Buona festa a tutte

L’8 marzo è una festa importante; non è solo mimose e cene con amiche, è molto di più. L’8 marzo vuol dire un lungo cammino fatto di passetti, passi consistenti, stop e ritorni alla partenza che hanno poco a poco cambiato un mondo vocato al maschile. Non bisogna interpretare queste righe etichettandole come un risultato del femminismo; è riduttivo, la lenta salita verso la parità con l’uomo è il risultato di un processo lento e inevitabile che porta alla considerazione della persona nella sua totalità, a prescindere dal sesso.

Certo, è stata un strada lunga e ancora non si è arrivati alla meta; ma tanto è stato fatto. Pensate che il 30 gennaio 1945 nella riunione del Consiglio dei ministri, come ultimo argomento, si discuteva del voto alle donne. La questione fu esaminata con poca attenzione ma la maggioranza dei partiti (a esclusione di liberali, azionisti e repubblicani) si dimostrò favorevole all’estensione. Il 1 febbraio 1945 venne emanato il Decreto legislativo luogotenenziale n. 23 che conferiva il diritto di voto alle italiane che avessero almeno 21 anni: le donne potevano votare e lo fecero per la prima volta il 2 giugno del 1946.

In occasione di questa giornata mi piace ricordare la prima donna laureata in Italia, Elena Lucrezia Corner Piscopia, nata a Venezia nel 1646. Quando Elena si iscrive all’università e arriva a compimento degli studi, apriti cielo! Gregorio Barbarigo, vescovo di Padova (lo hanno fatto pure santo) blocca tutto: la donna è inferiore rispetto all’uomo e non è capace di ragionamenti difficili, niente da fare, nessuna laurea. Ma il processo era iniziato ed Elena finalmente a 32 anni ottiene la laurea in filosofia.

Nel 1896 Maria Montessori diventa la prima dottoressa italiana. Immaginate quanto sia stato complicato, in un’epoca in cui la donna veniva cresciuta per essere una moglie e una madre, non poteva che aspirare ad avere un buon marito. E questo nelle famiglie abbienti. Le poveracce era già tanto se avevano da mangiare e magari trovavano lavoro come serve. La nostra storia recente è piena di donne coraggiose che hanno voluto sfidare la società per ottenere quello che era loro per diritto. E grazie a tante di loro che siamo dove siamo adesso. Penso a Tina Anselmi, la prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della Repubblica italiana. Parlamentare eletta nelle fila della Democrazia Cristiana, nel luglio del 1976 fu nominata titolare del ministero del Lavoro e della Previdenza sociale in un governo presieduto da Giulio Andreotti.

E come non ricordare la Partigiana Chicchi, Teresa Mattei; a lei si deve l’uso della Mimosa come simbolo della donna. Ce ne sono tante nel nostro passato e noi festeggiando l’8 marzo, le festeggiamo tutte ringraziandole del loro coraggio, della loro perseveranza che ha spianato la strada a tutte le generazioni a venire. Perché essere donna è un valore aggiunto. Buona festa a tutte noi!

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