Green Economy, cresce nel mondo

Green Economy, l’Europa resta leader mondiale, ma ora è la Francia a guidarne la marcia. La Cina è in stallo, ma mira a crescere. L’economia degli Stati Uniti punta molto sul ‘green’ nonostante le politiche di Trump. E la ‘sfida’ dell’economia sostenibile è, a sorpresa, proprio nel nostro Paese: dove da una parte si è appena tenuta una convention come gli Stati Generali della Green Economy – organizzata a Rimini dal Consiglio Nazionale della Green Economy in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dello Sviluppo Economico e la Commissione Europea, con il supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – ma dall’altra la green economy è solo raramente nell’agenda dei politici; tanto che Edo Ronchi, figura storica dell’ambientalismo italiano e membro del Consiglio Nazionale della Green Economy, durante i lavori degli Stati Generali ha potuto affermare solo che “abbiamo registrato una positiva disponibilità degli esponenti delle forze politiche ad aprire un dialogo sul programma di transizione alla green economy. Ci proponiamo di proseguire su questa strada per far sì che la green economy entri nei programmi dei partiti politici in vista del prossimo appuntamento elettorale”. Confermando la dicotomia fra un ‘Paese reale’ in corsa e all’avanguardia con una maggioranza di imprese e consumatori ‘green’, ed una classe dirigente che è timida e lenta, e che quanto a cultura economica è rimasta ormeggiata alle trivelle.

Il dato ‘tecnico’ mondiale tuttavia è positivo: nel 2016, per il terzo anno consecutivo, le emissioni e la produzione di gas serra non sono aumentate, la capacità di generazione elettrica da fonti rinnovabili è raddoppiata rispetto al 2000, ed il ‘green economy progress’, indicatore dell’Unep che valuta i progressi degli Stati in green economy, vede il 79% dei Paesi in avanzamento e il 21% in stallo, tra cui la Cina. Prima in classifica l’Europa, che ha conseguito con anticipo gli obiettivi del pacchetto di misure per il clima al 2020, anche se nel nuovo pacchetto al 2030 ha identificato target che difficilmente consentiranno di centrare l’obiettivo di riduzione dei gas serra del 40% e che dovranno essere rivisti per dare attuazione all’Accordo di Parigi. Ma l’Europa è al lavoro anche su una nuova direttiva sui rifiuti e sulla circular economy, che ha l’obiettivo ambizioso di rendere l’economia europea la più efficiente del mondo nell’utilizzo delle risorse, più green e più competitiva. L’Europa è al lavoro anche sulla tutela del capitale naturale, visto che il 66% delle specie e il 77% degli habitat europei sono in un cattivo stato di conservazione, peggiorato dagli effetti del cambiamento climatico in atto. Sarebbe importante se nella legislazione su questi temi entrassero nuove norme contro la piaga, ormai ‘europea’, degli incendi.

A sorpresa, per chi considera solo le dichiarazioni del presidente Trump, gli Stati Uniti continuano a essere leader mondiale nella produzione di biocombustibili e nelle tecnologie per l’efficienza energetica. Le emissioni di green bond nel 2016 sono state 80 volte superiori a quelle del 2012, raggiungendo la cifra di 38,4 miliardi di dollari. “L’economia mondiale – ha detto Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – ha ormai intrapreso la strada green, anche se il presidente Trump non se ne è accorto: i numeri della green economy negli Usa sono infatti molto più alti di quelli della brown economy da lui difesa”.

Economia da una parte, politica dall’altra: situazione simile a quella del nostro Paese e di altre aree del mondo, dove la resistenza al cambiamento da parte della ‘vecchia economia’ resta ormai legata non a fattori economico-produttivi o sociali,  ma al livello politico delle decisioni.

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[NdR – L’autore cura un Blog dedicato ai temi trattati nei suoi articoli]

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