Cronache dai Palazzi

“Se non ci saranno i numeri, si tornerà a votare”. Sono di questo avviso Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, ma anche Matteo Salvini e Pier Carlo Padoan presuppongono nuove elezioni qualora nessuna forza in campo riuscisse ad ottenere la maggioranza.

“Renzi e Berlusconi trovano una reciprocità tra loro, ma noi no”, ha affermato a sua volta il leader di LeU, Pietro Grasso, mentre Giorgia Meloni ha organizzato una manifestazione anti-inciucio per il 18. Renzi, nello specifico, continua a sostenere che “il Pd non farà nessun inciucio” ed esclude, nel contempo, un governo “con gli estremisti e i populisti” (Lega e Cinquestelle) ma non con Berlusconi che invita, tra l’altro, a “cambiare insieme senza polemiche il trattato di Dublino”, sui migranti.

Il Quirinale prende le distanze dalle discussioni tra i partiti in campo, e nel suo ruolo neutro e neutrale non formula giudizi di merito. L’obiettivo del Colle è assicurare stabilità e far sì che il Paese abbia un governo dopo le elezioni di marzo. In questo contesto, il Quirinale ricorda che in molte altre occasioni è stato formato un governo anche quando le condizioni sembrano impossibili e non è mai accaduto che, all’indomani delle elezioni, non si sia raggiunto un accordo per un nuovo governo nelle aule parlamentari.

Si auspica quindi che già il 23 marzo, primo giorno del nuovo Parlamento, l’atmosfera sia delle migliori. Il primo passo della nuova legislatura sarà eleggere i presidenti di Camera e Senato. L’elezione del presidente dell’aula di Montecitorio si trasformerà, in sostanza, nel laboratorio che dovrà elaborare una nuova alleanza di governo. Sulle orme delle elezioni dei presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama il presidente della Repubblica svilupperà le proprie decisioni. Fonti del Quirinale hanno reso noto che il capo dello Stato affiderà l’incarico di formare una nuova squadra dell’esecutivo non al leader del maggiore gruppo parlamentare (secondo i sondaggi la competizione è soprattutto tra Pd e Cinquestelle) ma a chi, a ridosso delle consultazioni, avrà più possibilità di portare avanti l’esperienza di governo.

Peserà sul da farsi anche la situazione economica e finanziaria; Pier Carlo Padoan ha dichiarato che non ci sarà “nessun rischio per i mercati finanziari se vincono le forze non populiste”. Ovviamente incideranno sul panorama italiano e sulla formazione del nuovo governo anche gli equilibri europei e il nuovo governo tedesco che dovrebbe essere già partito.

A proposito di rapporti con la Germania, in visita a Berlino, il premier Gentiloni ha espresso un “discorso sull’Europa” nel più antico ateneo berlinese, la Humboldt-Universität: “Dopo l’inverno dello scontento è il tempo dell’ambizione europea”, ha affermato il presidente del Consiglio. La congiuntura economica positiva rappresenta a sua volta una condizione necessaria ma non sufficiente. L’Europa deve avere un’ambizione “politica”.

Per risolvere i problemi reali occorre fare delle scelte e “questa meravigliosa costruzione politica” – così il nostro premier ha definito l’Unione europea – deve “evitare il rischio di essere definita in futuro gigante economico ma nano politico”. “Portare a testa alta il modello europeo contro il risorgere del nazionalismo” è, inoltre, un altro obiettivo chiave da perseguire insieme agli altri leader europei.

Nel mondo contemporaneo si percepisce una chiara “domanda d’Europa”, in quanto l’Ue è chiamata ad intervenire su temi chiave come il cambiamento climatico, i flussi migratori o il commercio internazionale. In questo contesto, secondo Paolo Gentiloni, Francia, Germania e Italia “hanno una responsabilità non esclusiva ma speciale”. Il nostro presidente del Consiglio rispondendo ad alcune domande ha inoltre specificato che “per quanto riguarda il giudizio sull’Italia, non bisogna mai confondere la frequenza dei cambi di governo con la stabilità delle scelte”. Il nostro Paese ha da sempre una vocazione europeista, atlantica, libera e democratica, “mostrando coerenza sulle scelte di fondo e grande affidabilità”.

Infine, occorre lavorare affinché il 4 marzo “ci sia un risultato improntato alla stabilità e all’Europa in Italia”. Gentiloni non vede invece di buon grado una nuova tornata elettorale, qualora dalle urne non esca un chiaro vincitore, soprattutto per i rischi che l’Italia correrebbe sui mercati. L’instabilità dell’Italia verrebbe certificata da nuove elezioni che si dovrebbero svolgere, per di più, con la stella legge elettorale che avrebbe prodotto lo stallo.

In definitiva, a proposito delle elezioni del 4 marzo, di fronte ai docenti e agli studenti dell’università berlinese, il premier Gentiloni ha auspicato una certa “continuità” nel pieno rispetto delle scelte degli elettori. Sondaggi e previsioni presuppongono che dalle urne non fuoriesca una maggioranza concreta; resta comunque molto alto il numero dei cosiddetti “indecisi” che potrebbero cambiare il volto dei risultati.

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