Il fulgore di Dony (Film TV, 2018)

Pupi Avati ancora una volta alle prese con una fiction televisiva – genere che l’ha visto sempre presente con prodotti fuori dalle mode, oserei dire universali – di impronta molto religiosa, ispirata al discorso della montagna del Vangelo di Matteo, segnata dalla misericordia di cui brilla il volto raggiante della protagonista, intriso di cristiano fulgore.

Il fulgore di Dony narra una singolare storia d’amore adolescenziale che nasce per caso, un innamoramento passeggero, una cotta da ragazzina che si trasforma in un rapporto intenso, diventa un legame inscindibile. Dony resta folgorata da Marco – bellissimo, atletico, simpatico – ma se ne innamora sempre più quando tutti lo evitano perché un violento trauma cranico lo costringe a condurre un’esistenza precaria. Dony s’innamora dell’amore, del bisogno che Marco ha di lei, una necessità assoluta di tenerla al suo fianco, di poterle parlare, di farsi pettinare i capelli, di osservarla e tenerle la mano. Il fulgore che Dony emana da un volto innamorato vince ogni difficoltà, persino la palese ostilità dei genitori, le permette di coronare un sogno d’amore, vivendo accanto a un ragazzo che si aggrava sempre di più, ma ha bisogno di sentire il sostegno della ragazza. Il matrimonio tra i due adolescenti sugella la decisione di Dony, subito dopo per lei tutto sarà più facile, come ammonisce il versetto evangelico: beati i misericordiosi perché troveranno misericordia.

La storia è narrata con il meccanismo del flashback, con improvvisi ritorni in presa diretta, come se fosse una lunga seduta di Dony (Zuccheri Montanari) davanti a un comprensivo psichiatra (Haber). La voce narrante della protagonista funge da filo conduttore per sequenze che ricostruiscono gli eventi del passato; molte parti oniriche, poetici ralenti, suggestive panoramiche di Bologna e Roma, fotografate in maniera nitida e solare da Cesare Bastelli. Ottimo il suono in presa diretta di Parisi, suadente la colonna sonora di Gregoretti, rapido il montaggio televisivo di Zuccon. Sceneggiatura di Pupi e Tommaso Avati priva di punti deboli, storia che si fa sempre più commovente con lo scorrere del tempo, dai contorni deamicisiani – in senso positivo! – languidi e  struggenti.

Il film è ambientato prevalentemente nel centro di Bologna, nei luoghi avatiani per eccellenza, dal liceo Galvani ai portici del Bar Margherita e di Jazz Band. Poche sequenze romane fungono da filo conduttore per mettere in primo piano le due città più importanti nella vita del regista. Avati cita il cinema con il personaggio di un ragazzino che vuol fare il regista ed è innamorato – non corrisposto – di Dony. Pare quasi una sorta di ironica citazione autobiografica quando la sceneggiatura prevede l’ingresso dei due ragazzi in un cinema dove viene proiettato un corto del regista in erba intitolato Leonardo a Milano.

Interpreti adeguati, soprattutto i due ragazzi, che dimostrano bravura e naturalezza da attori consumati. Greta Zuccheri Montanari (1999) aveva già interpretato L’uomo che verrà (2009) di Giorgio Diritti, a soli dieci anni, ma ne Il fulgore di Dony porta sulle gracili spalle tutto il peso di una parte da protagonista e ne vien fuori alla grande. Saul Nanni (1999) non è da meno, bolognese come la coetanea, idolo delle ragazzine, non è alle prime armi, ma fino a oggi i suoi ruoli non avevano mai avuto uno spessore autoriale. Sotto la guida paterna di un maestro come Pupi Avati, regala al pubblico un’interpretazione credibile di un ragazzo sofferente, condannato a un progressivo disfacimento cerebrale. Convince il resto del cast, marginale rispetto ai giovani protagonisti. Alessandro Haber è lo psichiatra confidente, Lunetta Savino la madre coraggio, Giulio Scarpati e Ambra Angiolini i genitori preoccupati per il futuro della figlia. Andrea Roncato è il padre di Marco, ancora una volta utilizzato da Avati in un ruolo drammatico, interpretato con estrema naturalezza.

Pupi Avati ha detto: “La sfida del film è rendere vera, credibile, azzardare addirittura che diventi condivisibile, la scelta di Dony. Una scelta probabilmente anacronistica, contro tutto e tutti, in un presente che pare premiare solo l’egoismo”. Il fulgore di Dony è un film che fa bene al cuore, poetico e commovente, come tutte le pellicole girate da Pupi Avati, interprete magistrale dei nostri sentimenti.

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Regia: Pupi Avati. Soggetto e Sceneggiatura: Pupi Avati, Tommaso Avati. Consulenza Scientifica: Roberto Sorrentino. Fotografia: Cesare Bastelli. Montaggio: Ivan Zuccon. Musiche Originali: Lucio Gregoretti. Edizioni Musicali: Rai Com. Produttori Rai: Alessandra Ottaviani, Daniela Troncelliti. Produttore Duea: Antonio Avati. Case di Produzione: Rai Fiction, Duea Film. Costumi: Maria Fassari. Scenografia: Federico Carducci Calò. Suono in Presa Diretta: Piero Parisi. Genere: Drammatico. Durata: 90’. Prima TV: Rai Uno, 29 maggio 2018, ore 21.15. Interpreti: Greta Zuccheri Montanari (Dony Chesi), Saul Nanni (Marco Ghia), Lunetta Savino (Madre di Marco), Giulio Scarpati (Padre di Dony), Ambra Angiolini (Madre di Dony), Andrea Roncato (Padre di Marco), Alessandro Haber (Psichiatra), Rita Caldana, Elisabetta Piermattei, Andrea Santonastaso, Paola Lavini.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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