Amministrative, l’effetto Salvini

Affluenza in forte calo, condizionata sicuramente dalla chiamata alle urne del 4 marzo, ma soprattutto dal fatto che il turno amministrativo, a differenza di 5 anni fa si è svolto 15 giorni più tardi e a scuole chiuse. Nonostante questo, si evince che il Centrodestra nella sua formazione classica (Lega, FI e FdI) rappresenta la vera maggioranza del Paese, senza se e senza ma.

Il partito di Salvini a differenza dei suoi alleati, è stato in grado di mantenere quasi invariato il consenso ottenuto alle Politiche, anche nelle elezioni amministrative, a testimonianza del fatto che evidentemente siamo di fronte ad un vero e radicale cambio epocale nella politica italiana.

A differenza dei suoi colleghi populisti sparsi per l’Europa, la tenuta della Lega a tutti i livelli evidenzia come forse sia un movimento più solido di quanto immaginato dai vari opinionisti.

Significativo il risultato di Forza Italia che a parte rarissime eccezioni, non sfonda la doppia cifra segnando cali del consenso estremamente allarmanti in tutta la penisola. Non a caso Berlusconi, a scrutini ancora aperti, si è affrettato a rilanciare l’ennesima ristrutturazione del partito, alla quale forse neanche lui crede più.

Chi invece ha subito un ridimensionamento notevole anche nella roccaforte meridionale è il partito di Luigi Di Maio. I 5 stelle non sono in corsa al ballottaggio in nessun grande centro e i risultati elettorali sono di gran lungo al di sotto di quelli ottenuti il 4 marzo.

Il grande problema del movimento è sempre stato quello di riuscire a selezionare una classe di amministratori in grado di essere competitivi sul territorio e questo deficit si ripercuoterà sicuramente anche nei rapporti di governo con la Lega. A differenza di Salvini, se il movimento fondato da Grillo dovesse investire così poco sul territorio potrebbe rischiare di essere fagocitato dalle ormai ex giubbe verdi.

Discorso diverso per il PD che nonostante tutto è riuscito a non precipitare come successo a Forza Italia. Anche se in difficoltà nelle sue roccaforti storiche, in termini di consensi ha mostrato una buona tenuta ma certamente il 40% delle europee del 2014 sono un lontanissimo ricordo.

Se la faida interna dovesse trovare una tregua potrebbe avere il potenziale per recuperare parte del consenso soprattutto in vista del 2019 che vedrà oltre al rinnovo del Parlamento europeo una infornata di comuni enorme, capace di minare tutti i singoli partiti sin dalle loro fondamenta.

In attesa del turno di ballottaggio, che potrebbe ribaltare molte situazioni, ancora una volta potremo affermare che Salvini è il vincitore di queste elezioni.

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