Giù le mani dai boschi italiani

Il Parco Nazionale dello Stelvio smembrato, la legge sui Parchi che i Parchi li indebolisce, il Corpo Forestale dello Stato chiuso, il territorio nazionale regalato alle ‘trivelle’; e ora, come se non bastasse, un decreto sul patrimonio boschivo che suggella una Diciassettesima Legislatura che rimarrà nella storia della Repubblica come un autentico disastro ambientale.

Contro lo schema di Decreto Legislativo in materia di Foreste e filiere forestali – nuovo Testo Unico delle Foreste o Nuovo Codice Forestale – in questi giorni all’esame del Consiglio dei Ministri, hanno firmato un appello 250 professori universitari di botanica e zoologia, a cui si sono rapidamente aggiunti docenti di selvicoltura, geologia, difesa del suolo, idraulica forestale e diritto ambientale. Fra i firmatari, lo zoologo Luigi Boitani, il botanico Franco Pedrotti, l’ecologo forestale Marco Carrer, fra i massimi esperti italiani di effetti del cambiamento climatico sulle foreste, e Marco Ferretti, capo dell’unità di ricerca sulla gestione forestale dell’istituto federale WSL della Svizzera. L’analisi degli esperti ha riconosciuto per l’ennesima volta l’intento anti-ambiente, stavolta ‘taglia-boschi’, fra le righe del testo, e chiede di smetterla con l’ipocrisia arrivata a volte a far passare per ‘ambientaliste’ o ‘scientifiche’ le iniziative di demolizione delle tutele e di sfruttamento delle risorse ambientali firmate dagli ultimi governi.

“La produzione di legna e legname dai boschi è un’attività economica fondamentale: non vogliamo certo eliminarla dal territorio”, spiegano i firmatari. “Ma se si vogliono rendere i tagli molto più facili per ragioni economiche, allora si abbia il coraggio di dirlo e si lascino perdere ragioni pseudo-scientifiche”, concludono i promotori dell’appello, che chiedono l’apertura di un tavolo interdisciplinare. E confidano nell’attenzione degli Italiani: il Comitato ha creato il gruppo facebook “Se i boschi potessero parlare – No al Testo Unico Forestale”, che già nei primi quattro giorni aveva raggiunto i 1.700 iscritti. “In questo panorama è assordante il silenzio di Parchi e Aree Protette nonché delle storiche associazioni ambientaliste nazionali, che sembrano essere in tutt’altre faccende affaccendate”.

Non tutte le storiche associazioni ambientaliste, però: almeno la Lipu si è schierata per l’ambiente, dichiarando che “il testo del decreto non convince, perché con esso le foreste vengono viste come mero serbatoio da cui attingere legname senza che si faccia cenno all’importante ruolo che esse svolgono a livello ecologico”. E dal Senato arriva un segnale autorevole: “Il decreto legislativo in materia di foreste, all’esame del Consiglio dei Ministri, non considera il ruolo fondamentale dei boschi per la tutela della biodiversità, la salvaguardia dell’assetto idrogeologico dei suoli e la prevenzione del cambiamento climatico e ne agevola il taglio” ha spiegato infatti Loredana De Petris, storica ambientalista, che sarà ancora presente in Parlamento come senatrice di Liberi e Uguali. “Chiediamo che il Consiglio dei Ministri sospenda l’approvazione del provvedimento per sottoporlo all’esame delle nuove Commissioni parlamentari che si formeranno dopo le elezioni”. Insomma, uscente Governo anti-Ambiente: giù le mani dai boschi italiani.

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[NdR – L’autore cura un Blog dedicato ai temi trattati nei suoi articoli]

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