Gli zeri incrociati

Finora avevamo assistito al triste balletto dei veti incrociati. Adesso assistiamo agli “zeri incrociati”. Di Maio: “Le possibilità di un accordo col centro-destra sono zero”. Salvini: “Quel che dice Di Maio per me è zero”. Non si accorgono di essere loro, di fronte al Paese, i veri “zeri”: in buone maniere, in intelligenza politica, in senso del bene comune.

Ma non c’è da stupirsi: costruire muri è più facile e divertente che costruire ponti e l’Italia è il Paese dei Guelfi e Ghibellini, chi non parteggia muore e le basi politiche sono per lo più fatte di fans scatenati. Quello che in altre democrazie è il normale gioco delle intese tra vecchi avversari attorno a programmi condivisi (vedi la Germania e persino la Spagna) da noi diventa inciucio, accozzaglia, maledetta teoria dei due forni.

Teoria dei due forni: di Andreotti sono stato per molto tempo collaboratore, ne ho sempre ammirato la lucidità e deplorato un certo cinismo, ma ha detto una verità assoluta: quando hai bisogno di pane (cioè, in questo caso, dei voti per governare), lo cerchi alle migliori condizioni. Che c’è di tanto scandaloso?

Il Financial Times ripone la sua fiducia in Mattarella. Certo, la sua saggezza è l’unica luce in tante tenebre. Ma quando poi prenderà una decisione, per favore non accusiamolo di cesarismo, come alcuni imbecilli hanno fatto per Giorgio Napolitano, la cui autorevole avvedutezza ha permesso al Paese di avere cinque anni di governo più o meno stabile. Se dovesse per caso favorire un accordo Di Maio-PD (difficile, va da sé, sulla carta), stiano zitte le prefiche della destra, i vari Feltri e Sallusti, pronti a stracciarsi sempre le vesti per chi non adora il totem Berlusconi.

Tra tanto infantilismo, tra tanti zeri, un po’ di andreottiano professionalismo, qualcuno coi numeri, dobbiamo pure averlo!

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