La Rivolta delle mutande

La cominciano a chiamare la Rivolta delle mutande, perché non c’è argomento migliore per fare battute. Da quando è stata scoperta l’acqua calda, sono uscite valanghe di denunce che sembrano inarrestabili.

Francamente, ho seguito poco la cosa, mi è sembrata come sempre esagerata e francamente priva d’interesse. Mi dispiace per le donne che hanno subito violenza ma non le vedo vittime piuttosto complici; chi è stato al cospetto del predatore voleva qualcosa, e ottenerlo aveva un costo. Sono fatti loro. Credo che questa violenza, la mancanza di un codice etico, sia spendibile per tutti i sessi; prevaricare è nella natura umana; scendere a compromessi , anche.

Certo è che ne esce un quadro desolante; pare che ogni giorno ci sia un nuovo mostro. Ma la macchina dello show continua; al Golden Globe tutti vestiti di nero per protesta e intanto le procure di Hollywood sembrano non riescano a stare dietro alle denunce.

I morti viventi son già tanti: ex potentissimi produttori e registi, attori che hanno vinto Oscar, chiunque avesse la zip facile è stato maledetto, nulla ha contato se i loro nomi si sono legati a film indimenticabili. Gli americani periodicamente devono rammentarsi le origini; ritornato i puritani della porta accanto, tutti  bandiera dio e hamburger.

Così Hollywood si sta sgretolando. Sembra che alcuni Procuratori di Los Angeles stiano creando una task force in grado di valutare la valanga di accuse di abusi sessuali nell’industria dell’entertainment. L’avvocato distrettuale Jackie Lacey ha dichiarato che la task force includerà procuratori specializzati, veterani di crimini sessuali, tutti al lavoro per riesaminare i casi.

È un lavoro enorme per ora solo all’inizio: il Titanic ha iniziato il suo viaggio verso l’iceberg.

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