), Geoffrey Copleston (capitano tedesco), Sandro Ghiani (Efisio Puddu), Gianni Franco (sottotenente Gianni Cerioni), Tiziana Altieri (Fatima, la moglie di Ahmed), Antonella di Marco (Fatima, la prostituta), Alessandra Vazzoler (Lola). Titolo francese: Le fou de guerre.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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