Picasso e l’Italia

Roma – Guernica è forse il suo quadro più famoso, reperibile su tutti i libri di testo relativi alla storia dell’arte o più semplicemente di storia, un grido di sofferenza e disperazione che rappresenta la distruzione causata dalla guerra (quella civile spagnola da lui vissuta). Questo quadro, e le opere che diedero origine al cubismo, ci svela la natura sensibile di Picasso e come fosse cupo e spigoloso il suo mondo, ma non ci racconta tutto di lui; per scoprire un altro capitolo della vita dell’artista dobbiamo esplorare il suo periodo italiano che va dal 1915 al 1925, anni che trascorse tra Roma e Napoli per realizzare Parade,  immensa tela lunga 17 metri e alta 11, per l’omonimo balletto su musica di Satie.

Grazie a questo viaggio, Picasso scopri l’arte classica italiana, oltre alle bellezze storiche ed architettoniche locali, fu tanto colpito da abbracciare completamente le morbide curve del classicismo, come gli suggerivano le opere del Bernini o i dipinti di Pompei.

In occasione dei 100 anni dal suo viaggio in Italia, grazie a MondoMostre Skira e Ales spa con la partecipazione delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, aprono le porte delle Scuderie del Quirinale e di Palazzo Barberini per la mostra Picasso. Tra Cubismo e Classicismo 1915-1925.

Questa esposizione, curata da Olivier Berggruen e Anunciata von Liechtenstein, rappresenta un doppio omaggio a Picasso nel suo periodo più felice, ricco di colori e forme morbide, da un lato, e all’Italia vista con gli occhi dell’artista catalano. Fino al 21 Febbraio 2018 sarà possibile ammirare presso le sale delle Scuderie del Quirinale più di cento capolavori tra tele, gouaches e disegni, in più fotografie, lettere autografe e altri documenti, una mostra che ha visto il coinvolgimento di ben 38 prestatori di tutto il mondo tra cui musei di fama internazionale (Musée Picasso, Centre Pompidou di Parigi,  Tate di Londra, e ancora il MoMa, il Metropolitan Museum e sono solo alcuni).

Qui si potranno ammirare alcuni dei dipinti più belli e gioiosi di  Picasso come il Ritratto di Olga in poltrona (1918), Arlecchino (Léonide Massine) (1917), Natura morta con chitarra, bottiglia, frutta, piatto e bicchiere su tavolo (1919), Due donne che corrono sulla spiaggia -La corsa (1922), Il flauto di Pan (1923), Saltimbanco seduto con braccia conserte (1923), Arlecchino con Specchio (1923), Paulo come Arlecchino (1924), Paulo come Pierrot (1925).

Opere da cui emerge chiaramente l’influenza del classicismo italiano, anche se resta riconoscibile il tratto distintivo tipico di Picasso, la comparsa dei colori e le sfumature delicate lasciano percepire un cambiamento positivo nella vita dell’artista, cambiamento dovuto all’incontro con la ballerina russa Olga Khokhlova, che divenne sua moglie, durante i lavori ai costumi ed alle scene del Ballets Russes di Diaghilev, che si teneva a Roma.

Il colpo d’occhio più bello si ha presso Palazzo Barberini dove, nel grandioso salone affrescato da Pietro da Cortona,  troviamo esposto per la prima volta a Roma il sipario dipinto per Parade, il balletto per il quale Picasso aveva intrapreso il suo viaggio in Italia e che stravolse, come affermò il critico Apollinaire, non solo le idee degli spettatori ma soprattutto il pensiero e la futura produzione di Picasso.

Questo progetto, allestito dallo Studio Selldorf di New York, permette di scoprire un Picasso del tutto nuovo e ci consente di rivalutare, qualora ancora non lo avessimo fatto, le bellezze artistiche della nostra terra. Carmen Gimenez, Laurent Le Bon, Brigitte Léal, Valentina Moncada, Bernard Ruiz Picasso e Gary Tinterow, hanno formato un comitato scientifico di tutto prestigio che lavorando all’unisono è riuscito a regalarci una grande mostra.

Come ogni grande ed eccezionale mostra, anche questa è corredata da catalogo, pubblicato da Skira, ampiamente illustrato con testi dei curatori e di alcuni tra i maggiori studiosi di Picasso e dei Ballets Russes, tra cui Cécile Godefroy, Sarah Woodcock e Silvia Loreti.

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1 Commento per "Picasso e l’Italia"

  1. Maria Teresa La Vitola | 12 novembre 2017 a 18:30:42 | Rispondi

    Complimenti per l’articolo, ricco di notizie e passione che emerge con un crescendo stuzzicando la curiosità del lettore, rendendo imperdibile la mostra. Brava

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