Insyriated (Film, 2017)

Il titolo del film – Insyriated – è un gioco di parole che non ha un significato letterale ma che nelle intenzioni del regista e sceneggiatore belga Philippe Van Leeuw (al suo terzo lungometraggio) vuol dire bloccati in Siria, assediati in una casa mentre intorno esplodono bombe, cecchini sparano, violentatori seriali stuprano e bande di ladri organizzati depredano appartamenti.

Tutto ruota attorno all’energica padrona di casa Oum Yazan (Abbass) che cerca di tenere unita la famiglia mentre impazza la guerra, manca l’acqua, il cibo scarseggia e non si può uscire perché tiratori scelti appostati sui tetti uccidono chiunque si muova. In compenso non si è sicuri neppure restando asserragliati in casa con paletti di legno messi di rinforzo alle porte, perché nei paraggi si aggirano loschi individui che depredano e violentano.

Insyriated è un film molto teatrale girato – per ovvi motivi – a Beirut, città che in passato ha subito un destino simile a Damasco, ma che potrebbe essere stato realizzato in un teatro di posa, vista l’importanza delle sequenze girate in interni. Il set è ridotto ai minimi termini: un appartamento che si affaccia su un cortile bombardato, preso di mira da cecchini che sparano dai tetti. Importante la recitazione degli interpreti, davvero straordinaria, ricca di espressioni che mutano con il cambiare delle situazioni e che riescono a far immedesimare lo spettatore in una condizione di dolore e sofferenza, a tratti persino di paura angosciosa e disperazione. Insyriated è un film utile per capire che cosa rappresenta la guerra in Siria, in generale per avere cognizione di quanto sia orribile e devastante subire un conflitto bellico che non lascia sicuri neppure in casa propria. Nonostante tutto Oum Yazan (la bravissima Hiam Abbass) non vuole andarsene, per anni ha vissuto senza una casa, adesso che la possiede non permetterà a nessuno di togliergliela, perché spera che la guerra finisca.

Le esistenze degli abitanti dell’appartamento devastato da bombe e dolore sono introdotte da un incipit che mostra il vecchio patriarca fumare e osservare fuori dalla finestra, così come il film termina mostrando identica immagine. Un andamento circolare per descrivere una giornata di ordinaria follia, al termine della quale sappiamo qualcosa di più sui personaggi mentre si sono modificati i rapporti personali, passando da compassione a odio, per terminare in una disperazione consapevole e condivisa, grazie alla quale il regista fa capire che per il momento è impossibile mettere la parola fine al conflitto.

Insyriated è un film claustrofobico e angosciante che racconta con cupo realismo la guerra, immortalando il terrore negli sguardi dei protagonisti, rendendo palpabile il dolore della povera gente colpita negli affetti familiari, che lotta per trovare una via d’uscita. Tecnica di regia sopraffina, che passa da una suggestiva macchina a mano a inquietanti soggettive, spesso la storia è narrata dagli occhi dei più giovani e del bambino che ha un rapporto privilegiato con il nonno, altre volte seguendo le due donne – vere protagoniste della vicenda – e il modificarsi delle loro emozioni.

Premio Label Europa Cinemas e Premio del Pubblico Sezione Panorama al 67° Festival di Berlino. In Toscana si è visto solo a Pisa e a Firenze, in poche sale, mentre in provincia di Grosseto il merito di questa importante visione va tutto al piccolo Cineclub Tirreno di Follonica.

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Regia, Soggetto e Sceneggiatura: Philippe Van Leeuw. Fotografia: Virginie Surdej. Montaggio: Gladis Joujou. Musiche. Jean-Luc Fafchamps. Genere: Drammatico. Paesi di Produzione: Belgio, Francia, Libano. Durata: 88’. Distribuzione: Movies Inspired. Interpreti: Hiam Abbass,  Diamand Bou Abboud, Juliette Navis, Mohsen Abbas, Moustapha Al Kar, Mohammed Johad, Alissar Kaghadou, Ninar Halabi, Elias Katter.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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