Ballad in Blood (Film, 2016)

Ruggero Deodato torna dietro la macchina da presa dopo 23 anni. Ballad in Blood è del 2016, non si tratta di una data di uscita perché il film non ha ancora trovato una distribuzione. Il soggetto di Ballad in Blood fa riferimento al caso di Meredith Kercher, studentessa uccisa a Perugia nel 2007 in circostanze non ancora chiarite. Deodato parte dal caso reale, che ambienta a Orvieto, tra studenti dediti a festini eccessivi che convivono con gruppi di schizzati punk che sembrano i guerrieri della notte. Il film è stato ritenuto di interesse culturale – forse per merito dell’ambientazione a Orvieto e per alcune riprese che immortalano le bellezze artistiche della città umbra – e gode della partecipazione economica del Mibact.

Attori molto bravi e ben diretti da Deodato, che si dimostra regista di grande esperienza, adatto a lavorare con i giovani e su un argomento molto contemporaneo.  Carlotta Morelli è bravissima come infernale dark lady, sensuale e malvagia al tempo stesso, seducente e crudele, angelo della morte e conturbante icona erotica. Bravo anche Gabriele Rossi, sempre strafatto e sopra le righe, in preda ai fumi dell’alcol e della droga, che vaga come un’anima perduta per le strade della città umbra. Edward Williams è credibile nei panni del colossale Duke, sciocco quanto forte e violento, un bambinone con poco sale in zucca e una grande forza fisica che vive spacciando cocaina e hascisc.

Riprese a settembre 2015, per meno di un mese (tre settimane e tre giorni), perché il budget è modesto, tra esterni a Orvieto (molte sequenze nel Pozzo di San Patrizio) e interni negli studi De Paolis. Colonna sonora a base di musica sintetica e tecno, adatta al tipo di pellicola, curata da Claudio Simonetti, fondatore dei Goblin e collaboratore abituale di Dario Argento. Tra i brani che fanno parte della colonna sonora ricordiamo Sweetly, composto dal grande Riz Ortolani, grazie alla cortesia di Katyna Ranieri che ne ha concesso l’utilizzo.

Il film è un’opera in nero, tra schizzi di sangue e sesso, eccessi inimmaginabili che la renderanno difficilmente distribuibile in Italia, cupa, claustrofobica, angosciante, costellata di personaggi negativi e senza speranza di redenzione. Lo stile di Deodato si nota soprattutto in questa caratterizzazione: i veri cannibali sono gli studenti, i giovani universitari che approfittano di un Erasmus per darsi a vizi – persino demoniaci e satanisti – conditi di droga e sesso. Ballad in Blood è un film agghiacciante, realizzato in notturni gelidi, cupi e oscuri, che ricordano il vecchio cinema postatomico e le pellicole dei guerrieri della notte. Lo stile di Deodato si apprezza, pur se non a livello dei tempi migliori, nella confezione di una storia nera senza vie di scampo che coinvolge lo spettatore nelle turpi macchinazioni di una donna satanica. Film irrimediabilmente condannato a un divieto ai minori di anni 18 che lo vedrà costretto a una circolazione limitata, forse solo nei festival internazionali, di sicuro mai nei circuiti televisivi.

Il film presenta alcuni aspetti negativi nella sceneggiatura, così come la psicologia dei personaggi resta a livello di fumetto nero (ma forse Deodato voleva mostrare il vuoto interiore di certi giovani), per non parlare della suspense che in alcune sequenze latita. Tutto questo si perdona perché il regista mostra una tecnica sopraffina, racconta una storia immorale per lunghi flashback, riprende in primissimi piani orge sfrenate, fotografa un racconto realistico che profuma di horror truculento alla Fulci e persino di droga movie alla Caligari.

Ballad in Blood è in gran parte girato in claustrofobici interni, molta macchina a mano, diverse soggettive inquietanti, molte scene spinte in primo piano, sottolineate dalla musica volutamente fastidiosa di Simonetti. Un mix di macabro e di sensualità che mette in primo piano la bravura di Carlotta Morelli, eccitante e conturbante, demoniaca e sensuale. Ricordiamo la sequenza finale quando Duke uccide Jacopo e la dark lady – vera e propria mente perversa di tutta la faccenda – si abbevera del sangue che sgorga copioso dal collo del compagno. Straordinaria la sequenza finale con la perversa protagonista che danza in mezzo ai cadaveri mentre una musica triste si diffonde da un giradischi. Finale cimiteriale, cupo come l’intera narrazione filmica, che ricorda le ultime sequenze del Salò (1975) di Pasolini con i militi fascisti che danzano mentre intorno a loro tutto è morte e desolazione.

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Regia: Ruggero Deodato. Soggetto: Ruggero Deodato. Sceneggiatura: Ruggero Deodato, Jacopo Mazzuoli, Angelo Orlando. Fotografia: Mirko Fioravanti. Montaggio: Daniel De Rossi. Suono: Vittorio Melloni, Claudio Marani. Mixage: Francesco Tumminello. Costumi: Loredana Paletta. Scenografi: Paolo Innocenzi, Barbara Sgambellone. Musiche: Claudio Simonetti. Brani Musicali: Flying like an angel (Simonetti – Imevbore), Fasan techno, Techno train, Sweetly (Riz Ortolani, Katyna Ranieri). Produzione: Bell Film srl di Massimo Esposti, Mibact. Produttori: Pietro Innocenzi, Umberto Innocenzi, Massimo Esposti. Produttore Esecutivo: Raffaele Mertes, Pietro Innocenzi. Assistente alla Regia: Mirko Urania. Effetti Speciali: Paolo Galiano, Fabio Unger. Esterni: Orvieto. Interni: Studios srl.  Interpreti: Carlotta Morelli (Lenka), Gabriele Rossi (Jacopo), Noemi Smorra (Elizabeth), Edward Williams (Duke), Rogert Garth (Arden), Rita Rusciano, Saverio Deodato, Ernesto Marieux (Leo), Ruggero Deodato (professor Roth), Christiane Grass (donna anziana), Carlo Grossi (Lorenzo), Graziano Scarabicchi, Adriano Paris, Emiliano Martellini (amici di Remo), Mattia Biritognolo, Gianluca Adami, Mirko Delli Poggi (ragazzi in auto), Federico Mandini, Flavio Lovisa (netturbini), Rebecca Di Maio (ragazza sulla croce).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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